MUGELLO – “Da almeno dieci anni si parla di questi invasi e adesso la nuova emergenza idrica è un ulteriore riprova della loro necessità. Noi agricoltori ed allevatori abbiamo dato appoggio e collaborazione, sono stati fatti studi, progetti ed anche finanziamenti, ma poi alla fine dei conti non è stato fatto nulla. Come a Paterno che stavano partendo i lavori ed è stato bloccato tutto. Il risultato poi si vede…si renderanno conto. Anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Marco Remaschi è conscio del bisogno di questi laghi. Una volta costruiti potremo lavorare sul modernizzare le strutture di irrigazione. Insomma, in una zona come il Mugello, una valle ricca di fiumi, non dovrebbe essere difficile, no?”: parole amare, quelle di Adriano Borgioli, allevatore mugellano, a proposito del progetto di realizzazione di una serie di laghetti per accumulare riserve idriche da utilizzare nei periodi estivi.
Un progetto che esiste da tanti anni, previsto e addirittura finanziato dagli accordi dell’alta velocità. Ma rimasto drammaticamente sulla carta. All’inizio erano previsti più di dieci piccoli bacini, poi ridotti a otto, sette tra le valli dei torrenti Bosso e Bagnone e uno nel bacino del torrente Capannaccia, nei comuni di Borgo San Lorenzo e di Scarperia e San Piero. Se ne parla almeno dal 2007, ma ancora non siamo a niente. Ritardi su ritardi. L’allora Provincia di Firenze doveva fare i progetti, la Comunità montana le gare. La Regione Toscana è rimasta a guardare, i comuni mugellani interessati son rimasti silenziosi.
Un progetto definitivo delle opere fu approvato dall’Unione montana dei Comuni del Mugello nel settembre 2012, e nel novembre 2013 quello esecutivo per i lavori di “opere idrauliche di fondovalle, Lotto 3 Pergola A, Pergola B, Pergola C e Tabernacolo”, per un costo complessivo di circa 4 milioni di euro. Degli altri, pur previsti non c’è neppure notizia.
In verità nemmen di questi, perché siamo nel 2017, e di invasi non ne è stato realizzato neppure uno. Incommentabile.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 giugno 2017




1 commento
Già nel 1978 fu proposto il “Progetto pilota per la sistemazione del bacino dell’Arno” per difendere Firenze dalle piene e per la regolamentazione dell’acqua, e la difesa della sua qualità, attraverso la costruzione di ben 23 invasi.Negli anni ’80 gli invasi erano diventati 11, ma nessuno di questi era stato ancora appaltato. L’approvazione del lago di Bilancino, con i 213 miliardi del CIPE,costituì il primo passo verso la realizzazione di questo progetto. Peccato poi che il costo complessivo molto maggiore, il processo istruito agli amministratori e tecnici regionali (le “pietre d’oro) con la conseguente sfiducia che i cittadini dimostrarono, e le polemiche politiche che ne seguirono, consigliarono la Regione ad abbandonare l’idea della costruzione degli altri bacini, e ad abbracciare il concetto delle casse d’espansione, molto meno costose. Il problema delle casse d’espansione, è che sono parzialmente utili quando c’è molta acqua….ma se non piove, sono inutili. Avremmo fatto meglio a proseguire nella costruzione degli invasi, invece di dar retta a polemiche sterili, visioni politiche interessate, campagne informative (o disinformative..) che acuirono le miopie dei cittadini .