BARBERINO DI MUGELLO – Un territorio in crescita, il Mugello, che ogni giorno necessita sempre di più di servizi ed assistenza. Di questo, e di altro, abbiamo parlato con Anna Gianassi, Governatore della Misericordia dei Santi Sebastiano e Rocco di Barberino.
Qual è la storia di questa Misericordia? Come opera? La Misericordia di Barberino si è ristrutturata intorno agli anni ’80. Prendendo atto della situazione del territorio per circa 30 anni si era occupata principalmente dei servizi funebri, mentre di quelli sociali e sanitari si occupava la Pubblica Assistenza. Intorno al 2000, visto che sono cambiati i bisogni oggettivi di una società che negli anni si è fortemente modificata, abbiamo avviato uno studio delle necessità del territorio in maniera scientifica, facendoci guidare da esperti, per poi affrontare un percorso di sei mesi nel quale abbiamo cercato di mettere a fuoco la realtà del paese ed i nuovi bisogni. A quel punto abbiamo preso la decisione di dedicarci anche alle tematiche sociali. Quindi abbiamo avviato, con alcuni volontari formati appositamente, e in collaborazione con la Società della Salute ed i servizi sociali del Comune, un percorso di avvicinamento ai bisogni sociali e quindi ad anziani parzialmente, temporaneamente o permanentemente non autosufficienti, disabili e nuove povertà. Abbiamo costituito un gruppo di giovani che più volte la settimana, se non tutti i giorni, visitano queste persone dedicandosi ad accompagnarli a fare la spesa, una passeggiata o comunque nelle piccole commissioni che non sarebbero in grado di fare autonomamente.
Sempre dal punto di vista sociale, quali sono i bisogni emergenti? I bisogni che avevamo riscontrato anni fa permangono. Gli anziani sono sempre più soli ed hanno sempre più necessità di qualcuno che quotidianamente, ma anche solo 2 o 3 volte la settimana, svolga determinati servizi. Negli ultimi tre anni abbiamo riscontrato un aumento della povertà. Abbiamo incrementato, infatti, la consegna di pasti a domicilio non solo per chi non è in grado di prepararsi un pasto ma proprio di procurarselo. Queste realtà sono in crescita esponenziale e non si tratta più di pagare le bollette ma di far loro la spesa perché altrimenti non mangerebbero.
Tornando alla Misericordia. Com’è cresciuta negli anni? Bene. Adesso abbiamo tre dipendenti, due amministrativi ed un autista, circa 60 volontari formati appositamente e 14 mezzi, di cui 5 attrezzati, un carro ed un furgone funebre, e qualche vettura. Tra i volontari ci sono quelli che riescono a venire qualche volta al mese ma anche quelli che prestano servizio tutti i giorni e grazie a loro riusciamo ad essere presenti sul territorio. Inoltre possiamo contare sulla collaborazione con la Società della Salute, il Comune e la Coop, per quanto riguarda la spesa.
Non sarà stato un percorso tutto “rose e fiori”…. No, decisamente. Nel 2004 avevamo solo una piccola Punto donataci dal Credito Cooperativo del Mugello. Piano piano ci siamo organizzati sia per la formazione del personale che dell’attrezzatura. Il primo veicolo che abbiamo acquistato è un mezzo attrezzato per il trasporto dei disabili, con non poche difficoltà perché nel sociale non ci sono risorse, tutto è gratuito. Piano piano, insieme alle istituzioni abbiamo potuto fare delle convenzioni che ci hanno permesso di allargare l’ambito dei servizi e qualche risorsa in più per attrezzarci.
E quali sono le iniziative che fate? Dipende. Sono divise tra quelle fatte in ambito sociale e quelle dedicate ai volontari. Per quanto riguarda le prime abbiamo organizzato la “festa dei nonni” ai quali dedichiamo una messa, un pranzo e poi a seconda dei casi una giornata a teatro o di giochi; e poi un giorno la settimana ci sono gli incontri con gli anziani, abbiamo pubblicato un libro, “Le mani nel tempo”, in cui abbiamo raccolto la memoria personale di queste persone per mantenere quella collettiva, ed è un progetto importante a cui teniamo particolarmente. Poi organizziamo mostre, quest’anno sono state tre, relative alla vita di paese per dare al tessuto sociale la possibilità di conoscersi, sentendosi parte integrante del paese e, magari, per far nascere la voglia di aiutarsi un pochino di più.
Poi ci sono le iniziative dedicate ai volontari, con incontri settimanali per fare in modo che abbiano la possibilità di stare insieme, non solo per bere e per mangiare, ma per confrontarsi tra loro e con i progetti della Misericordia, ci sono tanti ambiti in questo territorio che non conosciamo e per questo abbiamo bisogno di confrontarci. Inoltre durante l’anno sono sempre attivi i corsi di formazione.
Ultimamente avete aperto ad un nuovo servizio di 118, che fino ad ora è stato svolto dalla Bouturlin… Ed è ancora così. Qualche anno fa abbiamo deciso, guardando ai bisogni del territorio di integrare questo servizio. Ci è stata donata una piccola ambulanza, grazie alla quale abbiamo iniziato a fare qualche servizio sanitario. Il territorio è grande e ci sono molte case sparse e vedevamo arrivare mezzi da Misericordie ed associazioni di Comuni limitrofi, come Calenzano, per questo ci siamo domandati se non fosse il caso di attrezzarci meglio per contribuire direttamente al servizio di trasporto sanitario. Così abbiamo iniziato a svolgere questo servizio, non solo in paese, cercando di riuscire ad integrare quel servizio importante che a Barberino ha sempre fatto la Pubblica Assistenza. Per 5 giorni la settimana, quindi, facciamo il “pre notte”, dalle 20.00 alle 24.00, con personale formato, diamo la disponibilità per il 118.
Non si tratta, quindi, di una sovrapposizione con i “cugini” della Bouturlin? Noi collaboriamo con la Pubblica Assistenza, anche perché hanno tutto da insegnarci. Però neanche loro riescono a far fronte a tutti i bisogni del territorio, considerando che gli altri Comuni non sono molto attrezzati e non riescono a rispondere a tutte le necessità che si presentano. Per esempio San Piero ha delle difficoltà a muoversi e, qualche volta, anche Scarperia. Questo vuol dire, e le nostre indagini ce lo hanno confermato, che nel territorio c’è ancora bisogno di mezzi di primo soccorso e noi proviamo a dare una risposta a questa necessità. Non per niente abbiamo formato tante persone, fatto trainer, corsi per l’uso dei defibrillatori e molto altro. Da un punto di vista delle risorse umane ci stiamo attrezzando. Spero che, con un altro po’ di tempo, saremo in grado di aiutare le altre associazioni a svolgere meglio questo servizio.
Avremo fatto le scelte giuste? Il territorio ha altri bisogni che ancora non abbiamo preso in considerazione? Noi siamo piccini ma ci sforziamo di crescere per diventare più puntuali e precisi. Ci riusciremo? È una sfida!
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 ottobre 2017

