SAN PIERO A SIEVE – Prima del suo trasferimento, a Don Antonio Cigna, prima co-parroco a Vicchio, poi pievano a San Piero a Sieve abbiamo rivolto alcune domande: una sorta di saluto al Mugello, e anche una riflessione sulla sua lunga esperienza nelle comunità mugellane.
Per cominciare, ci racconti un po’ di te?
Sono nato a Firenze nel 1962 in una famiglia monoreddito da una mamma ricca di fede e spiritualità elevatissima (davanti alla sua fede la mia, sebbene io sia un sacerdote, diventa piccola piccola) e da un babbo dedito a fare tanti straordinari ma anche impegnato nell’attività sindacale.
Ho iniziato intorno ai sedici anni ad essere un giovane in ricerca, intorno ai diciassette anni ho maturato, grazie al mio confessore (don Ernesto del Preziosissimo Sangue che ora penso in paradiso), il forte desiderio di essere come Dio voleva e di fare quello che Lui voleva. Questo atteggiamento interiore mi accompagna ancora oggi e tutti i limiti che ho non scalfiscono questa attitudine ad essere come il Signore vuole.
Dopo l’ordinazione sacerdotale (1987) sono stato per quattro anni viceparroco a Coverciano (Santa Caterina da Siena a Coverciano), ma nell’autunno del 1991 il cardinale Piovanelli attuò uno dei suoi colpi a sorpresa per i quali era famoso: inviò in Mugello due sacerdoti giovanissimi, don Giuliano e io che avevamo allora soltanto 29 anni, con l’inedito ruolo di “co-parroci” a formare la prima Unità Pastorale della Diocesi, riunendo le Parrocchie di Vicchio, Caselle e Cistio. Negli anni che sono seguiti si sono aggiunte all’Unità Pastorale anche Villore, Vespignano e S.Maria a Vezzano, finendo per ricomprendere l’intero territorio comunale di Vicchio.
Nel 2007 mi sono trasferito dedicandomi alla cura delle comunità di San Piero a Sieve e Campomigliaio dove ho passato undici anni di intenso impegno culminati nell’entusiasmante esperienza del Millennio della Pieve di San Piero a Sieve. Sono stati anni nei quali il Signore mi ha concesso la grande grazia di lavorare con i giovani. In questi anni puntando su di loro ho vinto molte scommesse e ho vissuto tante gioie che non mi hanno fatto mai sentire il peso di una vita comunque impegnativa. Ora che per me è tempo di partire, lascio le comunità nelle mani di don Luca Carnasciali che gode della mia stima e cui dedico un grande abbraccio.
Negli ultimi sette anni ho svolto anche il servizio di Vicario, prima per il Mugello ovest e poi per l’intero Mugello, dopo l’unificazione in un solo Vicariato. Nell’interpretare questo ruolo mi sono orientato in funzione della comunione tra sacerdoti e diaconi, creando un ambiente di rapporti umani dove vi potesse essere confidenza e familiarità.
Dispaciuto per questo addio al Mugello e ai Mugellani?
Sono molto dispiaciuto di lasciare il Mugello e i suoi paesi, così diversi tra loro e così ricchi di umanità. Io, fiorentino di nascita, ho imparato ad apprezzare il paese perché è una vera scuola di socialità, dove si impara a confrontarsi con tutti e a non prescindere da nessuno. E ora, con le valigie in mano, mi trovo a voler dire che… “io sono mugellano”!
Cosa ti porterai nel cuore e cosa metterai nella tua valigia, di questa terra?
Nel mio cuore porto tutte le persone che amo e che a loro volta mi portano nel loro cuore. Un posto speciale lo hanno i giovani; i giovani di oggi ma anche i giovani degli anni ‘novanta e duemila. Con tutti loro ho condiviso e continuerò a condividere un pezzo di strada del camino della vita. Ma ci sono tante altre persone che non posso e non voglio dimenticare. A tutti loro dedico sentimenti di gratitudine, di stima e di affetto.
Hai vissuto qui per tanti anni. A tuo giudizio quali sono i maggiori pregi, e anche i principali difetti, di noi mugellani?
Ho piacere di dire alcuni pregi delle comunità che ho cercato di servire. A Vicchio ho riscontrato una caratteristica che può rendere eccellente una comunità civile: l’inclusività! I popoli di Vicchio sono accoglienti, voglio dire di più… sono inclusivi. La forte identità di cui godono potrebbe spingerli ad essere chiusi invece sono aperti e pronti a coinvolgerti se tu hai voglia di impegnarti nelle relazioni umane e nelle attività. I Campomigliaiesi sono schietti e sinceri, sono chiari e diretti nel cercare il confronto con chiunque e si prendono cura del loro paese. Ho riscontrato nei Sanpierini un piacevole livello culturale e la capacità di governare le situazioni portandole a buon fine, il Millennio della pieve ha rivelato anche un senso di appartenenza e una voglia di compartecipare che precedentemente parevano sopiti.
Volgendoti indietro, e sempre facendo riferimento ai tuoi tanti anni trascorsi qui, come è cambiata la Chiesa locale? E’ cresciuta la relazione tra le diverse parrocchie? O sono rimasti ancora i “campanili”?
Non credo che insistere sulla demonizzazione dei campanili sia utile, dobbiamo ricordare che il Mugello è formato anche da comunità piccole per le quali il senso di identità è vitale. In questo quadro ragionare in chiave di ottimizzazioni tramite accorpamenti sarebbe esiziale. Inoltre le comunità più grandi devono evitare di esercitare una sorta di “attrazione gravitazionale” sui componenti di quelle più piccole, acquisendo invece la consapevolezza di avere anche la funzione di appoggio e di capofila per le altre, soprattutto nel campo della formazione.
In questo senso diviene riferimento necessario l’operato di don Angelo Vallesi che ha saputo essere un fattore di crescita e comunione per molte delle persone che oggi concorrono a sostenere e guidare le parrocchie mugellane, agendo con grande rispetto per le comunità e per i loro parroci e divenendo fonte di arricchimento per tutti.
A tuo giudizio quali passi deve fare la comunità ecclesiale, per crescere ancora ed essere testimone autentica del suo Maestro?
Come già detto la Chiesa mugellana è composta di comunità diverse per tipologia, dimensionamento ed esperienza vissuta, devo quindi essere prudente e generico nel rispondere alla domanda.
In questo momento storico per essere testimoni si deve anzitutto stare sulla lunghezza d’onda dei sentimenti della gente, ma non è affatto facile parlare parlare all’uomo di oggi, così sottoposto a manipolazione dai mezzi comunicazione. All’uomo di oggi, che è costantemente indotto a ragionare “di pancia” dal sistema dei media, è difficile parlare con il cuore, ma noi abbiamo un linguaggio potentissimo a disposizione: la carità. A cominciare con le opere di misericordia consuete per arrivare a forme che magari devono essere ancora sviluppate.
Tu hai vissuto la fusione tra Scarperia e San Piero a Sieve. A posteriori, cosa ne pensi? Prevalgono vantaggi o ci sono ancora dei limiti?
Credo che per valutare compiutamente gli esiti della fusione tra San Piero e Scarperia si debba aspettare ancora qualche tempo. Intanto posso dire che in questi anni i cittadini hanno visto sciorinare una serie di interventi significativi ed economicamente rilevanti. Interventi che senza la fusione sarebbero stati impossibili.
Per parte mia non posso che fare i complimenti a chi ha pensato e realizzato questa fusione.
Un saluto ai Mugellani?
Evito di salutare, perché non ho intenzione di andar via del tutto e rinunciare ai miei amici e compagni di vita cristiana e nemmeno intendo rinunciare ai panorami del Trebbio o di Ampinana. Quindi nel mio non-salutare vi do appuntamento a quando ci incontreremo, magari a fare due passi sulla strada della chiesina di Spugnole, piccola gemma del romanico mugellano, o forse in Borgo San Lorenzo a fare commissioni e acquisti. Quindi a presto e… non mi dimenticherò mai che “io sono mugellano”. Il Signore vi benedica.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 ottobre 2018







2 commenti
Grazie Don Antonio per le belle parole riguardo alla tua esperienza pastorale in Mugello e grazie per aver riassunto in così breve spazio quella che è l’essenza di noi Vicchiesi. Noi tutti , fedeli e non.conserviamo di te un ricordo speciale e ricordiamo la cura e l’attenzione costante nel cercare di coinvolgere i giovanissimi ed i giovani nelle varie attività della parrocchia.Ricordo ancora , da mamma , le tue omelie profonde ma semplici e dirette ,in cui scendendo dal presbiterio coinvolgevi i bambini e ragazzi. Grazie davvero di essere stato nelle nostre comunità.Buona strada !Laura Lapucci
Carissimo Don Antonio mancherai anche a me che non sono tuo parrocchiano. Sono certo che ti “farai onore” anche con il nuovo incarico. Un abbraccio