
MUGELLO – Un cardinale argentino e un frate filippino. Uno scambio di parole, seppure poche. Evidentemente così toccanti da restare impresse nel ricordo di quell’alto prelato in seguito eletto papa. I nomi in questione sono quelli di Jorge Mario Bergoglio, allora cardinale, oggi Papa Francesco e Fra’ Anselmo Maria Marcos, frate francescano. E quest’ultimo da un paio di mesi è qui in Mugello ….
Tutto iniziò con un incontro, casuale, fra un cardinale argentino e un frate filippino, qualche anno fa. Poi le loro strade si sono separate. Uno è diventato il Papa, l’altro è rimasto un frate. Ed è stato lo stesso papa Francesco a ricordarne l’episodio in occasione dell’udienza concessa, il 10 giugno 2014, alla Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI), a cui appartiene Fra’ Anselmo. Di fronte agli studenti e ai formatori della congregazione stessa papa Francesco usò queste parole (testo ripreso dal resoconto della congregazione): “Io quando venivo a Roma e alloggiavo nella Domus Paolo VI, in via della Scrofa, venivo in Vaticano. Per tornare, in Via dei Coronari, c’è quella chiesina, quella piccolina, subito entrando, dietro alla porta, ho visto Santa Teresina che amo tanto e San Michele Arcangelo. E un giorno, al ritorno, quando ero solo, mi fermavo a pregare in essa Santa Teresina del Gesù Bambino e a pregare San Michele Arcangelo perché difendesse la Chiesa. Un giorno mi si avvicinò uno di voi, piccolino come il buon profumo. Non so se ho fatto una domanda, lui faceva le pulizie e io gli ho chiesto come si chiamava: Anselmo, filippino.”. Papa Francesco proseguì: “Mi ha dato tanto esempio di umiltà e diceva cose belle e l’umiltà di un frate mi fa tanto bene. Ho domandato due settimane fa dov’era, mi hanno detto che è in Nigeria.”. Poi concluse: “E se qualcuno vuole scrivere ad Anselmo, lo saluti da parte mia.”.
Fra’ Anselmo adesso vive nel convento di Bosco ai Frati. Ci è giunto ad inizio ottobre, trasferito nell’ambito di un normale avvicendamento dalla sua precedente assegnazione, la casa mariana di Barcellona Pozzo di Gotto. Sicché ci ho parlato, in più di una occasione. Ho avuto modo anche di apprezzarne la sua cucina, che definirei aperta, cosmopolita, affatto ristretta alle tradizioni del ricettario locale. Però, lo ammetto, l’essere invitato alla sua tavola e condividerne la compagnia appaga molto più delle calorie ingerite.
Soprattutto Fra’ Anselmo ha il compito di curare la gestione della sagrestia, di preparare gli addobbi per la chiesa e, durante le celebrazioni, di guidare il coro dei fedeli poiché è dotato di una voce portata per il canto e per aver scritto anche alcuni brani. Insomma una presenza che si avverte, fatta di umiltà e cortesia. Del resto qualcun altro, molto prima, se n’era accorto e convinto.

Ebbene, ho la consapevolezza che fare il frate oggi sia molto difficile, con la banalità di ammettere che mai facile lo sia stato in altri momenti e periodi storici. La loro vita quotidiana è scandita, qui al Bosco ai Frati come in altri conventi, dal rituale secolare: preghiera, lavoro e anche momenti di incontro con fedeli e visitatori. Così la storia si rinnova, tanto che un frate come Fra’ Anselmo Marcos, filippino, per la sua umiltà sia rimasto nel ricordo di Papa Francesco.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 dicembre 2018


