Novità alla Cava di Paterno. Intanto è in arrivo il georadar, che ha il compito di sondare il suolo rilevando la presenza o meno di materiale sospetto su cui effettuare carotaggi mirati per verificare che cosa c’è sotto quanto è stato accumulato nell’area, non solo le svariate tonnellate del capannone, ma anche le collinette artificiali che si trovano all’esterno. Una massa di detriti enorme della quale è necessario con precisione stabilire le varie composizioni. E in questa ultima settimana sono iniziati i carotaggi e i prelievi proprio all’interno del capannone: una grossa trivella ha perforato obliquamente e orizzontalmente i giganteschi cumuli di detriti.
Durante questi lavori erano presenti tutti i soggetti interessanti: il Comune, la Guardia Forestale, i geologi, la ditta per le perforazioni e ovviamente i referenti della proprietà. Dalla proprietà, in particolare, si attende un piano di smaltimento dei circa 1300 big bags – i sacconi bianchi- che sono stati accatastati nel piazzale, che, a quanto ci fa sapere Arpat, contengono “materiale costituito da sabbie fini successivamente identificate come polverino 500 mesh”.
Il sindaco Leonardo Borchi nei suoi consueti report giornalieri sul proprio profilo Facebook ha fatto sapere di aver inviato ai proprietari dell’ex cava di Paterno una lettera di sollecito per avere “uno straccio di piano di smaltimento dei rifiuti contenuti in quelle balle famose”, o quantomeno a dare informazioni. La risposta non ha tardato ad arrivare e sempre dal profilo Facebook di Borchi si legge: “Arriva la lettera dei referenti della proprietà dell’ex cava di Paterno, che assicurano che stanno andando avanti con le indagini di campionamento. Che i ritardi sono imputabili agli obblighi burocratici. Si vede che la loro e la mia lettera di ieri si sono incrociate. In un certo senso mi hanno risposto prima di aver letto la mia richiesta”.
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Fabrizio Nazio
(Fonte: La Nazione, Facebook)
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2015





