BORGO SAN LORENZO – Ci stiamo rapidamente avvicinando alle elezioni amministrative che si svolgeranno insieme a quelle europee a giugno prossimo. Con questo articolo vi propongo una ricognizione dei partiti e dei problemi politici del capoluogo mugellano per capire come stiamo arrivando alla scelta del prossimo sindaco. Intanto premetto che, nell’ipotesi di modifica della legge che impedisce ai sindaci di svolgere più di due mandati, questa non dovrebbe valere per i comuni sopra i 15 mila abitanti, com’è Borgo.
1. confronto tra i voti delle politiche 2022 e i vecchi voti delle amministrative 2019
Che riferimenti elettorali utilizzare per capire il quadro politico borghigiano? Le elezioni più recenti sono quelle politiche del 25 settembre 2022, ma esse sono fortemente influenzate dal quadro politico nazionale e ben poco dai rappresentanti locali. Le amministrative del 2019 sono invece abbastanza lontane e forse alcune situazioni sono nel frattempo mutate.
Intanto l’affluenza al voto: nel 2022 è stata del 72,58%, più alta di quasi due punti rispetto al 70,87% delle amministrative 2019, che si svolsero, come sarà quest’anno, insieme alle europee, (poco significative le regionali 2020 che videro un’affluenza del 66,59%). Naturalmente per il 2019 viene presa in considerazione l’elezione del consiglio, il ballottaggio fu al di sotto del 50% (47,86%). Da segnalare che l’astensione dal voto, che è aumentata di molto negli ultimi anni in tutto il Paese, tende a proseguire l’andamento se non vi sono elezioni particolarmente combattute.
Alcuni studiosi ritengono inevitabile una riduzione dell’afflusso al voto, altri ne segnalano invece la pericolosa deriva verso una scelta sempre più ridotta che esclude dall’elettorato attivo i poveri, i poco informati, quelli estranei alla vita pubblica, aree che tendono a sovrapporsi. Gli uni ritengono che dipenda dalla stabilizzazione degli stati e dei governi, gli altri dalla crisi a cui è andata incontro la democrazia rappresentativa negli ultimi cinquant’anni, perdendo il ruolo d’equilibrio delle classe medie che si sono impoverite e non vedono prospettive di ascesa sociale.
Per il Mugello significa forse che il voto non rappresenta più una scelta per una parte dell’elettorato, disamorato perché ritiene che i giochi risultino già fatti ben prima della campagna elettorale? Se questo è forse vero in generale per l’area, non è però così per Borgo San Lorenzo. Vedremo dal quadro politico che cercheremo di definire che l’esito potrebbe essere molto incerto.
Alle amministrative del 2019 Omoboni, poi divenuto sindaco, ebbe 4.343 voti, il 44,2% derivante dai voti del PD (33,4%) e da quelli di due liste civiche (Civicamente 6,8% e Borgo città aperta 4,5%). Margheri, il suo antagonista di destra, ebbe invece 2.208 voti, il 22,5% con la propria lista (Cambiamo insieme 7,1%) e quella della Lega (15,2%). Romagnoli, di Borgo in Comune, una lista promossa da Rifondazione comunista e altre forze di sinistra,1971 voti, il 20,1%. Giovannini dei 5 stelle ebbe 693 voti, il 7,1%; Galeotti di Forza Italia 450, il 4,6%; Ferri della lista civica Un nuovo Borgo 157, il 1,6%.
Alle politiche del 2022 (Camera) il PD ricevette il 31,02%, FdI il 20,56%, i 5stelle 11,50%, Azione/Italia viva 10,42%, la Lega 5,43%, Unione popolare 4,86%, Alleanza verdi e sinistra 4,83%, Forza Italia 4,1%, +Europa 3,47%, Italexit 1,36%, Italia sovrana e popolare (Rizzo) 1,23%, Impegno civico (Di Maio) 0,39%, Noi moderati 0,36%.
2. Le possibilità di affermazione della destra
Difficile è la ricomposizione a livello locale di liste nazionali, ma di certo possiamo sommare i voti della destra attualmente al governo che arrivano al 30,5%, forse con Italexit anche al 32%. Non si può più affermare, come cinque anni fa, che una parte erano voti di protesta che potevano essere riassorbiti localmente. Oggi si tratta di voti che scelgono la destra, come dimostra il 33,11% riscosso nel 2020 dalla candidata Ceccardi della Lega in occasione delle regionali. Dunque questi partiti sono in grado di apparentarsi, hanno però un candidato che può risultare attrattivo anche per altri elettori? Perché per vincere occorre un buon programma elettorale, un gruppo di attivisti conosciuti e apprezzati dalla popolazione, e infine un buon candidato sindaco, ovvero una persona credibile per un arco di forze più ampio di quello a cui si riferiscono le liste che si uniscono in suo appoggio. I nomi e i temi di programma che finora la destra ha proposto per Borgo San Lorenzo non sembrano in grado di imporsi, ma la campagna elettorale non è ancora iniziata e dunque si tratta solo di attendere per capire se ci saranno novità sostanziali.
3. Sinistra e centrosinistra: impossibilità d’autosufficienza del PD
A sinistra e al centro la situazione borghigiana è più complessa. Partendo dal partito più importante, e che detiene il sindaco, si può affermare che sembra assai rischioso per PD ritenere che ci siano automaticamente i numeri per determinare un candidato al proprio interno e proporlo alle altre liste del centrosinistra avendo i voti che possono portarlo al ballottaggio con solide prospettive di vittoria. Intanto sembra che negli ultimi anni il PD abbia subito una erosione di consensi di almeno un paio di punti percentuali (aumento dell’astensione, disaffezione del tradizionale elettorato, stanchezza dell’azione amministrativa e scarsa attività politica svolta dal circolo, …). Poi ci sono strategie interne al partito del tutto divergenti tra l’ala sinistra della Schlein e il gruppo storico legato all’attuale amministrazione Omoboni. La classe dirigente locale, tutta renziana, poi di recente convertita a Bonaccini, è stata sconfitta nel febbraio scorso nelle primarie aperte vinte dalla sinistra. Il voto degli iscritti aveva visto vincente Bonaccini, quello degli elettori ha invece ribaltato l’esito con la vittoria per la segreteria nazionale di Schlein e per quella regionale di Fossi. Questo risultato è stato ignorato dal gruppo dirigente locale, invece di portare ad una approfondita riflessione. Peraltro è ciò che è avvenuto in tutto il Mugello: la sconfessione degli elettori democratici non ha visto nessuna dimissione, nessun chiarimento, nessun cambiamento. Abbiamo scherzato?
La disaffezione degli elettori democratici nei confronti del gruppo dirigente locale potrebbe condurre a grosse difficoltà se non ci saranno aperture e strategie politiche in grado di far emergere, valorizzare, riunire le capacità amministrative esistenti, anche rivolgendosi ad una coalizione più ampia e articolata e facendone un elemento di forza e di caratterizzazione pluralistica.
I tentativi di forzare i giochi, condotti di recente dalla vicesindaca Becchi, non vanno certo in questa direzione e infatti hanno provocato alzate di scudi e richieste di più accorte e meditate strategie.
Diversi sono gli altri gruppi esistenti a sinistra, la situazione risulta infatti molto segmentata. Le liste civiche che si erano apparentate al PD nel 2019, mai riunite e senza verifiche di maggioranza, salvo sorprese, sembrerebbero ectoplasmi non più attivi.
Si è nel frattempo organizzata Italia Viva, che vorrà essere della partita, e di cui si stima una consistenza intorno al 6% (alle politiche dell’anno scorso era con Azione).
Ma la situazione più composita è quella che si espresse con Borgo in Comune nel 2019 raggiungendo il 20%. Vi si riunirono, oltre a Rifondazione comunista, anche gruppi vari della sinistra, socialisti, verdi, tutti in disaccordo con la proposta del centrosinistra locale rappresentata dal secondo mandato di Omoboni. Questa realtà sembrerebbe oggi più vicina alla sinistra PD, se fosse quest’ultima a prevalere. Un possibile accordo non è però semplice da realizzare perché Borgo in Comune ha sempre richiesto segnali di discontinuità rispetto al recente passato, sia in termini di programma, sia soprattutto quanto alle persone chiamate a realizzarli.
Infine i 5 stelle che valgono oltre il 10%, ma che nelle elezioni amministrative sono tradizionalmente ben al di sotto dei numeri raccolti alle politiche. Le caratteristiche che rivestono costituiscono non poche difficoltà per considerarli in una possibile coalizione, infatti finora non hanno mai tentato alleanze, rappresentano solo una delle minoranze presenti.
Per concludere in una battuta possiamo affermare che finora a Borgo c’è una destra senza candidato, una sinistra senza strategia. Saranno i prossimi mesi e poi la campagna elettorale a darci elementi più chiari per capire quali alternative si aprono e quali forze e alleanze si misureranno.
Andrea Banchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 dicembre 2023






1 commento
Dal panorama descritto risulta ancora una volta come a Bogo i personaggi politici esistenti siano ancora più indietro che la martinicca ,per adesso non risultano persone capaci di determinare un radicale cambiamento alla politica Borghigiana , e dire che con le ultime amministrazioni non mancherebbero i motivi per andare verso un radicale cambiamento che andasse verso un sostanziale cambiamento della politica Borghigiana .