BORGO SAN LORENZO – Posso parlare di Andrea Salvadori nel tratto di strada che inizia negli anni 70, lui era un uomo e io ancora un ragazzo, la scoperta della politica, la vita di paese, le parrocchie attive, una situazione propizia per scavare nel rapporto fede-politica, che si era riscaldato a Firenze in particolare con la Curia impegnata a mettere fuori campo La Pira e a normalizzare una feconda stagione cattolica.
E’ stato un periodo creativo, sfociato nelle posizioni “contro” dei giovani, la supponenza, la irreale semplicità delle ricette, ma anche di serate importanti, di ore a parlare e a discutere non sempre in accordo, lo Stensen e le conferenze di alto livello (Illich, padre Balducci, Ciliberto, padre Santilli), il cineforum, l’obiezione di coscienza.
Nel 1974 ci fu il referendum sul divorzio e fu la mia prima esperienza politica, con i cattolici del dissenso, una definizione che Andrea faceva finta di non accettare, preferendo quella più neutra del “cattolici per il NO”, il No al referendum che voleva abrogare la legge (e che stravinse).
A 19 anni fu un battesimo di fuoco, tra politica e religione, e Andrea è stato importante per la mia formazione, perché in quel momento mi si apriva un mondo, la scoperta di don Milani e le prime letture dei suoi scritti, il gruppo delle Caselle e don Collini, gli incontri con don Arrigo Chieregatti, che quando veniva rammentato nessuno sapeva chi fosse, i fiori sbocciati nel giardino di Franco Gallinelli nel buen retiro di Salaiole, dove facevano tappa le migliori intelligenze del momento, da qualche console fino a Giovanni Franzoni (che sarebbe diventato Abate di San Paolo fuori le mura a Roma e poi sospeso a divinis) che fa cenno nel suo libro biografia quegli incontri.
Posizioni di rottura. Con Andrea che godeva come un matto a stare alla messa delle 11.30, insieme a noi, con il giornale Paese Sera in tasca, con la testata bene in vista, provocando le reazioni risentite di Bastiano, che minacciava di portare in sacrestia “Il Popolo” cosa che poi non ha mai fatto, anche perché l’appeal contestativo di Paese Sera in quegli anni era inarrivabile.
Ma anche impegni “seri”, il catechismo, le prime serate-veglie a casa di famiglie (tra quelle animate da me ricordo la famiglia Ronconi e la famiglia Vivoli) a parlare dei testi e delle letture. 40 anni fa quasi. Diciamo che qualcosa di nuovo si cercava di fare.
E’ stato un privilegio conoscere Andrea e poter vivere una compagnia che annoverava tanti punti di vista, cito per esempio Gigi e Gibe, e che offriva tante sfaccettature del solito problema; con l’ausilio di illuminati padri di don Orione e della pazienza di don Rodolfo Cinelli; poter crescere nel confronto, nel sentire due campane che poi erano molte di più, penso mi abbia fatto bene e che con la maturità ho ritrovato e sfruttato a piene mani.
Subito dopo la campagna elettorale per le amministrative, Andrea, senior, e un altro Andrea, Banchi, hanno la responsabilità di avermi avvicinato ai socialisti e lì intorno sono rimasto. Ricordo le riunioni presso un’aula delle scuole elementari – dove si svolgevano le lezioni della scuola popolare, anteprima delle “150” ore per consentire agli operai il conseguimento della licenza media per poter partecipare ai concorsi pubblici – a organizzare incontri e preparare strategie per Riccardo Lasi (che divenne poi Vice Sindaco) e Guido Carotti, mentre la sinistra socialista puntava sul Carmelo Fodale e Maurizio Veri.
Un anno dopo in un ritmo forsennato l’approdo, temporaneo anche quello, al voto di protesta per DP, non la sigla di oggi, ma la “nuova” sinistra.
Un saltellare da un posto ad un altro con coerenza, non sembri inverosimile. Una coerenza nel mantenere fermi valori e obiettivi. Nel tener fermo un atteggiamento nel suo movimentismo.
Noi, io e un certo gruppo, eravamo infatti un pezzo della sua versatilità, un altro pezzo lo ha raccontato Giorgio, un altro era il suo lavoro su cui non transigeva, un ulteriore tassello l’esperienza religiosa.
Parlare di Andrea è per forza di cose parlare di un mondo che non c’è più. Con la tentazione di dire “era meglio” (ed era meglio di sicuro perché io, per esempio, avevo quarant’anni di meno).
E’ parlare della libera Università della Magnolia, con una galleria multiforme di personaggi, di straordinaria umanità, di dialettica rispettosa, di contraddittori sereni pur se animati, di approfondimento. Dove il Lallo la domenica mattina scherzando veniva a vendermi l’Unità.
E lui capace di stare col giovane e col vecchio, passava dal colto all’analfabeta, con il prete e l’ateo, in azienda e in sacrestia. Questa capacità si è manifestata un’ultima volta nella cappella della Misericordia, quando una signora davanti alla bara, parlando con un familiare raccontava del giorno avanti, quando Andrea si era fermato con lei, le aveva chiesto notizie e le aveva fatto una carezza. E lo raccontava con le lacrime che copiose inumidivano le guance (“Mi ha fatto una carezza!”).
Quando ci penso, me lo immagino come un gatto che si stropiccia alle gambe pronto a infilarti un artiglio nel polpaccio dimostrandoti libertà e mancanza di padrone, la folgorante perfidia distribuita con un sorriso, la battuta volutamente sboccata e dissacrante.
Un ponte, diceva Andrea Banchi, un ponte tra più rive, tra posizioni, tra ambienti. Io aggiungerei, beffardo.
Quando per una malattia sono dovuto stare qualche settimana in ospedale l’ho visto girare tra i letti e per le camere come se fosse casa sua e come se tutti fossero parenti, con la naturalezza con cui si accostava. E noi, dicevamo male di mezzo Borgo e poi ci mettevamo a fare qualche ragionamento di vario tipo, uno spasso. Per lui era uno spasso, capace di amore e anche di grandi arrabbiature, ma mai odio, bontà e sarcasmo, leggerezza e profondità, con questo gusto di scandalizzare beghini e beghine che poi ci ha anche trasmesso.
Era un sacco di cose, Andrea, a cui io ho guardato con curiosità, e da cui ho tratto una esperienza umana che, con molte altre, ha contribuito a farmi diventare quello che sono, pregi e difetti inclusi. E che porterò sempre con me.
Massimo Biagioni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 febbraio 2018





