MUGELLO – Ci sono anche i sindaci di Borgo San Lorenzo e Vicchio, Leonardo Romagnoli e Francesco Tagliaferri, tra i primi cento firmatari dell’appello per la pace ed il disarmo delle amministratrici e degli amministratori dei Comuni della Toscana. Con loro vari Consiglieri comunali ed assessori mugellani. Questo l’appello che hanno condiviso:
Pace vuol dire casa, sanità, scuola e lavoro, non riarmo e finanziamento dell’economia di guerra: rilanciamo dalle città il no alla guerra
Come figure presenti all’interno delle amministrazioni locali siamo il livello istituzionale più vicino ai bisogni della cittadinanza, in cui si offrono maggiori possibilità di ascolto e confronto diretto con chi ogni giorno vive il territorio. Per questo sentiamo la necessità di esprimere una profonda preoccupazione per il baratro in cui ci stanno portando i governi nazionali e l’Unione Europea.
Ogni bilancio comunale presenta obblighi stringenti, spesso fatti di tagli e servizi privi di adeguate coperture. La scelta scellerata di rendere possibile la spesa militare fuori dai meccanismi di stabilità economica è lontana da quello che serve alla maggioranza delle persone ogni giorno, mentre evidentemente risponde ai grandi interessi economici e a chi trae profitto dall’industria bellica.
In un contesto sociale sempre più frammentato, in cui i tagli a scuola e sanità vanno di pari passo con la precarizzazione e l’impoverimento del mondo del lavoro, in cui le giovani generazioni si trovano a fronteggiare un futuro di crisi ecologica e sociale, la svolta guerrafondaia di questa Unione Europea è coerente con una gestione del potere che negli ultimi decenni si è fatta sempre meno democratica e sempre più al servizio dei grandi soggetti economici.
Improvvisamente, le politiche di austerity, il pareggio di bilancio in costituzione, tutti gli imperativi categorici che hanno giustificato i tagli al welfare e agli enti locali e che hanno sgretolato le nostre comunità, impoverendole e svuotandole di partecipazione e di voce, sono messi da parte. I soldi magicamente appaiono: 800 miliardi (presi anche da quei fondi che dovrebbero proprio servire al welfare) per riarmare gli stati dell’Unione. O per meglio dire, per armare di più. Perché la spesa bellica degli stati europei è in aumento da anni.
E le politiche securitarie, repressive e antidemocratiche del governo italiano sono la logica conseguenza di questo clima di riarmo generalizzato: in tempi di guerra, il controllo democratico sulle istituzioni va limitato, il diritto di parola silenziato e il dissenso nascosto.
Anche le azioni di contrasto alla crisi climatica sono trattate come un inutile ostacolo: se in Italia si propone di togliere i vincoli ambientali alle infrastrutture militari, l’Unione Europea ci ha già pensato, togliendo gran parte dei vincoli all’agire delle grandi industrie che erano contenuti nel Green Deal. Nel frattempo i vincoli di bilancio restano per la prevenzione degli effetti nefasti del cambiamento climatico, limitando gli investimenti contro il dissesto idrogeologico di cui ci sarebbe bisogno.
Non abbiamo bisogno di più armi, di più basi militari o di più eserciti per difenderci da una fantomatica invasione Russa. Abbiamo invece bisogno di soldi per finanziare il diritto alla casa, alla sanità, all’istruzione, agli enti locali che in questi decenni sono stati strangolati dai tagli e dai vincoli del patto di stabilità. Abbiamo bisogno di investimenti per ricostruire e fare ripartire un tessuto economico-produttivo messo in crisi, appunto, dalla guerra e dalla chiusura nei confronti di buona parte del mondo. L’Europa di oggi propone di costruire una economia di guerra che invece farà arricchire soltanto chi produce armi (spesso statunitensi) e che porterà ancora di più ad un impoverimento della maggioranza della popolazione e ad una maggior riduzione dello stato sociale, a vantaggio dei grandi fondi speculativi (anche questi, spesso americani).
Diciamo sì al disarmo generalizzato, alla pace tra i popoli, al multipolarismo, ad uno stato sociale più avanzato e capace di garantire risposte ai bisogni reali.
Diciamo no all’economia di guerra, alla ricchezza in mano a una ristretta minoranza, alla militarizzazione dei territori.
È necessario che i Comuni siano i primi ad opporsi a questa politica di riarmo e di escalation bellica, rifiutando la logica della militarizzazione del territorio e del finanziamento all’industria bellica. L’alternativa è tra sostenere una economia di pace o una economia di guerra, fra la partecipazione e la democrazia o l’autoritarismo e il segreto militare.
Riteniamo che le Città possano essere luogo in cui aumentare i percorsi di incontro tra i movimenti per la pace e di solidarietà internazionale, per convergere in ogni appuntamento nazionale ed europeo assolutamente necessario e urgente. La denuncia di quanto succede intorno alle basi militari (a partire da quelle statunitensi e della NATO) vede tante comunità da tempo attive su questo. Convergere è una necessità, come alternativa a quelle Sindache e a quei Sindaci che invece scendono in piazza per chiedere risposte legate alla difesa militare.
Qui sotto i mugellani tra i primi cento firmatari:
Lorenzo Banchi, presidente consiglio comunale (Vicchio) Luigi Barbugli, consigliere “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo) Laura Barlotti, consigliera “Dicomano che verrà” (Dicomano) Amos Bartolini, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio) Lisa Boni, assessora (Borgo San Lorenzo) Cristina Braschi, assessora (Vicchio) Enrico Carpini, consigliere “Ora! Barberino” (Barberino di Mugello) Federica Cerbai, presidente del consiglio comunale (Borgo San Lorenzo) Francesca Cerbai, consigliera “Obiettivo Comune” (Vicchio) Paola Coppini, assessora (Borgo San Lorenzo) Caterina Corti, consigliera “Libera Sinistra in Movimento” (Scarperia e San Piero) Laura Maria Cosetta Fratini, consigliera “Libera Sinistra in Movimento” (Scarperia e San Piero) Marco Gasparrini, vice sindaco (Vicchio) Alessandro Giannelli, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio) Roberto Innocenti, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio) Nilde Mantellassi, consigliera “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo) Giampaolo Marangi, consigliere “Dicomano che verrà” (Dicomano) Elena Marsili, assessora (Vicchio) Giulia Masini, consigliera “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo) Maria Matteini, consigliera “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo) Paola Nardi, consigliera “Ora! Barberino” (Barberino di Mugello) Silvia Notaro, assessora (Borgo San Lorenzo) Marzia Paladini, consigliera “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo) Mauro Pinzauti, consigliere “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo) Leonardo Romagnoli, sindaco (Borgo San Lorenzo) Ettore Rosari, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio) Emiliano Saletta, assessore (Vicchio) Viola Salotti, consigliera “Obiettivo Comune” (Vicchio) Mauro Sargenti, consigliere “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo) Samira Shabana, consigliera “Ora! Barberino” (Barberino di Mugello) Francesco Tagliaferri, sindaco (Vicchio) Giacomo Tagliaferri, consigliere “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo) Cristina Ticci, consigliera “Dicomano che verrà” Gabriele Timpanelli, assessore (Borgo San Lorenzo) Lorenzo Verdi, assessore (Borgo San Lorenzo)
Il nostro sito web è reso possibile dalla visualizzazione di annunci pubblicitari online ai nostri visitatori. Sostienici disabilitando il tuo blocco degli annunci.