BORGO SAN LORENZO – Giacomo Bagni riflette sul voto regionale e sul crescente astensionismo. Una crisi della rappresentanza che, afferma, nasconde dietro le percentuali l’assottigliarsi del consenso reale. La sua analisi del voto, poi, evidenzia le dinamiche a sostegno dello schieramento del presidente Giani, tra “campo largo” e successo della lista riformista:
Ci troviamo oggi di fronte a una delle sfide più significative per la nostra democrazia: l’astensionismo e la crescente disaffezione al voto. Non si tratta semplicemente di un calo numerico di votanti, ma di un sintomo profondo di un malessere che attraversa il nostro sistema politico e sociale, intensificando così l’astensionismo. Anche le recenti elezioni regionali in Toscana non sono sfuggite a questa crisi silenziosa della partecipazione, forse anche a causa della contingente percezione dell’esito scontato. Comunque, un calo drastico dei votanti con una percentuale che non raggiunge neanche il 50% e che, inevitabilmente, rende anche i risultati dei singoli partiti sempre più asfittici, erodendo l’autorevolezza di una rappresentanza che assume in certi casi tratti di inconsistenza.
E la crisi della rappresentanza pone il problema della legittimità di una delega che viene concessa in nome del popolo, ma di un popolo sempre più evanescente nel delegare. Un corto circuito pericoloso del quale però i partiti sembrano non avvertire la gravità, rifugiandosi nell’autoconsolatoria analisi delle “percentuali” che nascondono dietro l’apparente neutralità dei numeri, il pericoloso assottigliarsi del consenso reale.
In questo quadro di sfiducia diffusa, chi ha votato ha decretato la continuità amministrativa della Regione, con la vittoria del presidente Giani, ottenuta come ormai avviene da tempo, soprattutto grazie al consenso decisivo dell’area metropolitana fiorentina (e quindi anche dal Mugello). Con alcuni interessanti elementi da evidenziare.
Intanto appare evidente che si tratti più di una vittoria della resilienza del presidente Giani piuttosto che delle alchimie escogitate dai vari partiti. Se è vero che i sostenitori del campo largo possono dire che ha funzionato, la vittoria elettorale sostiene sé stessa con la consapevolezza non detta che anche senza campo largo il centrosinistra avrebbe vinto. E il risultato positivo della lista riformista a sostegno di Giani, unito a quello dei molti candidati riformisti nelle liste PD e al modesto risultato del M5S, danno la misura di una rimodulazione necessaria all’idea dell’alleanza di centrosinistra.
La radicalizzazione dello scontro politico da una parte allontana ancora di più gli elettori e dall’altra ne avvicina una parte che tende a smussare questa modalità. A destra poi, ancora una volta, nonostante la degna rappresentanza del candidato presidente, si è visto come non ci sia in Toscana una sufficiente capacità di penetrazione nei collegi che contano con una maggiore preoccupazione di suddividersi gli scranni disponibili, data per certa la sconfitta, piuttosto che provare a contendere l’amministrazione regionale. Partire da sconfitti certo non aiuta, e non aiuta neanche a rivitalizzare le dinamiche democratiche.
Il risultato mugellano di fatto rispecchia un po’ questo stato di cose, con un risultato decisamente positivo per il centrosinistra e decisamente deludente per il centrodestra che qui ancora di più non riesce ad esprimere una classe dirigente particolarmente credibile. Tutto questo al netto anche sul territorio, di una evidente disaffezione degli elettori. A Borgo poi si scontano divisioni a sinistra che hanno ancora un riflesso leggibile sui risultati nel comune di Borgo San Lorenzo che ha segnato uno dei cali in partecipazione tra i più marcati della zona.
La democrazia senza popolo è un fantasma che si aggira tra le frustrazioni di cittadini rassegnati. Parlare solo alle curve non aiuta e, anzi, polarizza allontanando ancora più le persone non solo da un impegno diretto, ma anche dalla semplice espressione di un voto che viene percepito come “inutile”. I rumori fuori scena della politica producono populismo, autoreferenzialità e assuefazione all’irrilevanza. Non possiamo rassegnarci a tutto questo.
Giacomo Bagni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Ottobre 2025

