VICCHIO – Botta e risposta tra il consigliere di minoranza Filippo Carlà Campa e l’attuale presidente del Consiglio Comunale di Vicchio Lorenzo Banchi (articolo qui). Dopo le lamentele espresse dall’ex-sindaco arriva la replica del presidente Banchi:
Mi reputo una persona mite. Per questo motivo non mi piace infierire quando riscontro l’errore di un’altra persona e non me l’ero sentita di calcare la mano e raccontare l’imbarazzante teatrino avvenuto mercoledì sera. Pensavo (e speravo) che il sonno avesse portato più miti consigli al collega dell’opposizione, avrei risparmiato volentieri al paese il copione ma, puntuale come le tasse, è arrivata la stoccata dell ex sindaco.
Speravo dunque, ma non ci credevo, infatti questa risposta è pronta da mercoledì sera.
Vedendomi chiamato in causa, quindi, per quanto mite, mi trovo costretto a rispondere pubblicamente.
Mi è capitato, non di rado, di essere in disaccordo con l’ex sindaco. E anche stavolta non mi sono smentito.
Fare opposizione non è un ruolo leggero: l’ho ricoperto per cinque anni insieme al mio ex capogruppo Salsetta.
Non eravamo certo comodi, ma una cosa la facevamo senza paura di esser smentiti: ci studiavamo il regolamento del consiglio comunale.
Perché se conosci le regole sai come puoi essere incisivo.
Mercoledì il gruppo di cui faccio parte ha presentato un’interrogazione al sindaco (quello in carica) in merito alle dichiarazioni di Cirri comparse sulla stampa.
Il collega Giannelli ha chiesto se quelle dichiarazioni ,
corredate sulla stampa da messaggi con l’ex sindaco, avessero o potessero avere un impatto sulle casse comunali, se il sindaco fosse informato e se la procedura seguita risultasse corretta per quanto di sua competenza.
Giannelli non ha parlato del tono dei messaggi, non li ha letti, non ha espresso giudizi sull’articolo, su Cirri e su quanto veniva riportato lì dentro.
Una domanda chiara, rivolta al sindaco in carica come previsto. Punto.
Il sindaco ha risposto con tono neutro, senza commenti, senza citazioni, limitandosi a dire ciò che sapeva.
A quel punto, l’ex sindaco ha chiesto la parola per fatto personale.
Fatto personale?
Sapevo che l’argomento era delicato e mi ero preparato consultando l’articolo 21 del regolamento.
Cito: “È fatto personale la censura alla propria condotta, il sentirsi attribuire frasi non vere o opinioni offensive non espresse.”
Nulla di tutto questo è avvenuto. L’interrogazione riguardava l’ente, non la persona.
Ma il regolamento (per fortuna!) tutela il consiglio anche dal pericolo che il presidente si senta Napoleone (e non sono nato in Corsica e non parlo francese); qualora ci sia una disputa tra presidente e consigliere su un fatto personale, decide il consiglio, con votazione palese e senza discussione.
Io non vedevo ( per quanto detto prima) gli estremi per concedere la parola.
Il consigliere ha cominciato a ripetere che non volevo farlo parlare, come un disco rotto, come uno slogan.
Io, lo ammetto, ho il difetto di non riuscire a stare zitto. Come direbbe qualcuno, sono una “moschina” che ogni tanto dà fastidio, che “dà il calcetto che può “.
L’ho invitato a chiedere la votazione, com’è previsto. Ma niente. Nessuna richiesta. Nessun atto.
E allora: o non conosce il regolamento, oppure fa finta di non conoscerlo. In entrambi i casi Vicchio, abbiamo un problema!
Poi il gesto teatrale: l’uscita dall’aula.
Un secondo “Aventino vicchiese”, secondo perché in un anno è la seconda volta che succede. Ed è un peccato. È un peccato non solo per il suo gruppo politico, ma per la Politica, quella vera.
Perché mentre uscendo pensava di protestare, il consiglio approvava un atto importante a sostegno della Palestina.
Un atto dal forte valore simbolico, perché in politica i simboli sono importanti.
E qui la domanda è inevitabile: un dissing (per dare un tono fresco e giovane) con me vale più del massacro di un popolo?
Dai, non scherziamo!
Io non prendo le cose alla leggera. Studio, mi preparo, e accetto che si possa interpretare un regolamento in modo diverso dal mio. Ma quando si comincia a parlare di censura e “bavaglio”, mentre si ignorano i regolamenti allora siamo fuori strada.
Si è erto a campione di pluralismo, tuttavia ricordo quando in passato paragonava a una moschina l’opposizione. Vedete, non sono qui per cercare rivincite o rivalse. Il mio ruolo è quello di garantire lo svolgimento più corretto possibile, consapevole che si può anche esser in disaccordo ma nessuno riferendosi alla mia gestione finora può permettersi di parlare di mala fede.
Carlà ha abbandonato l’aula (virtuale dato che era in collegamento ) denunciando un clima politico avvelenato e privo di rispetto parlando di bavaglio e esortando la democrazia.
Quelle frasi a effetto pubblicate sulla chat del consiglio comunale online non sono convincenti e ,lo dico in tutta onestà, credo (e guardate, onestamente spero) che nemmeno lui ci creda davvero.
Detto questo per me la questione finisce qui, sono pronto a accogliere nuovamente in consiglio comunale il consigliere Carlà tendendo la mano auspicando di vederlo in presenza nell’aula più importante della nostra politica locale.
Questo ve lo dovevo.
Sempre con la massima chiarezza possibile
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 maggio 2025






