SCARPERIA E SAN PIERO – E’ arrivata la sentenza del TAR contro il progetto biomasse di Petrona. Nel merito il ricorso, presentato da un gruppo di cittadini, era fondato. Così il pronunciamento finale lo accoglie, rilevando che già in precedenza lo stesso tribunale regionale, per casi analoghi, si era attenuto al rispetto della vigente legislazione europea in materia di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), disapplicando ogni altra normativa interna, nazionale o locale.
Oggettivamente la sentenza non poteva avere un epilogo diverso. Era già scritto nella giurisprudenza per la stessa fattispecie. E’ stata una diatriba lunga, durata oltre diciotto mesi. Sviluppata e ingarbugliata su più fronti, dialettico, legale, amministrativo, sanitario, imprenditoriale. Insomma un progetto basato su un castello di carte, superficiale e professionalmente sconcertante, imbastito con la protervia della politica regnante, il governo locale. Una brutta pagina di cattiva amministrazione della cosa pubblica e, al contempo, una storia, genuina e spontanea, di orgoglio popolare. I cittadini guardiani del loro territorio, arbitri del proprio futuro.
Rileggendo, con il senno di poi, gli atti, i verbali, i commenti, i comunicati, i pareri e le perizie, disseminati in questa sfibrante vicenda, ne emergono molti, troppi, vizi procedurali, in un contesto di mancata trasparenza amministrativa. Il tutto infarcito dalla scarsa competenza di alcuni uffici pubblici (ex provincia, Città Metropolitana, Regione, Comune, Unione Montana), corroborato da una inadeguata conoscenza di normative e regolamenti. Un pasticcio documentale pagato con i soldi dei contribuenti. Chissà, forse non saranno reati, ma di sicuro oscenità civiche impunite, che non avranno alcun colpevole. Fra indulgenza istituzionale e prescrizione per buona fede. Senza escludere l’enunciazione al ricorrente martirio politico dettato, a prescindere, dalla superiorità dell’intento degli eletti. Una sorta di “dejà vu”.
Di fianco alla politica, in una stretta correlazione, a metà strada fra coppia di fatto e connubio di finalità, ecco il soggetto imprenditoriale. Una azienda dalle sembianze fitomorfe, insomma riconducibili figurativamente alle radici di una pianta che intende attecchire su una roccia di granito. Senza alcuna esperienza documentata, per non avere attivi, almeno da un tempo ragionevole, impianti equipollenti sul territorio nazionale. Neofita in un’attività complessa, delicata. Eppure, inspiegabilmente, ha ottenuto dalla politica nostrana tantissimo. Una inusuale e, per certi aspetti, discutibile apertura di credito che non trova riscontri, altrettanto interessati, per altre filiere lavorative. Strano.
Tuttavia l’aspetto che ha maggiormente contraddistinto l’intera faccenda è stato quello consumatosi con la lacerazione di opinione fra una larga fetta di cittadini ed un comune, in prima istanza, e con gli altri enti istituzionali a seguire. Per la prima volta nella storia recente del Mugello, quella post repubblica, una popolazione contesta in maniera organica, con manifestazioni di piazza ed atti documentali, una amministrazione comunale. Rimette a questa, in modo ineluttabile, il conto verso il proprio operato. Evidenzia come i cittadini si siano tassati per promuovere azioni di rivalsa avverso gli atti dello stesso comune proteso, se non a favorire, quantomeno a non ostacolare l’iniziativa di un gruppo commerciale privato. Così da una parte si impiegano soldi privati per difendere una causa pubblica, dall’altra si impegnano risorse pubbliche, umane e finanziarie (oltre 13000,00 euro), per condividere la sostenibilità di un progetto privato. Eccoci al dilemma, politica e liberismo, oppure la politica libertina. Ricorro al velo pietoso e lo stendo.

Concludo, lasciando la parola al presidente-coordinatore del Comitato contro la centrale a biomasse che così sintetizza l’operato del sindaco : “Le dichiarazioni rilasciate dal nostro caro sindaco si commentano da sole. Sono frasi disperate di chi ha perso. L’unica cosa sensata era stare zitto e chiedere scusa a tutti. Non ci hai mai ricevuto, hai ignorato 7500 firme, non hai mai fatto un’assemblea pubblica sull’argomento. Il comune ha ricorso contro i propri cittadini, pagando un avvocato con soldi pubblici ed ha perso. Il resto sono parole al vento. Un vento più libero e più pulito dopo questa sentenza.”. Ed a queste parole null’altro c’è da aggiungere. E’ finita.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 luglio 2016



