A seguito della lettera “Caccia al cinghiale: la Novella dello Stento” di Mariangela Corrieri, presidente dell’Associazione Gabbie Vuote Onlus Firenze, ecco la replica di Giacomo Matteucci, segretario dell’Unione Agricoltori di Firenze.
“Cerco di esporre una riflessione ‘possibilmente razionale’, scusandomi fin d’ora se la mia (razionalità) non raggiungerà il livello della sig.ra Mariangela Corrieri. Giova comunque ricordare che la ‘ratio’ dovrebbe essere antitetica a termini come ‘passione’ o ‘sentimento’; anche se con questi ultimi mi trovo in perfetta sintonia. E’ più semplice manifestare nella lontana Cina per le tradizioni che questo Paese riserva a quello che noi chiamiamo il miglior amico dell’uomo, mentre è singolare che non si spenda una parola per l’umanità e le aberrazioni che talune ‘civiltà’ riservano a donne o uomini: torture, schiavitù, privazione del cibo, esecuzioni capitali …..
Ma se siamo a posto con la nostra coscienza e siamo le ignare vittime della società opulenta che non usa il ragionamento logico (ratio) ma utilizza gli slogan che i mass-media sono riusciti a far occupare la materia celebrale posseduta da ciascuno di noi, passivamente, più o meno volontariamente, beh allora non siamo noi colpevoli di ciò che accade e lasciamo ad altri le considerazioni rituali. Ma succede che quando i mass-media diffondono la notizia della tragedia occorsa a Cefalù, ove una PERSONA ha perso la vita uccisa da un cinghiale, SOLO ALLORA scatta la gemma latente di domandarsi perché. Occorre giustificare in un modo o nell’altro la propria coscienza, il proprio ruolo, anche i propri errori.
E occorrerebbe considerare ciò che altri, molto ma molto tempo prima, avevano calcolato ma che televisioni radio e giornali non hanno diffuso, come normale, con l’enfasi di una notizia di cronaca nera, senza quindi pervadere menti altrui. Come non occorre attendere l’incidente per installare un semaforo in un incrocio pericoloso, non dovrebbe accadere che si verifichino situazioni fuori controllo come nell’attualità di presenza eccessiva di grossa fauna selvatica.
Da tempo è stata denunciata la presenza sconsiderata ed eccessiva di selvaggina di grossa taglia (ungulati in primis ma anche il lupo) e ci sono atti a vario livello che attestano le gravissime conseguenze pressochè quotidiane a livello di sicurezza stradale, in termini di danni ambientali di perdita di biodiversità, di depauperamento forestale e soprattutto di perdita di produzione agricola (articolo qui). Sì, proprio quelle derrate alimentari che servono per l’alimentazione delle PERSONE, sia in termini energetici che anche di eccellenze.
Tutti possiamo notare come la “casta” riesca a non farsi minimamente scalfire nel proprio privilegio (pensioni d’oro docet), mentre dovrebbe essere normale che il selvatico si alimenti nei campi ove l’agricoltore impiega il sudore della propria fronte e di quelle PERSONE che ci lavorano per trarre i proventi per le loro famiglie. Io so bene che se intendo mantenere una mandria di bestiame mi devo procurare l’ambiente idoneo, con pascolo sufficiente. Parimenti la collettività, proprietaria di un ‘patrimonio indisponibile’ deve fare lo stesso.
Un caro amico, che si è autodefinito ‘il novello Omero’, dopo un decennio di vessazioni e scorrerie subite da parte dei cinghiali e oggi anche di caprioli, scrisse a personaggi autorevoli una proposta. La riporto tal quale come soluzione ad alcune problematiche inibitrici della ratio di molte persone che lui definisce ‘con la pancia piena’.
ZAPPOTERAPIA: una cura consistente nello zappare un orto, commisurato all’incarico rivestito ed all’età anagrafica, in un contesto ambientale adeguato. Lo sforzo fisico, la posizione ricurva verso il suolo obbligano l’avvicinamento con la santa madre terra, ne fanno assaporare i profumi da essa emanati e, fra una zappata e l’altra, fanno correre i pensieri all’ordinario lavoro con lo scopo di far comprendere fulmineamente che tante cose, ritenute scontate, scontate non lo sono affatto. E accade che si intraprendano strade diverse e si conseguano risultati migliori. Tale terapia garantisce, a bassissimo prezzo, efficienza fisica e impossibilità, nell’ordinario impegno lavorativo, di volare nell’utopia dell’alto dei cieli inseguendo chimere perdendo il contatto con il reale quotidiano umano.
Sono quindi d’accordo con quanto esposto che la CACCIA (chiamiamola correttamente attività venatoria) NON sia la soluzione per la riduzione numerica degli ungulati, in quanto ha periodi limitati dalla legge per evitare conflitti con la biologia della specie, in particolare nel momento che questa può essere più fragile. Occorre invece prevedere importanti e indifferibili attività di RIDUZIONE NUMERICA STRAORDINARIA per ricondurre questi animali in densità sostenibili attraverso misure selettive (trappolaggio o abbattimento) per giungere ad un corretto equilibrio.
Equilibrio è anche un modo per esprimere chi agisce con ragionevolezza, oggi troppo spesso dimenticata, come troppo spesso, nella pratica, si considera che abbia ragione (e ridai…) chi urla di più o la maggioranza degli individui.
Giacomo Matteucci
Segretario dell’Unione Agricoltori di Firenze
“
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 agosto 2015






1 commento
Non ne so nulla di caccia e ripopolamenti, di danni alle coltivazioni e agli agricoltori, e con ciò dovrei starmene zitto e far parlare chi ha competenza in merito. Ma, dopo aver sentito “le due campane”, ovvero la signora Gorrieri ed il signor Matteucci, in qualità di cittadino comune, in ogni caso interessato alla questione in quanto, appunto, cittadino, non posso non notare, razionalmente e senza nessun afflato ideologico, che mi pare di aver ravvisato una grandissima differenza tra i due interventi: in quello della Gorrieri si indicano delle spiegazioni, delle motivazioni che cercano di capire e divulgare alcuni comportamenti, si sottolineano atteggiamenti e scelte, dalle quali derivano problemi e criticità, infine si indicano delle soluzioni precise, delle indicazioni tecniche e comportamentali per risolvere i problemi suddetti. Ovviamente tutte soluzioni, opinioni e teorie opinabili e forse anche sbagliate o controproducenti, per quello che ne so. Ma un tentativo per spiegare e offrire elementi di dialogo mi pare evidente che vi sia. Nell’intervento del Matteucci invece c’è solo sarcasmo, anche piuttosto superficiale. Nessuna risposta alle soluzioni indicate, nemmeno per confutarle in qualunque modo, ma solo algido rifiuto a qualunque dialogo. Populismo e superficialità. L’unica soluzione che il Matteucci propone, dopo ben 35 righe ininfluenti, è quella di uccidere più cinghiali. E’ un’opinione come un’altra, per quanto mi riguarda, ma allora bastava scriverla subito e risparmiarsi (risparmiarci) la prosa sarcastica. Io, lo ripeto, non conosco i problemi, ma temo che per risolverli l’atteggiamento giusto dovrebbe essere quello di partire da pari condizioni di rispetto reciproco, altrimenti non solo non ci si capisce, ma si rischia di lasciare tutto com’è.