MUGELLO – I cacciatori che praticano la caccia di selezione al cervo, daino, muflone e capriolo, sono sul piede di guerra nell’Atc Firenze 4, quello che comprende anche il Mugello. Tanto che vari loro rappresentanti sono dimissionari nelle commissioni competenti. A scatenare la polemica è stata la divisione del territorio, da parte delle autorità, in griglie di 400 metri per 400 metri, all’interno delle quali devono essere effettuati i prelievi. In caso di sconfinamenti si rischiano pesanti sanzioni. Di seguito il loro intervento:
I selecontrollori che praticano la caccia di selezione al cervo, daino, muflone e capriolo sono in totale disaccordo con l’operato dell’ATC 4 Firenze Nord-Prato (quello che comprende anche il Mugello) in merito alle nuove norme inerenti lo svolgimento della caccia di selezione. I selecontrollori sono cacciatori abilitati dalla Regione a seguito di esami specifici e da decenni mettono in atto il contenimento di alcune specie in base a piani regionali di prelievo, approvati dalla regione e dagli organi statali competenti. La loro attività è fondamentale per limitare i danni alle coltivazioni, diminuire gli incidenti automobilistici, mantenere le varie specie in equilibrio con le caratteristiche di un determinato territorio. La totale mancanza di dialogo dell’ATC 4 Firenze Nord-Prato con i selecontrollori, è stata tale da costringere i coordinatori dei diversi distretti e comprensori delle Città Metropolitane di Firenze e Prato a dimettersi in blocco dalle rispettive cariche. Il loro ruolo è fondamentale e i regolamenti dell’ATC ne prevedono l’esistenza attribuendo loro compiti (censimenti alle varie specie, coordinamento dell’attività venatoria) e attività senza i quali la caccia di selezione non potrebbe essere svolta. A scatenare la polemica è stata la decisione improvvisa, senza preavviso nè consultazione preventiva da parte dell’ATC 4 Firenze Nord-Prato, di utilizzare, per la scelta della zona di caccia, invece delle precedenti aree delimitate spesso da confini naturali, dei quadrati di 400 metri di lato, numerati, riportati casualmente sul territorio e scaturiti da una griglia forestale certamente non utilizzabile per scopi venatori. In caso di sconfinamenti si rischiano pesanti sanzioni. Il precedente sistema funzionava benissimo da più di trent’anni e non si capisce perchè cambiarlo. L’espandersi della PSA non ha niente a che fare con la caccia a caprioli, cervi, daini e mufloni poichè contagia solo i cinghiali. Se così fosse andrebbero anche limitate tutte le attività che si svolgono in campagna (e sono tantissime), ma la cosa non avviene. La PSA si combatte con regole di biosicurezza prevedendo la sanificazione di indumenti e mezzi all’uscita delle aree contaminate come da apposite ordinanze commissariali. In una lettera inviata all’ATC e alla Regione Toscana, i responsabili dimissionari spiegano la questione: Uno dei tanti problemi delle nuove disposizioni è che questa griglia non rispetta i confini naturali ed è tracciata in maniera del tutto arbitraria, non è nata infatti per essere utilizzata a fini venatori a differenza delle precedenti Unità Di Gestione (UDG). Il rispetto delle nuove regole è di fatto impossibile da attuare in buona parte delle aree montane prive di segnale telefonico, necessario alla visualizzazione della cartografia con la geolocalizzazione del cacciatore (ZeroGis) e la prenotazione dell’uscita di caccia (App Infocaccia). Nei fatti anche nelle zone coperte da segnale, si dovrebbe cambiare spesso il numero del quadrato di riferimento, rendendo impossibile l’attività di selezione. La superficie delle singole aree prenotabili (16 ha) è troppo ristretta. Anche estendendo la prenotazione alle otto celle adiacenti (circa 144 ha), come è stato in seguito fatto solo per le specie cervo e daino, il selecontrollore ha uno spazio limitato di movimento rispetto alle precedenti UDG con il costante richio di sconfinamento. Le nuove modalità contrastano con le finalità della caccia di selezione che è quella di favorire il completamento dei piani di abbattimento a tutela degli obiettivi di contenimento delle specie per cui la caccia di selezione è consentita ed anzi negli ultimi anni da più fronti incentivata. Vi è anche il concreto rischio, in base al sistema introdotto, che i selecontrollori vengano a trovarsi a cacciare nelle stesse celle in piu cacciatori senza saperlo, con gravi rischi anche per la sicurezza, oltre che per l’efficacia della selezione (disturbo della selvaggina). Il sistema di turnazione nelle zone di caccia (ove previsto), consente le aggregazione tra più selecontrollori, ma con il nuovo sistema è di fatto impedito, perchè non consente ai coordinatori di conoscere in anticipo la localizzazione degli iscritti e quindi disporne il coordinamento, requisito fondamentale per la sicurezza. Ricordiamo che per oltre trent’anni si è cacciato di selezione, senza che accadesse nessun incidente. E’ evidente, in merito alla sicurezza, la validità del vecchio sistema. I piani di abbattimento con il nuovo sistema difficilmente verranno portati a termine, con aumento dei danni alle coltivazioni ed agli agricoltori e con la possibilità di aumento di incidenti stradali. Con l’occasione si ricorda che i selecontrollori sono da sempre favorevoli ad un maggior controllo da parte degli agenti di vigilanza e pertanto avevano proposto, senza risultati, all’Atc 4 Firenze Nord-Prato, di utilizzare la griglia forestale per indicare il punto di parcheggio dell’auto. Da ultimo ci sono da considerare i tempi di approvazione delle nuove regole. Ciò è avvenuto dopo la scadenza del pagamento dei bollettini inerenti la caccia di selezione a Capriolo, Daino e Muflone e Cervo. Non ci pare corretto cambiare le regole dopo aver pagato stabilendo peraltro contemporaneamente che per quest’anno non saranno concessi rimborsi a chi decide di non svolgere la relativa attività venatoria. Va infine ricordato che anche le osservazioni – tutte unanimemente di netta opposizione alla nuova disciplina – presentate dalle principali associazioni venatorie (che peraltro esprimono alcuni dei componenti del Comitato di gestione) Federcaccia, Arcicaccia e Enalcaccia, sono state del tutto inascoltate. Per questi motivi i coordinatori dei vari gruppi dell’ATC hanno rassegnato con effetto immediato le loro dimissioni in blocco non potendo svolgere i compiti di coordinamento a loro assegnati in presenza delle nuove norme imposte unilateralmente dall’ATC.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Settembre 2026




