
BORGO SAN LORENZO – Fratelli d’Italia, Forza Italia e Futuro Nazionale commentano la Variante al Piano Operativo Comunale voluta dall’amministrazione Romagnoli. Focalizzando l’attenzione sopratutto sulle aree produttive e sull’ex-ospedale di Luco.
La nuova variante al Piano Operativo Comunale di Borgo San Lorenzo mostra un’amministrazione Romagnoli costretta a fare i conti con la realtà, dopo anni di battaglie ideologiche e slogan ambientalisti usati spesso come bandiera politica. Il documento, avviato dalla giunta nel 2026, rivela alcune giravolte significative rispetto alla narrazione con cui l’attuale sindaco ha costruito buona parte del proprio percorso pubblico.
Il primo nodo riguarda il consumo di suolo e, più in generale, il rapporto con il mondo produttivo. Romagnoli ha costruito la sua carriera politica sulla linea dura contro la cementificazione e contro le espansioni commerciali, ma oggi la variante si limita a ridurre — non a cancellare — l’espansione prevista nell’area dell’Ingresso Ovest della città. I problemi di traffico restano irrisolti, mentre lo spirito delle vecchie “barricate contro i supermercati” sembra essersi improvvisamente ammorbidito.
E qui emerge il dato politico più interessante: finalmente anche la sinistra borghigiana sembra aver capito l’importanza delle aziende, tanto da voler evitare che alcune realtà produttive possano spostarsi altrove, magari verso La Torre, Pianvallico o Vicchio. Dopo anni di disinteresse verso il tessuto economico locale — basti ricordare il rifiuto alla Fila — la realtà si è imposta e qualcuno, evidentemente, si è svegliato.
Riconoscere il valore delle imprese significa riconoscere il valore dell’occupazione, del lavoro, del gettito fiscale e quindi della capacità di spesa di un Comune. Significa anche comprendere che un territorio con aziende vive, solide e radicate può permettersi servizi migliori e, potenzialmente, una pressione fiscale più sostenibile per cittadini e famiglie. Scarperia insegna: dove il tessuto produttivo è considerato una risorsa e non un fastidio, anche le casse comunali possono respirare.
Ma trattenere e attrarre aziende non significa soltanto aumentare gli spazi disponibili. Serve una visione complessiva, che tenga insieme aree produttive, infrastrutture, collegamenti e mobilità. Un’impresa sceglie dove insediarsi anche in base alla facilità con cui merci, lavoratori, clienti e fornitori possono muoversi. Senza un sistema di mobilità efficiente, senza accessi adeguati, viabilità funzionale e collegamenti rapidi con il resto del Mugello e con l’area fiorentina, anche le nuove previsioni urbanistiche rischiano di restare una risposta parziale. Lo sviluppo non si costruisce solo disegnando spazi sulle mappe, ma rendendo quei luoghi davvero raggiungibili, competitivi e utili.
Ancora più emblematico è il caso di Rabatta. L’ampliamento dell’area produttiva su suolo vergine viene avallato esplicitamente per evitare la delocalizzazione delle imprese. È una scelta che, letta senza paraocchi, conferma ciò che molti sostengono da tempo: senza spazi, senza infrastrutture e senza una visione favorevole allo sviluppo, le aziende se ne vanno. E quando se ne vanno le aziende, se ne vanno posti di lavoro, entrate fiscali e prospettive per il territorio.
La giravolta è evidente. Quella stessa sinistra mugellana che per anni ha guardato con sospetto ogni ipotesi di sviluppo produttivo oggi si trova a giustificare nuove previsioni urbanistiche proprio in nome della tutela delle imprese. Una resa alla realtà, più che una scelta di visione.
Resta infine il tema dell’ex Ospedale di Luco, struttura di grande valore storico e identitario, che lo stesso Romagnoli conosce bene, essendo autore di un saggio sul tema pubblicato nel 2019. Anche qui la variante non scioglie il nodo politico e amministrativo più delicato: il fallimento del progetto dell’Accademia musicale. Il documento evita una vera presa d’atto e lascia l’immobile in una sorta di limbo urbanistico, con il rischio concreto di condannarlo a un declino definitivo.
La variante è ancora in fase di consultazione pubblica. I cittadini potranno presentare osservazioni prima dell’approvazione definitiva. Ed è proprio in questa fase che il dibattito dovrebbe uscire dagli slogan e affrontare il punto vero: Borgo San Lorenzo vuole essere un territorio capace di trattenere lavoro, imprese e opportunità, oppure vuole continuare a scoprirne l’importanza solo quando il rischio è ormai quello di perderle?
Fonte: Centrodestra Borgo San Lorenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 giugno 2026



