Storie che si ripetono. Mi riferisco a quelle legate alla contabilità per l’amministrazione dei servizi nei piccoli Comuni. Adesso tocca a Londa e San Godenzo. Centri abitati di poco fuori dall’area geografica conosciuta come Mugello. Tuttavia così vicini a questo per esserne legati da antichi vincoli sociali, economici, territoriali. E, comunque, non è affatto il compito della geografia quello di dividere alcunché.

Così, giorni fa, ad inizio mese, sono stati i primi cittadini di questi due Comuni a lanciare il grido d’allarme. Anzi, il lamento è stato proposto in forma scritta, stilato in una missiva spedita a più indirizzi. Uno è quello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A seguire quello del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi. Infine quelli dei parlamentari eletti nella circoscrizione di zona. Sicché i sindaci, Aleandro Murras di Londa e Alessandro Manni di San Godenzo, hanno chiesta, a tutti questi interlocutori, una maggiore attenzione sulle problematiche inerenti la vita istituzionale delle loro piccole realtà comunali.

Un problema ormai annoso. I bilanci d’esercizio, in generale, di tutti i Comuni italiani, ma ancor di più quelli dei centri minori, con una popolazione residente al di sotto della soglia dei 5000 abitanti, non trovano la quadratura contabile. Molti sono caratterizzati da un rosso profondo, da un disavanzo reiterato anno dopo anno. In qualche caso i cosiddetti buchi di bilancio sono frutto di politiche scellerate. In altri, e credo sia la fattispecie di Londa e San Godenzo, sono dettati da nuove regole ed altrettanti tagli ai finanziamenti statali, con la riduzione delle risorse al fondo di solidarietà comunale. A tutto ciò si sommano le restrizioni dovute dal patto di stabilità e di salvaguardia della spesa pubblica corrente.
In un simile contesto è impossibile anche impostare i bilanci preventivi, ovvero ipotizzare coperture finanziare su progetti a venire. Si tira a campare. Fra i sogni, quelli di promuovere lo sviluppo del territorio e di garantire una dignitosa qualità della vita. E la realtà, con l’evidenza di chiudere i bilanci consuntivi con forti perdite e lo spettro di un possibile commissariamento della macchina comunale. Insomma niente di nuovo.
Ed appunto nell’introduzione ho scritto di storia che si ripete. E’ una malattia geriatrica che affligge i piccoli Comuni. Si perché, proprio questa nuova vicenda presenta i connotati dei prodromi che avevano anticipata la diagnosi, non più di tre anni fa, per un’ipotesi terapeutica di fusione amministrativa fra i Comuni mugellani di Scarperia e San Piero a Sieve. Stessa diagnosi, identica malattia. Inevitabile anche un’uguale terapia. Ovvero la fusione o l’incorporazione con Comuni limitrofi.
Questa opinione sembrerà un consiglio gratuito, non richiesto. Anche saccente e fuori luogo. Una provocazione che potrà offendere o irritare i cittadini dei due Comuni. Ma, essi stessi, dovranno scegliere. Ed ho una consapevolezza. Che fare? Meglio ritagliarsi il ruolo di centro urbano che contribuisca a mantenere vivo un Comune più grande, piuttosto che arroccarsi in un fatuo campanilismo per rimanere capoluogo di un Comune prossimo all’estinzione.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 agosto 2015



