
FIRENZE – L’inchiesta preliminare sulla morte del giovane ferroviere vicchiese Fabrizio Fabbri, che morì nel 2014 stritolato sotto le ruote di un treno alla stazione di Santa Maria Novella, si è conclusa. Il procuratore Filippo Focardi ha inviato l’avviso del termine delle indagini a quattro persone fisiche e alla società Trenitalia, che adesso possono presentare richieste, inviare documentazioni e farsi interrogare. Ne ha dato notizia questa mattina il quotidiano La Nazione.
Il 2 gennaio 2014 Vicchio visse una tragedia. Fabbri, un ragazzo attivo nel volontariato, autista della Misericordia, tra i più attivi donatori di sangue Fratres, di cui era una colonna portante, ricordato ancora oggi “come uno dei vicchiesi migliori”, lasciò una moglie, un figlio, e un paese nel lutto e nel dolore. Morì svolgendo il suo lavoro di manovratore di treni a Firenze, cercando di fermare un treno che stava conducendo in stazione dal deposito del Romito. Era solo alla guida ed era sceso quattro volte per azionare gli scambi. L’ultima volta il treno si mosse accidentalmente, lui cercò di raggiungerlo correndo per 150 metri, ma poi finì travolto. Fu un difetto della macchina o un errore umano? Le inchieste preliminari oggi hanno indicato alcune responsabilità, accertando che la tragedia si è verificata, oltre che per alcune manovre avventate e rischiose del Fabbri, per una errata e illegittima organizzazione del lavoro. Dovranno rispondere dei loro atti o delle loro omissioni i dirigenti Gianluca Scarpellini, Silvano Padovani, Paolo Petrioli e Sergio Bernardini.
Massimo Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 marzo 2017


