MARRADI – Grande festa, domenica 28 agosto, a Badia della Valle, monastero fondato da San Pier Damiani nel 1053, che trovò proprio nella Valle Acerreta il luogo ideale per solitudine e bellezza dove fondare le sue comunità.
Ancora oggi il complesso si erge con forza in un ambiente incontaminato come testimonianza di pace e spiritualità che parla di monachesimo e santità, dove il tempo sembra si sia fermato.
Domenica ricorreva la tradizionale festa della Madonna dl Carmine, che da sempre si tiene l’ultima domenica di agosto, a Badia della Valle. In questa occasione la parrocchia di Lutirano ha voluto ricordare la figura di don Paolo Coradossi nel 25° anniversario della morte.
Il sacerdote, dopo alcuni anni presso la parrocchia di Gamogna, dal 1937 al 1942, ha dedicato tutta la sua vita, dal 1942 al 1992, a Badia della Valle e alla sua gente.
Il programma della giornata ha avuto inizio alle ore 16 con la commemorazione dedicata alla figura di don Paolo, unitamente ad alcune riflessioni sul valore sociale delle parrocchie negli anni del dopoguerra. La relazione introduttiva è stata tenuta da Quinto Cappelli, insegnante, giornalista e scrittore, che da sempre ha dedicato i suoi studi e molti saggi storici alla chiesa e alla società della Romagna-Toscana. L’ultima fatica: “Le radici di una vocazione” è dedicata alla biografia del cardinale Gualtiero Bassetti, di origine marradese, che, proprio in questi territori ha maturato la sua prima formazione culturale e spirituale, attingendo all’insegnamento e all’esempio di due sacerdoti: il romagnolo don Pietro Poggiolini e il toscano don Giovanni Cavini.
Il professor Cappelli, dopo una breve presentazione biografica di don Coradossi, nato a Castel Dell’Alpe di Premilcuore, formatosi nel seminario di Modigliana e di Firenze, si è poi soffermato sul valore sociale dell’attività dei sacerdoti nella società del tempo.
Nell’introduzione alla biografia del cardinale Bassetti si legge: “I preti, come pastori d’anime, ma anche come padri, cercavano e favorivano l’incontro diretto con i parrocchiani per scrutarne i volti, gli sguardi e le ferite”.
Il ricordo specifico della figura di don Coradossi addentro la parrocchia, è stato svolto dalla sottoscritta che ha avuto la fortuna di vivere insieme alla famiglia, dal 1956 al 1973, a Badia della Valle.
È stato un privilegio vivere in un luogo così bello e aver condiviso con don Paolo e la sua famiglia anni di vita che sono rimasti indelebili nella mia memoria; il ricordo si vela di commozione per un mondo che non esiste più e che proprio in quegli anni si apriva a nuovi orizzonti.
La parrocchia era il fulcro di tutto il territorio e il tempo era cadenzato dal ciclo delle stagioni, fatto di semine, mietiture e vendemmie… e dal calendario liturgico con le sue feste ricorrenti, organizzate in maniera ineccepibile da don Paolo.
Personalmente ricordo in particolare alcuni riti: le Rogazioni, quando in processione ci si recava al mattino presto in alcune zone della campagna per pregare propiziando abbondanza nei raccolti. Anch’io ho voluto puntualizzare l’aspetto sociale della missione di don Paolo in quegli anni in cui i sacerdoti con la loro umanità riuscivano a farlo coincidere con l’aspetto spirituale.
Ricordo un piccolo circolo in parrocchia dove si potevano acquistare anche i generi alimentari di prima necessità, e poi l’impegno per ospitare la scuola elementare nella casa canonica al fine di dare la possibilità ai ragazzi di frequentarla senza troppi sacrifici. La scuola serale per adulti in un tempo in cui l’analfabetismo era ancora molto forte nelle zone di campagna.
Don Coradossi era poi sempre vicino alle famiglie più bisognose come una moderna Caritas, con aiuti concreti in denaro, in beni di consumo e assistenza sociale.
Nel corso dell’incontro ci sono stati altri interventi da parte di Giovanni Felice, rappresentante della Comunità della Valle Acerreta e residente a Badia e della professoressa Donatella Lippi, discendente della famiglia Catani, che hanno riportato altri aneddoti a conferma dell’impegno di don Paolo nel condividere la condizione sociale della sua gente.
Era un sacerdote della tradizione, con modi spesso severi a volte anche burberi, ma sempre capace di pensare e progettare il futuro, soprattutto capace di realizzare appieno la vocazione sacerdotale nel portare Gesù fra il suo popolo.
Per l’occasione l’artista faentino Pietro Lenzini ha realizzato una pregevole opera grafica dove appare l’immagine di don Paolo sullo sfondo di Badia della Valle e di san Pier Damiani, dalla quale è stata ricavata una litografia in 50 copie numerate e firmate dall’autore.
Al termine della conferenza è stata celebrata la Messa festiva presieduta da don Francesco Coradossi, nipote di don Paolo, attualmente parroco a Lugo di Romagna, quasi a rappresentare un’ideale eredità. Don Francesco, ricordando lo zio carissimo, ha fatto riferimento a un mondo che non c’è più ma che appartiene al patrimonio della memoria mantenendo inalterata la sua forza valoriale ed ideale anche per le odierne generazioni.
Infine, i molti partecipanti si sono ritrovati per un momento conviviale sul sagrato della chiesa con le buone cose preparate dai parrocchiani e la musica della Banda di Popolano, nonché al suono argentino delle campane della maestosa torre da poco restaurata.
Fedora Anforti Bassetti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 settembre 2022






