SCARPERIA E SAN PIERO – La lettera giaceva da qualche giorno sulla scrivania del Pievano, sotto altra corrispondenza ricevuta durante la settimana. Lo stemma della Segreteria di Stato, impresso sulla busta, era perciò rimasto nascosto.
Così Don Daniele Centorbi, parroco di San Piero a Sieve, l’ha vista solo domenica mattina quando, intuendone il contenuto, l’ha aperta e letta di prima mattina nel suo studio.
“Dal Vaticano 24 giugno 2021”. La missiva reca la data della festa di San Giovanni Battista…
Un paio di settimane abbondanti per arrivare da San Pietro a San Piero.
Comunque molto meno del tempo passato da quando la comunità parrocchiale sampierina aveva deciso di scrivere una lettera al Santo Padre per “invitarlo” alla festa del proprio storico Pievano Don Novello Chellini, nel venticinquesimo anniversario della morte.
Queste le parole indirizzate a Papa Francesco a fine marzo e spedite per raccomandata con una breve lettera di accompagnamento di Don Daniele:
Carissimo Santo Padre,
mai ci saremmo immaginati di sentire la necessità, un giorno, di scrivere una lettera al Papa. Noi che pure L’abbiamo sempre nel cuore:
che non ci dimentichiamo di pregare per Lei e secondo le Sue intenzioni;
che Le siamo riconoscenti per la guida profetica della Chiesa, in questo tempo così difficile;
che nutriamo sincera e profonda gratitudine per il Suo Magistero e per le Sue parole di insegnamento.
Come quelle rivolte ai sacerdoti durante la Sua prima Messa Crismale, il Giovedì Santo di otto anni fa.
«Questo vi chiedo: di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini».
Nel sentire quell’esortazione, a molti di noi il pensiero andò spontaneo, allora, alla memoria di un nostro caro Pievano, deceduto da diversi anni e che per quasi mezzo secolo è stato guida del popolo di San Piero a Sieve, Diocesi di Firenze: Don Novello Chellini.
In questi giorni, ripensando a lui nell’approssimarsi del venticinquesimo anniversario della morte, ci sono tornate alla mente quelle Sue parole di allora, Santo Padre.
Subito è nato il desiderio di scriverLe:
per condividere con Lei il nostro sentimento di gratitudine a Dio per averci dato un pastore che ha sempre avuto l’odore di noi, suo gregge;
per chiedere a Lei, Santità, servo dei servi di Dio, una preghiera di benedizione per Don Novello Chellini, parroco della nostra Pieve dal 1949 al 1996.
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A venticinque anni dalla sua morte in paese è ancora vivo il ricordo di Don Novello e non si è affievolito l’affetto di quanti lo hanno conosciuto. Tutti ricordano il bene fatto da questo sacerdote, che in modo discreto ma attento, è stato sempre vicino al suo popolo in un lungo periodo di profondi cambiamenti sociali e di grande rinnovamento religioso.
Don Novello Chellini nacque a Montespertoli il 12 febbraio 1915.
Terminati gli studi nei seminari fiorentini, fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1937 nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore dal Venerabile Cardinale Arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa. Maestro e rettore dal 1942 del Collegio Eugeniano, venne nominato Parroco di Badia a Settimo, dove trascorse il periodo del passaggio della Seconda Guerra Mondiale con gli ingenti danni che ne conseguirono.
Nel gennaio 1949 arrivò come Pievano della Pieve di San Pietro a San Piero a Sieve (anche Don Novello ha avuto al sua Piazza San Pietro!), dove è rimasto fino alla morte avvenuta nel 1996.
Nel lungo periodo vissuto nella nostra Parrocchia, Don Novello è stato prima di tutto servitore premuroso della sua Chiesa e del gregge che gli è stato affidato. Ho vissuto con dedizione la fedeltà ad un rapporto quotidiano con la comunità parrocchiale nei tre ambiti che gli era caro ricordare in ogni bilancio della sua esperienza pastorale: la liturgia, la catechesi e la carità.
Ma il suo operato ha oltrepassato l’ambito strettamente parrocchiale ed è stato di generoso servizio ai bisogni dell’intero paese.
Dall’attenzione alle persone malate e bisognose, all’opera di insegnamento presso le scuole pubbliche, dal sostegno alle attività dell’asilo e alla presenza delle suore sino alla promozione di varie realtà associative che hanno trovato negli spazi parrocchiali, messi gratuitamente a disposizione, la sede delle loro attività.
Perciò l’intero paese lo ha pianto il girono della sua improvvisa morte, all’età di ottantuno anni.
La mattina del 4 aprile 1996, Giovedì Santo, Don Novello fu stroncato da un infarto a poche centinaio di metri dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, presso la quale si stava recando per la Messa Crismale presieduta dal Cardinale Arcivescovo di Firenze Piovanelli.
In Duomo tra gli altri lo attendeva anche il fratello sacerdote, di qualche anno più giovane, Don Giovanni.
Solo a fine celebrazione giunse a tutti la notizia che Don Novello avrebbe vissuto l’imminente Pasqua con il suo Signore.
Le esequie furono celebrate nella nostra Pieve dal Cardinale Arcivescovo Piovanelli il 6 aprile, Sabato Santo, il giorno del grande silenzio in cui Gesù è nel sepolcro in attesa della Resurrezione.
Al termine Don Novello fu tumulato in un comune tomba nel cimitero comunale con una semplice foto che lo ritrae nell’atto di spiegare il Vangelo.
Un anno dopo il fratello Don Giovanni e l’intera comunità parrocchiale fecero apporre una lapide in ricordo di Don Novello, Pastore Buono, sulla facciata della Pieve.
Nel 2006, in occasione dei 10 anni dalla morte, l’Amministrazione Comunale votò all’unanimità l’intitolazione al Pievano del sagrato, ora Piazzetta Don Novello Chellini.
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Santo Padre, il 4 aprile prossimo, Pasqua di Resurrezione, saranno venticinque anni dalla morte di Don Novello Chellini.
Abbiamo pensato a varie iniziative per ricordare pubblicamente la sua figura.
Le realizzeremo, nelle settimane successive, secondo quanto consentirà l’attuale situazione legata alla pandemia.
Di sicuro non mancherà quello che Don Novello chiamava “ il fiore più bello che non appassisce”: la nostra preghiera.
Don Novello Chellini, morto il Giovedi Santo di 25 anni fa, è stato davvero per noi quel pastore che sa di pecore, sempre in mezzo a noi suo gregge che egli ha amato sino alla fine.
Per questo Le abbiamo scritto questa lettera, Santità: per farle conoscere Don Novello e chiederLe di volersi unire alla nostra preghiera, benedicendo il nostro Pievano e noi tutti che abbiamo beneficiato della sua cura pastorale.
Che Dio benedica anche Lei, Santo Padre, perché possa continuare a guidare il popolo di Dio avendo sempre dinanzi agli occhi l’esempio di Cristo buon Pastore, venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita per le pecore.
E a noi conceda il Signore sincera volontà di comunione con Lei, docilità ai suoi insegnamenti e sacerdoti santi che ci aiutino a sperimentare la gioia del Vangelo.
Domenica scorsa ne era passato di tempo dalla stesura e dall’invio della lettera.
Pochi se ne ricordavano ancora dopo le prime settimane, quando ogni giorno si attendeva l’arrivo del postino ed in parrocchia c’era la consegna di non lasciare suonare il telefono troppo a lungo, soprattutto se la chiamata arrivava da un numero privato…
Poi il tempo trascorso aveva calmato l’attesa.
Ma la settimana scorsa, a sorpresa, è arrivata la lettera della Segreteria di Stato con la quale Papa Francesco ha fatto pervenire la sua Benedizione Apostolica “con l’augurio di camminare sempre sulla via percorsa dal caro Don Novello per testimoniare la gioia della sequela di Cristo”, perché “la missione di annunciare il Vangelo, affidata ai discepoli, non si basa sulla grandezza delle forze umane, bensì sulla disponibilità a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo”
Don Daniele l’ha letta al termine della Messe, poco dopo che nell’omelia aveva commentato il Vangelo della XV Domenica del Tempo Ordinario. Quello nel quale Gesù invia i Dodici all’essenzialità della missione, da cui nasce la Chiesa Apostolica e della quale Don Novello fu instancabile “staffetta”.
Coincidenze, tempi postali e dello spirito, segni della Provvidenza:
comunque ogni destinatario voglia leggere l’arrivo di questa lettera, una benedizione!.
Fabio Berti
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 luglio 2021



