
BORGO SAN LORENZO – Luca Tagliaferri ci invia un suo nuovo scritto. Volentieri lo pubblichiamo.
Infuriava sulle dolomiti la guerra Austro/ungarica e tedesca, gia dai primi giorni del 1915. Le truppe italiane resistevano e perivano sulle montagne, fino alla “Disfatta di Caporetto”. Cosi il Generale Armando Diaz decise di arruolare nuove forze, fra gli italiani giovani.
Mio nonno appena diciottenne venne convocato e partì per Tarvisio ai piedi delle Alpi Retiche. Giunto in città, fu assegnato ad un battaglione di Fanti, soldati appiedati di montagna e fu equipaggiato con Tuta Militare, di fustagno pesante color verde scuro, zaino pieno di vestiti per il cambio, gavetta per il cibo, cappello e guanti, moschetto con baionetta al fianco, munizioni, poche.
Però con le sue origini contadine gli fu assegnata anche la custodia di un Mulo (figlio di una Asina ed un Cavallo, addestrato per il trasporto di materiale militare sulle linee di guerra su in alta montagna.
Il nonno lo chiamò Giuliano e dopo averlo carezzato a lungo, gli parlò dolcemente nel lungo orecchio destro. Per tutta risposta il Mulo, con le froge umide, lambì il viso del nonno. Il comandante della compagnia, fece firmare al nonno, le regole di ingaggio, da rispettare severamente.
La regola principale prevedeva che salendo la montagna, in fila, con i muli carichi di armi e provviste per i soldati del fronte, in caso di pericolo per un animale, il conduttore si sbarazzasse della bestia e del carico facendoli precipitare nel burrone sottostante. La norma non era discutibile, così una brutta mattina una lunga fila di Fanti e Muli parte da Tarvisio per le montagne sovrastanti.
Dopo ore di cammino, rigorosamente in fila uno ad uno, soldato, mulo, soldato, mulo, soldato, mulo, arrivati su di un sentiero stretto sul fianco della montagna, con il dirupo sottostante, i muli a malapena transitavano, sfregando i loro carichi contro le pareti del sentiero.
Fu così che il mulo del nonno, Giuliano il mulo, sfregando il carico di cibarie e esplosivo contro la parete, diede inizio a scintille infuocate che facevano presagire un incendio e una conseguente deflagrazione con pericolo di morte per fanti e muli.
La regola avrebbe richiesto che il nonno spingesse il mulo con il suo carico nel burrone, sacrificandoli per il bene della carovana.
Ma il Nonno, forte, coraggioso e disobbediente, afferra il mulo per le briglie e tenendolo calmo e fermo, scioglie il carico sotto il ventre dell’animale sganciando le cinghie di cuoio e lo fa precipitare nel burrone.. il Mulo ha capito e si ferma, soffia forte con le froge, mentre gli altri fanti abbozzano un ringraziamento per il coraggio del nonno.
Al ritorno a Tarvisio, il comandante della compagnia, contro la sua stessa volontà, ordina una settimana di cella di rigore per il Nonno. Ma figuratevi se per lui fosse un grosso sacrificio.
Scoronconcolo
Asino Sapiente
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 Novembre 2024

