MUGELLO – Pucci Cipriani ci invia una lettera su un’esperienza da lui fatta con l’AI. Che evidentemente non è troppo intelligente o aveva voglia… di scherzare.
“Per Carnevale ogni scherzo vale” ho realizzato l’altra notte (la notte di Berlingaccio) quando, nella ricerca dei miei articoli in “Europa Cristiana”, il giornale on line a cui, da tempo, collaboro, ho usato le parole chiave per ricercare un mio articolo su don Milani “Quando don Stefani insegnò ai ragazzi di don Milani – Europa Cristiana – Pucci Cipriani” e invece del mio articolo apparve una nota di AI che tra l’altro recitava: “Don Stefani era attivo negli anni 60 collaborando con il mondo di don Milani a Barbiana e a Firenze, partecipando a dibattiti (…)in contesti culturali come quello di Pucci Cipriani fondatore di Controrivoluzione, che lo ricordò pubblicamente, sottolineando la vicinanza con don Milani (…) E sapete quali erano le iniziative culturali a Firenze alle quali partecipava il detto don Luigi Stefani? Erano “quelle legate a don Milani e Pucci Cipriani” (Niente di meno) Ergo Don Stefani: “Insegnava e partecipava a questi dibattiti negli anni 60 ” E naturalmente era collaboratore di don Milani.
La mattina di venerdì ricompongo le parole chiave e che ti trovo? Per AI don Stefani non esiste più e io non sono il “collaboratore” di don Milani ma il solito bieco “detrattore” di don Milani che ha fatto, insieme all’avvocato Ruschi il libro “Da Barbiana al Forteto: Don Milani e il Donmilanismo”(Ed Solfanelli) etc, etc etc
Passano alcune ore e AI cambia ancora (evidentemente alimentata da qualche buontempone) ora sparisce, finalmente il mio nome e riappare quello di don Luigi Stefani che ” Non ha insegnato ai ragazzi di don Milani a Barbiana, ma è stato collaboratore e amico stretto di don Milani ” e altre sciocchezze del genere.
A questo punto mi fermo, senza prima non aver ricordato che don Luigi Stefani, capo di quei cappellani militari, contro i quali don Milani scrisse la famosa “lettera” in cui si affermava che “L’Obbedienza non è più una virtù”: fu una polemica virulenta. Don Stefani si recò a Barbiana, su, richiesta dei giovani de “Lo Sprone” nell’intento di chiarire la cosa e di abbracciare don Milani come fratello nella fede: purtroppo don Milani, di fronte ai ragazzi della scuola di Barbiana, intentò un umiliante processo popolare nei confronti del “capo dei cappellani militari che portava i soldati a morire” (sic). Don Stefani rimase profondamente amareggiato e, su consiglio del cardinal Florit, non volle più parlare di don Milani e di quei fatti. Questo è stato confermato dal dottor Michele Brancale, allora giovane cronista de “La Città” che, negli ultimi anni di vita di Mons. Stefani, cercò di avere da lui un’intervista che gli fu sempre negata.
Per quanto riguarda il sottoscritto è da sessant’anni che ha scritto e scrive su Don Milani, avversando non la persona ma le idee e quel Donmilanismo fanatico e becero, beccandosi legnate (e certe dichiarazioni fanno più male del manganello), censure, critiche etc. ma riconoscendo a don Milani il fatto che volle morire con i Sacramenti della Chiesa e seppellito nel cimitero della sua parrocchia e di aver sempre rifiutato la mentalità materialista (“A me i Sacramenti me li da’ la Chiesa e non l’Espresso”) di tanti suoi sostenitori.
Insomma, tornando allo scherzo di Carnevale nella notte di Berlingaccio si vede che qualcuno (alimentando con dati stupidi AI) ha voluto, fino in fondo attaccarsi all’antico adagio, “Berlingaccio chi non ha ciccia ammazzi il gatto”-
Ma loro invece del gatto hanno ucciso la verità.
Pucci Cipriani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 febbraio 2026





