VICCHIO – Un ragazzo di 16 anni, di Vicchio, dopo aver accusati alcuni sintomi riconducibili al Covid-19 ha deciso di fare la scelta più responsabile: auto-isolarsi e correre subito a fare un tampone. Proprio per ricevere la risposta il prima possibile ha scelto di andare a Campi Bisenzio, perché era possibile fare il test nei tempi più rapidi. Peccato che la risposta sia arrivata dopo cinque giorni, invece delle 48 ore previste. Ecco il suo sfogo:
Domenica 18 ottobre mi sono sentito male durante la notte, dunque la mattina seguente decido di misurarmi la temperatura e scopro di avere la febbre. Da lunedì 19 inizio ad avere vari sintomi influenzali, tutti coincidenti con i sintomi ricongiungibili al COVID-19.
A questo punto io e la mia famiglia decidiamo di attivare tutte le misure di isolamento previste per questa situazione e di prenotare il tampone. Mercoledì 21 mi dirigo quindi a Campi Bisenzio per effettuare il test e con gran sorpresa mi trovo davanti ad un servizio particolarmente efficiente e apparentemente molto funzionale. Dopo aver eseguito il test e dopo esser stato informato di ricevere una risposta entro 48 ore inizio la mia attesa. Passano le 48 ore fatidiche ma ancora nessun esito quindi in data sabato 24 ottobre decido di contattare l’assistenza telefonica dell’ASL che però non è disponibile durante il fine settimana (cosa impensabile a mio avviso durante una situazione globale simile). Ansioso di ricevere l’esito del tampone ma soprattutto delle spiegazioni riguardo il ritardo, oggi lunedì 26 chiamo il numero indicato per l’assistenza e incredibilmente non risponde nessuno tranne che un messaggio pre registrato il quale avvisa che “l’attesa prevista è superiore a un’ora”. Tramite contatti personali vengo a scoprire che la causa del ritardo sono stati malfunzionamenti dei macchinari adibiti all’esaminazione dei test.
Ora, non metto in dubbio che si possano presentare problemi a macchine e a sistemi di esaminazione, ma non ritengo accettabile che una famiglia venga lasciata all’oscuro riguardo l’esito di un tampone e che soprattutto non le vengano date spiegazioni riguardo il ritardo direttamente dagli organi competenti. Attualmente resto ancora in attesta di una risposta dal centralino dell’assistenza e del risultato del test”.
Il risultato, positivo, è arrivato nella sera di lunedì 26 ottobre. “Grazie al cielo – spiega la mamma – mio figlio sta bene e non ha più sintomi, e fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di isolarlo subito, salvaguardando così anche la nostra salute. Domani andremo tutti a fare il tampone, e sperando che siano tutti negativi e che i risultati arrivino nei tempi giusti questa volta. In 2/3 giorni potremo dire conclusa questa brutta avventura. Però è ancora più evidente quanto sia importante avere risposte nei tempi giusti. Comunque, so per certo che amici di mio figlio, che hanno fatto il tampone con lui, stanno ancora aspettando. Il nostro disappunto è stato causato non tanto da un macchinario rotto, può succedere, quanto dalla totale mancanza di attenzione nei confronti di cittadini che hanno il diritto di ottenere una risposta, fosse anche “scusate, si è rotto un macchinario”.
( Rubrica Dai Lettori)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 Ottobre 2020






2 commenti
Allora direi che è inutile fare di tutta l’erba un fascio, affermando che i cittadini non sono dotati di buon senso. Il ragazzo avrebbe potuto far finta di nulla, curarsi dalla febbre e continuare la vita di sempre, invece no.
Queste cose ti fanno venire rabbia. Il ragazzo è stato “fortunato” perché va a scuola, che al momento non viene frequentata in presenza fisica, e anche se fosse, sarebbe bastata la giustificazione dei genitori. Ma quando lavori si fa complicata la cosa: sei una risorsa in meno e crei ansia nell’attesa, perché rischi pure di far chiudere l’attività. Ovviamente la salute è prima di tutto, certo, ma devi pur campare.
Ne ho sentite troppe di storie di ritardi nei risultati… Tutti con i macchinari rotti?
Ben altro: campioni persi,o, addirittura buttati via!
Salve il ragazzo ha fatto benissimo a seguire la strada dell’isolamento fiduciario. Io stessa in agosto ho passato 19 giorni in isolamento per un contatto con positivo e so bene che cosa significa essere chiusi in casa ad aspettare. Ma vorrei dire anche un’altra cosa. Questa mattina sono andata all’ospedale di Borgo San Lorenzo a donare il sangue e mi sono accorta che alle 7.30 c’ero solo io a donare ma c’erano ben 6 persone tra infermieri e addetti all’accettazione a “lavorare” per me. Forse potrebbero essere utilizzate in modo più efficiente le risorse umane nel campo sanitario? Grazie per avermi letto.