SCARPERIA E SAN PIERO – Abbiamo incontrato Dario Duina, titolare della Savind srl, a Pianvallico. L’occasione è data dalle sue “nozze d’oro”, da imprenditore, con il Mugello. E così Duina racconta la propria azienda e il suo speciale rapporto con la terra mugellana.
Da dove parte la sua storia? Come è arrivato un bresciano nel Mugello mezzo secolo fa?
Sono nato in Valcamonica, nella parte nord di Brescia. Studiavo ingegneria: dopo cinque anni avevo fatto poco più della metà degli esami, perché tra i venti e i venticinque anni ci sono tante di quelle cose da fare! Mio padre allora mi disse: «Ascolta, non vuoi diventare ingegnere? lo vuoi tu, la preparazione tecnica di base non ti manca». La mia famiglia aveva un’azienda molto interessante a Barberino, la Tecnol, e mio padre decise di mandarmi laggiù a fare esperienza. Forse pensava che dopo qualche mese lontano da casa me ne sarei tornato a Milano a finire gli studi. E invece mi sono trovato subito bene, anche perché finalmente ero via da casa.
Che cosa è successo poi a quella prima azienda?
Dopo qualche anno la mia famiglia ha avuto problemi finanziari piuttosto grossi e la ditta è stata venduta. Il nuovo proprietario della Tecnol, però, mi disse che per lui era molto interessante che io rimanessi. Sono rimasto, ma dopo cinque anni è riemerso l’imprinting imprenditoriale della mia famiglia. Alla fine del 1981 così ho fondato la mia azienda, la Savind, rilevando una nicchia dei lavori che si facevano a Barberino: i trattamenti delle superfici metalliche, coperture, verniciature e trattamenti speciali. Ho fatto un accordo con il proprietario: lui ha tenuto le lavorazioni di altissimo livello e io mi sono preso il “lavoro sporco”.
Come definirebbe oggi la sua impresa e su quali mercati vi muovete?
Siamo una classica micro industria. Io ho 76 anni, la ditta ne ha 45 ed è un’avventura che ha avuto i suoi alti e bassi; oggi siamo consolidati, con un fatturato sui 700.000 euro all’anno. Facciamo un lavoro di nicchia: trattamenti anticorrosivi e protezione di impianti di depurazione, sia per acque potabili (come Publiacqua) sia per acque industriali aggressive, trattando sia i serbatoi sia i reattori. La nostra forza è la specializzazione sui manufatti di grandi dimensioni e tonnellate di peso: con macchinari così grandi, di fatto in zona ci siamo solo noi, altrimenti bisogna andare sulla costa vicino ai cantieri navali, in Romagna o al nord.
Quali sono i settori chiave della Savind?
Lavoriamo sui grandi impianti di depurazione, protezione chimica e anticorrosiva di reattori e serbatoi per acque potabili e reflui industriali. Facciamo trattamenti dell’acciaio inossidabile, con sabbiatura in cabine speciali e successiva passivazione chimica, un mercato in forte crescita soprattutto per le cartiere del comparto di Lucca. Infine lavoriamo anche per la piccola carpenteria e artigianato: facciamo trattamenti duraturi per tettoie, strutture e cancelli per i fabbri locali.
E i vostri mercati principali?
I clienti si concentrano tra Firenze, Prato, Pistoia e il Mugello stesso, dove ormai ci sono realtà industriali importanti. Lavoro anche con i fabbri locali: un tempo l’ultimo degli apprendisti passava il pennello sul cancello dietro la fabbrica, mentre oggi hanno capito che servono trattamenti tecnici. Non mi interessa avere un cliente dominante. All’inizio lavoravo per il 60% con Nuovo Pignone; quando per logiche interne spostarono le commesse altrove, vissi due o tre anni di grandissimi problemi. Da allora applico la regola d’oro: mai avere un cliente che superi il 30% del fatturato.
Parliamo del Mugello. Come lo ha visto cambiare dal punto di vista imprenditoriale?
Cinquant’anni fa l’imprenditoria vera nel Mugello quasi non esisteva: le poche ditte erano di proprietari fiorentini o stranieri, salvo rare eccezioni. C’erano diversi artigiani ai quali non mancava il lavoro, anche perché facevano prezzi più bassi rispetto a Firenze. Poi quelli capaci si sono evoluti, è migliorata la qualità, ed anche le dimensioni. Certo i problemi non mancavano, non sempre erano facili gli approvvigionamenti di materiali, le infrastrutture, comprese quelle elettriche, erano quel che erano e si doveva andare spesso con i generatori di elettricità. Ora le cose son cambiate, con internet e la logistica le distanze non contano più: se si rompe un pezzo, lo ordino e in due giorni è qui. Naturalmente ci sono tante cose che andrebbero ancora migliorate. Di una cosa devo dare atto al Comune di Scarperia. Qualche vecchio sindaco ha avuto una visione intelligente, evoluzione sempre attentamente rispettata: la zona industriale è stata integrata benissimo senza rovinare il centro storico, creando un contesto dove lavorano medie imprese eccellenti senza grandi impatti ambientali. Non molti comuni sono riusciti a fare questo.
Lei ha 76 anni ma parla ancora con una grandissima energia. Che cosa la tiene legato a questo lavoro e a questa terra?
Sarà una malattia, ma sono ancora entusiasta! Continuerò finché il fisico me lo consentirà perché ho proprio il piacere di fare questo lavoro. E poi questa terra è straordinaria. Da valligiano legato al verde, Qui ho trovato una dimensione fantastica. Ho preso casa a Gabbiano, e all’inizio non mi ero reso conto della bellezza della zona: la sera ci sono scorci incredibili e una brezza leggera. E’ un posto magico, il Mugello offre cose impagabili. Quando mi chiedono «Ma a 76 anni non smetti?», io rispondo: e dove vado? Rimango qui, mi faccio le mie passeggiate e sto con gli amici sinceri che mi sono fatto negli anni. Coltivo la passione per le auto storiche, passione che ho da decenni in questo settore ho raggiunto il più alto livello tecnico nazionale, e ho tanti amici nel Rotary Club Mugello. Soprattutto, vivo in un luogo del quale non so più fare a meno.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 agosto 2026










