
VICCHIO – Un’accorata lettera di Filippo Carlà Campa, ex sindaco di Vicchio ed ora Consigliere del gruppo “Vicchio vive”. Nella quale denuncia come gli sia stato negata la possibilità di intervenire durante la discussione di un’interrogazione che lo riguardava, in merito alla vicenda del mancato pagamento al conduttore radiofonico Massimo Cirri. Ma anche un intervento nel quale l’ex primo cittadino critica l’operato della Giunta, accusata di accendere nuovi mutui definiti ‘non necessari’
Caro Direttore,
Le scrivo per condividere con i lettori de Il Filo un fatto che considero grave, non solo per ciò che è accaduto, ma per ciò che rappresenta sul piano politico e culturale. Durante l’ultimo Consiglio comunale di Vicchio si è verificato un episodio che va ben oltre la normale dialettica politica. Un fatto che imbavaglia invece di rispondere, che zittisce invece di chiarire.
Nel corso della seduta, in seguito a un’interrogazione del consigliere Alessandro Giannelli – già presidente dell’ANPI di Vicchio, associazione dalla quale, a giudicare dall’atteggiamento, pare aver appreso poco sul valore della democrazia – è stato fatto il mio nome, direttamente e indirettamente, a proposito del cosiddetto “caso Cirri/Appenninia”, da voi stessi ampiamente sollecitato nelle settimane precedenti.
Con rispetto istituzionale, ho chiesto di poter esercitare il mio diritto di replica, previsto non solo dal regolamento, ma ancor prima dal buon senso democratico. Eppure il Presidente del Consiglio comunale, Lorenzo Banchi (detto “Pacio”), mi ha negato la parola, pur essendo stato citato esplicitamente.
A scanso di equivoci: l’argomento trattato non rientrava in alcun modo nelle competenze amministrative del Consiglio. Si trattava di una vicenda tra privati, forzatamente portata in aula – con toni e modalità inopportune – come se si trattasse di un affare pubblico. Una strumentalizzazione evidente, nella forma e nella sostanza.
Il Presidente ha ammesso la legittimità formale dell’interrogazione, ignorando il regolamento del Consiglio, che prevede che i temi non pertinenti all’attività amministrativa vengano affrontati attraverso domande di attualità o ordini del giorno, strumenti che prevedono un dibattito aperto.
Ma così non è stato. E quando ho chiesto la parola, mi è stata negata.
È un gesto grave, che rappresenta un abuso istituzionale, e che segna una rottura con la storia del Consiglio Comunale di Vicchio: un luogo che, sotto la mia amministrazione, ha sempre garantito confronto, anche acceso, ma mai censura. Mai – e ripeto: mai – un Presidente del Consiglio aveva negato la parola a un consigliere, nemmeno nei momenti più tesi. Perché il diritto di replica non è una gentile concessione. È il cuore pulsante della democrazia. È la linea di confine tra chi governa con trasparenza e chi si rifugia dietro il silenzio imposto.
Negare la parola a un ex sindaco su una questione personale non è solo scorretto: è sintomo di una cultura politica che confonde il confronto con l’attacco, la critica con l’odio, l’opposizione con il nemico da zittire. Una logica, questa, perfettamente coerente con lo stile Tagliaferri, che da sempre considera il dissenso come fastidio, anziché come risorsa. È un costume politico inquietante. Un ritorno a tempi che credevamo superati. E fa ancora più impressione che tutto questo venga da chi si riempie la bocca di parole come “pluralismo”, “diritti” e “trasparenza”.
E mentre si zittisce chi chiede chiarezza, si aprono i rubinetti della spesa. Nel medesimo Consiglio comunale, l’amministrazione – che da un anno ripete il mantra del “predissesto” – ha acceso un mutuo da 270 mila euro per completare le piscine comunali. Un Comune in crisi, che a breve potrebbe avviare la procedura di predissesto come previsto dal TUEL, decide di spendere quasi 300 mila euro per stravolgere un progetto già approvato, già finanziato con fondi PNRR, già pronto all’esecuzione.
Un progetto nato nella mia amministrazione, senza bisogno di ulteriori finanziamenti, pensato per una gestione economicamente autonoma, concertato con chi la piscina la vive e la gestisce, e già predisposto per una copertura invernale che oggi, a causa del nuovo assetto, non sarà più realizzabile.
Perché cancellare ciò che funziona? Perché accollarsi un debito evitabile? A chi giova questa scelta?
E soprattutto: con che credibilità si potrà chiedere tra poche settimane lo stato di predissesto, se nel frattempo si contraggono nuovi mutui e si riscrivono progetti già sostenibili?
Perché non usare quei 270 mila euro per investimenti davvero utili alla comunità, invece che per modificare ciò che non aveva alcun bisogno di essere cambiato?
Concludo, caro Direttore, con un’ulteriore riflessione: anche il progetto del lago, già approvato e finanziato dalla mia amministrazione, è stato stravolto. E anche in quel caso, si parla ora di nuovi mutui e altri finanziamenti. Un copione che si ripete.
I cittadini di Vicchio hanno il diritto di sapere. Di capire perché si spreca denaro pubblico che tutti noi dovremo ripagare, domani, con nuove tasse sempre più alte. Da quando è iniziata questa amministrazione, si accendono solo debiti. Inutili, evitabili, dannosi. Vicchio merita molto, molto di più.
Filippo Carlà Campa, Vicchio Vive
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 Maggio 2025






