
MUGELLO – Alla luce delle abbondanti piogge, del maltempo e del dissesto che hanno colpito nelle scorse settimane l’Alto Mugello, abbiamo chiesto a Giacomo Tagliaferri, collaboratore tecnico del Cnr di Firenze, quando può essere realistico un rischio siccità per questa estate 2023 in Mugello. L’ordine degli Ingegneri della Toscana, ha diffuso le proposte per affrontare l’emergenza idrica e promuovere un uso responsabile dell’acqua. Ci può essere davvero un rischio siccità in estate? “Sicuramente sì – spiega Tagliaferri -. Negli ultimi anni di acqua ne consumiamo tanta, quindi c’è un forte emungimento; poi ci sono le perdite dagli impianti di distribuzione. Se andremo incontro a un’estate con scarse piogge e con temperature alte, ci sarà una fortissima evaporazione, quindi anche l’acqua che è piovuta farà presto ad andare via. I problemi di siccità quindi sicuramente ci potranno essere. Certo, la loro gravità potrà essere diversa da quella dello scorso anno”.
Come si inquadra il problema? “Dobbiamo iniziare a pensare a come conservare l’acqua che arriva dagli eventi atmosferici, per poter poi averla quanto serve. Pensiamo all’utilità dell’invaso di Bilancino; se non ci fosse tutta la piana di Firenze non avrebbe acqua, e anche noi del Mugello avremmo problemi. Oltre alla sua utilità per la laminazione delle piene. Però, anche se forse noi in Mugello sentiremo le conseguenze della siccità un po’ meno rispetto ad altre zone, certamente il problema ci potrà essere”.
Soluzioni? “Occorre puntare sulla prevenzione. Quindi sui piccoli invesi, sui laghetti, le cisterne che recuperano l’acqua piovana installate nelle nuove case. O ancora accorgimenti per consumare meno acqua in casa. Interventi sia per la conservazione sia per la raccolta. Piccoli invasi distribuiti potrebbero aiutare molto”.
In questa ottica, quindi, si possono leggere anche i consigli dell’ordine degli Ingegneri che si concentrano anche sul recupero e trattamento della risorsa idrica:
1) Favorire la depurazione diffusa rispetto alla concentrata, sfruttando la capacità autodepurativa del reticolo minore per una migliore qualità delle acque.
2) Progettare ecosistemi filtro e fitodepurazione non solo in sostituzione ma anche come soluzione a valle di scarichi concentrati di impianti esistenti.
3) Realizzare progetti di recupero e riuso delle acque reflue depurate per un uso efficace delle risorse idriche.
4) Realizzare sistemi di drenaggio urbano tramite infrastrutture verdi progettate allo scopo di drenare, accumulare, trattenere e depurare l’acqua, come ad esempio canali, aree verdi, trincee filtranti, speciali isole di traffico.
5) Promuovere il risparmio idrico alla fonte sia nel settore domestico, con sistemi ad alta efficienza, che nel settore agricolo, utilizzando un’irrigazione meno dispendiosa ma anche incentivando la scelta di colture meno esigenti, tramite sistemi di certificazione che possano valorizzare i prodotti più sostenibili dal punto di vista ambientale anche tramite un’analisi dell’impronta idrica.
6) Incentivare la diffusione di piccoli invasi ad uso irriguo sia tramite il recupero degli esistenti che la realizzazione di nuovi, attraverso agevolazioni finanziarie e semplificazioni procedurali.
“Ai tavoli tecnici che hanno preceduto la Conferenza Regionale sull’acqua abbiamo affrontato il tema della sostenibilità ambientale con un approccio ingegneristico – dice Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze –per garantire una gestione responsabile delle risorse idriche e affrontare l’emergenza acqua in modo sostenibile. Dobbiamo cercare di ridurre i consumi alla fonte e diffondere tecniche naturali sviluppate con un approccio ingegneristico”.
“La Conferenza Regionale sull’acqua – continua Corsi – si è rivelata molto proficua dato che per la prima volta in regione si è tenuta un’iniziativa in cui si sono trattati tutti i problemi relativi all’acqua in modo unitario, dalla sicurezza idraulica alla disponibilità idrica, considerando anche temi come approvvigionamento e depurazione”.
“Il coinvolgimento dell’Ordine degli Ingegneri ai tavoli tecnici – conclude Corsi – è stato importante perché, al pari di altri professionisti, siamo i soggetti che intervengono a livello finale, nella progettazione e nelle pratiche. Siamo a disposizione per proseguire il lavoro coi tavoli tecnici”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 Giugno 2023




1 commento
Si, Giacomo, bella cosa fare i piccoli invasi. Ma in pratica poi ci si scontra con la dura realtà della burocrazia.
Vai a vedere il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 25 febbraio 2010, n. 18/R.
Per fare solo il progetto PRELIMINARE, ovviamente fatto da professionisti abilitati e prezzolati, occorre (Art. 9, comma 4, g) “i calcoli idrologici giustificativi dei valori assunti per le portate di progetto e verifica dell’impianto, con riferimento ad un tempo di ritorno pari a 200 anni per gli invasi esistenti, pari a 500 anni in caso di sbarramenti di altezza inferiore o uguale a 10 metri ed a 1000 anni in caso di sbarramenti di altezza superiore 10 metri”. Ma se non sappiamo nemmeno se fra 1000 anni esisterà ancora l’umanità!
Oltre a molte altre cose come il nulla osta dell’autorità militare (Art. 9, comma 5, c) ecc. ecc.
Per un privato farsi il laghetto per innaffiare l’orto o il giardino richiede 10 anni per i permessi ed un costo per le pratiche maggiore di quello per la sua realizzazione. Oltre a dover poi eventualmente pagare un canone se usa l’acqua di un fosso nella sua proprietà.
Ma via…