MUGELLO – Domenica 15 febbraio, presso la Sala Polifunzionale di Rincine nel Comune di Londa, ha avuto luogo il Convegno “Londa, Comune del Parco. Osservazioni al progetto eolico Londa”. Promotori dell’iniziativa: Italia Nostra – Sezione di Firenze e Consiglio Regionale Toscana – con la collaborazione della Coalizione ambientale TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) e del Comitato Crinali Liberi Londa insieme alle seguenti Associazioni ambientaliste: Amici della terra, Mountain Wilderness Italy, Altura OdV, CAI Regione Toscana, Atto Primo Salute Ambiente Cultura, Osservatorio della Biodiversità e il Comitato No Eolico Firenzuola.
Di seguito Italia Nostra Toscana fa il punto dopo il convegno:
Grande partecipazione, interventi tecnici di alto profilo e una forte presenza della società civile hanno caratterizzato il convegno promosso da Italia Nostra Toscana e Italia Nostra – Sezione di Firenze sul progetto eolico previsto nel Comune di Londa, in prossimità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Un incontro che ha messo a confronto competenze giuridiche, analisi urbanistiche, dati energetici e testimonianze dirette di chi vive e lavora in quei territori, restituendo un quadro articolato e preoccupante.
L’Avvocato Michele Greco, esperto della materia, ha ricostruito con rigore normativo le criticità che caratterizzano l’opera e che sono state passate in rassegna nelle osservazioni depositate per conto di Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Sezione Firenze e numerosi proprietari di beni culturali tutelati e di attività ricettive di straordinario pregio. Di particolare gravità è risultata la secretazione integrale della relazione anemologica, priva
di un atto motivato. Una scelta che sottrae non solo al pubblico, ma persino alle amministrazioni coinvolte, un elemento essenziale per valutare l’opera, svuotando di ogni significato il procedimento partecipativo e compromettendo la stessa legittimità della VIA. Oltre all’insostenibile impatto paesaggistico, aggravato dal mancato rispetto dei criteri distanziali minimi, le osservazioni passate in rassegna dall’Avv. Greco evidenziano inoltre rischi inaccettabili per la salute e la sicurezza: impatti acustici, gittata degli elementi rotanti, interferenze con il servizio di elisoccorso regionale, navigazione aerea, assenza di una valutazione adeguata dello “shadow flickering”. A ciò si aggiunge un impatto su fauna, habitat protetti e reti ecologiche ampiamente sottovalutato.
Molte di queste criticità sono state rilevate anche nei contributi depositati nel procedimento da numerose amministrazioni, tra cui le Soprintendenze di Firenze, Arezzo e Ravenna, molti Comuni della Toscana e dell’Emilia-Romagna, l’Autorità di Bacino, l’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve e gli uffici interni della Regione Toscana (Settore Tutela del paesaggio; Settore Vas e Vinca), oltre al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Di grande impatto l’analisi tecnica dell’Architetto Giovanni Ruffini, che ha illustrato nel dettaglio cosa significhi concretamente realizzare un impianto di questa portata su un crinale appenninico fragile.
Le attuali strade forestali, larghe circa tre metri, dovrebbero essere ampliate a dismisura per consentire il transito di mezzi eccezionali necessari al trasporto di pale con un diametro di 170 metri. Non semplici adeguamenti, dunque, ma una trasformazione radicale della viabilità montana.
Le fondazioni previste – plinti in cemento armato di circa 23 metri di diametro e 10 metri di profondità – comporterebbero sbancamenti imponenti, in un’area caratterizzata da diffusi fenomeno di dissesto idrogeologico.
Il tutto per sostenere aerogeneratori alti quasi 200 metri, visibili perfino dalla Cupola del Brunelleschi.
Un impatto paesaggistico che travalica il confine comunale e investe l’intero scenario appenninico toscano.
Nel loro intervento, Francesco Pratesi, Presidente del Consiglio Regionale Toscano di Italia Nostra, e Laura Manganaro, Presidente della Sezione di Firenze, hanno posto al centro una questione di proporzione.
Si propone di compromettere in modo permanente un territorio millenario – modellato dall’equilibrio tra uomo e natura – per produrre pochi megawatt di energia intermittente, con una durata stimata dell’impianto di 20–25 anni. Non si tratta solo di torri eoliche, ma di un complesso sistema infrastrutturale fatto di piattaforme, strade, scavi e cemento, destinato a trasformare irreversibilmente il crinale in una piattaforma industriale.
La Presidente di Amici della Terra, Monica Tommasi, ha allargato il quadro alla dimensione nazionale. Secondo i dati richiamati nel convegno, eolico e fotovoltaico insieme contribuiscono ai consumi finali di energia del paese per il 4,5%. Anche rispetto ai consumi di energia elettrica il contributo di eolico e fotovoltaico arriva al 19%. Un contributo modesto rispetto agli incentivi e agli investimenti pubblici che negli anni hanno raggiunto cifre molto elevate. È stato evidenziato come la narrativa dell’energia rinnovabile “a basso costo” non tenga conto dei costi di adeguamento della rete, della tenuta di frequenza, dei costi delle centrali tradizionali pronte ad accendersi quando il vento e il sole non ci sono, degli oneri di sistema e della retribuzione del curtailment: energia che si butta via perché la rete è satura. Per tutti questi motivi i prezzi dell’energia elettrica in Italia sono i più alti dell’Unione Europea. Solo i costi degli oneri di sistema hanno complessivamente pesato sulle nostre bollette, dal
2010 ad oggi, per circa 200 Miliardi di Euro. Altri miliardi si dovranno sommare nei prossimi anni se non mettiamo fine a questa costosissima follia. La transizione energetica, è stato ribadito, non può tradursi in una corsa alla moltiplicazione indiscriminata di impianti industriali nei contesti più delicati del Paese.
Al convegno ha partecipato anche la Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, rete che riunisce comitati territoriali e associazioni impegnati a difendere il paesaggio da progetti ritenuti speculativi.
Lucia Minunno, intervenuta a nome della Coalizione, ha sottolineato il ruolo di TESS nell’aggregare le realtà locali, nel fornire supporto tecnico e informativo ai comitati e nel denunciare una deriva che rischia di trasformare la transizione energetica in una corsa alla colonizzazione industriale dei territori più fragili. Ma TESS – è stato ribadito – non si limita alla denuncia. Propone alternative concrete: privilegiare il fotovoltaico su aree già dismesse, compromesse o industriali; valorizzare tetti di capannoni e superfici già impermeabilizzate; evitare nuovo consumo di suolo e la trasformazione irreversibile dei crinali montani.
Una transizione energetica, dunque, che non opponga ambiente ad ambiente, ma che riduca realmente l’impatto complessivo.
Gli interventi dei residenti e degli imprenditori locali hanno restituito la dimensione umana della vicenda.
C’è chi ha investito in attività agricole e turistiche, chi ha scelto questi luoghi per la loro qualità paesaggistica e ambientale, chi teme la perdita di valore economico e affettivo dei propri beni.
È emersa una preoccupazione diffusa per un progetto percepito come calato dall’alto, con effetti permanenti e benefici energetici incerti.
Alla luce delle criticità emerse, della classificazione dell’area come non idonea, dei pareri già espressi dagli enti competenti e della contrarietà manifestata da associazioni, coalizioni e cittadini, Italia Nostra Toscana e Italia Nostra – Sezione di Firenze chiedono alla Regione Toscana di rigettare il progetto.
La transizione energetica è una sfida necessaria.
Ma non può diventare sinonimo di industrializzazione dei crinali appenninici né di sacrificio permanente dei paesaggi più preziosi della Toscana.
Fonte: Italia Nostra
Le conclusioni sono state affidate alla dott.ssa Fabrizia Laroma Jezzi, della Coalizione ambientale TESS, che ha ringraziato tutti i relatori per la chiarezza espositiva sulle criticità del Progetto eolico e sulla questione delle compensazioni, oggetto di grande perplessità nella popolazione di Londa. E proprio dalla coazlizione Tess sottolineano:
“Il convegno ha offerto l’opportunità di conoscere realmente quali effetti e quali ricadute concrete il progetto avrebbe sul territorio interessato, contribuendo così, nel rispetto della trasparenza e della partecipazione, alla salvaguardia di un patrimonio collettivo che non è riproducibile.
La transizione energetica non può trasformarsi in una nuova stagione di consumo del suolo, di compromissione di ecosistemi naturali ai confini delle aree protette, di sfiguramento del paesaggio in un Comune del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, in un momento in cui anche la Comunità del Parco Nazionale ha ribadito l’importanza di ampliare le aree protette e i confini del Parco Nazionale nei suoi 11 Comuni in ordine alla Strategia Nazionale per la Biodiversità entro il 2030 ed ha espresso il suo unanime parere contrario al progetto eolico Londa”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 febbraio 2026


