MUGELLO – La componente del comitato “No Eolico Industriale Firenzuola” esprime la propria posizione sul progetto di parco eolico in Valdisieve, che avrà opere connesse anche nel comune di Dicomano:
Come componente del comitato No Eolico Industriale Firenzuola, mi premeva portare a conoscenza alcune riflessioni, riguardo al progetto di impianto eolico denominato “Londa” della potenza complessiva di 30 MW, nel territorio comunale di Londa con opere connesse anche nei comuni di Dicomano, Rufina e Pratovecchio Stia, e a quanto dichiarato recentemente dal Sindaco di Londa
Il Sindaco di Londa ha parlato di opere di compensazione. Mi sembra opportuno a riguardo fare alcune considerazioni:
Intanto preme ricordare che “ci possono essere” opere di compensazione, che compensano un danno subito, e non possono essere di origine monetaria (non esistono più le Royalty di un tempo). Le stesse poi, vengono decise in ambito di Conferenza Dei Servizi, che ancora non c’è stata, e sono come detto “eventuali”; la sicurezza che rimangano nel tempo non è data. Ci sono casi infatti nei quali le ditte, hanno smesso di pagare le così dette opere di compensazione agli enti pubblici, con l’avvallo oltretutto di alcune sentenze, visto che sono da considerarsi appunto “eventuali”.
Per questo, l’unico modo per diminuire il costo delle bollette energetiche per le persone, ad oggi, è fare autoproduzione e autoconsumo, o entrare in una comunità energetica per riceverne gli incentivi. Non si capisce questa dichiarazione di azzeramento delle bollette per i residenti, su quali fondamenti sia stata fatta. Per gli impianti fotovoltaici poi, vista la dichiarazione percepita che un’opera di compensazione sarebbe stata considerata questa, occorre per la sua costruzione seguire l’iter autorizzativo come per gli impianti eolici, ed al momento non risulta esserci.
Ma su un punto, da ritenersi dirimente, vorrei mettere l’accento.
Cosa vuol fare la Regione Toscana sul nostro Appennino?
L’Europa ci chiede di fare transizione energetica “senza danneggiare l’ambiente (“Do No Significant Harm”, DNSH, per evitare impatti negativi su natura ed ecosistemi), preservando i territori ricchi di biodiversità (“strategia per la Biodiversità 2030”) per le generazioni future, proteggendo in tal senso il 30% dei nostri territori.
Capiamo bene, come la costruzione di un impianto eolico, con le opere accessorie di cavidotti e viabilità, siano enormemente impattanti; oltretutto, i piloni di cemento che sorreggono le torri eoliche, non verranno mai rimossi dal terreno. E viene da chiedere: quali sono i territori ricchi di biodiversità che la Regione Toscana vorrà proteggere, visto che ad oggi riconosce in tal senso solo il 15% del suo territorio? Non ci potrebbe rientrare il nostro Appennino vista la sua ricchezza di territori naturali e di biodiversità?
Si parla poi di dover andare verso le energie rinnovabili per combattere il riscaldamento del pianeta e di conseguenza il cambiamento climatico. Premetto che lo stesso cambiamento climatico, è accelerato dalle guerre in atto, ma considerando l’importanza che hanno le nostre foreste per l’assorbimento della CO2, un fattore del cambiamento climatico, distruggerle, va proprio nella direzione opposta. Oltretutto, le nostre zone, sono state colpite in modo sempre più importante dal dissesto idrogeologico. Per questo è importante chiedersi:
che senso ha abbattere piante, che con le loro radici, stabilizzano il terreno?
Altro punto importante da sottolineare, sono i finanziamenti che questo territorio ha avuto per valorizzare la sua condizione di “naturalita”, ovvero:
L’impianto sorgerebbe vicino al Parco delle Foreste Casentinesi, nel quale sono stati fatti numerosi investimenti, con evidente impatto paesaggistico e di conseguenza economico. Si interromperebbe con la costruzione dell’impianto e con le sue opere accessorie, il corridoio floro/faunistico, indispensabile ad assicurare la la possibilità di preservare la biodiversità, condizione peculiare per un Parco Naturale!
Visto poi che siamo in un’epoca dove le risorse da investire per i beni comuni sono sempre minori (anche per colpa della decisione politica di aumentare le spese militari), è importante che i soldi spesi non vengano sprecati. Sono state infatti nel tempo investite nel territorio coinvolto dal progetto, ingenti risorse per valorizzare la vocazione boschiva e naturale dello stesso, con l’intento di creare in tal senso, sbocchi economici e posti d lavoro.
Facciamo alcuni esempi.
ll grave e irreversibile impatto ambientale sul crinale che si avrebbe con la costruzione di questo impianto industriale, ovvero sei pale eoliche alte circa 200 metri tra Croce ai Mori e la Consuma, sarebbe in controtendenza con il finanziamento di progetti regionali e nazionali, per il ripristino delle zone boschive e per la valorizzazione del Lago di Londa. Questo impianto e le infrastrutture necessarie, colpirebbero irrimediabilmente il turismo lento, che vuol vivere biodiversità e luoghi incontaminati, e tutte le attività, come l’attrattiva turistica, la ristorazione e la promozione dei prodotti locali, a questo collegati; ricordiamo come Croce ai Mori sia attraversata dal percorso Nazionale del Sentiero 00.
Altri esempi di fondi investiti in quelle zone, oltre che per il Parco delle foreste Casentinesi, sono stati:
• Fondi dedicati – tra cui PUI e PNRR – per un percorso di rigenerazione che ha permesso di ridisegnare il volto del paese di Londa, rinnovando spazi pubblici e servizi strategici, come ad esempio l’area del lago, oggi al centro di un ampio progetto di valorizzazione.
• Lavori della ciclo-via dei tre laghi, un progetto che collegherà Londa con Vicchio e Barberino, creando un nuovo corridoio ciclopedonale capace di rafforzare la rete dei percorsi naturalistici dell’area.
• Nel 2024 è stato finanziato, nella zona di Croce ai Mori, il progetto foreste che curano nella Montagna fiorentina: il progetto FOR.SA. Questo, comprende quattro percorsi di terapia forestale, validati dal CNR; a San Godenzo (Castagno D’Andrea, in Località Borbotto), a Londa (nei pressi del Passo Croce a Mori), a Reggello (tra i “Giganti di Vallombrosa”, gli abeti americani che formano il bosco più alto d’Italia) e all Rufina (in località Moscia). FOR.SA, acronimo di “foreste e salute”, è un progetto, capitanato dalla Foresta Modello delle Montagne Fiorentine e finanziato dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Toscana, con l’obiettivo di valorizzare i territori montani di Valdisieve e Valdarno fornendo luoghi idonei alle pratiche di “terapia forestale”. L’uso terapeutico della foresta, è una disciplina in rapida espansione in tutto il mondo, con risultati positivi. Studiata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Club Alpino Italiano, questi percorsi hanno l’obbiettivo di essere veri e propri luoghi di cura in grado, al tempo stesso, anche di rilanciare l’economia locale. Si descrivono a riguardo studi scientifici sull’effetto delle foreste sulla salute umana, come l’effetto specifico e significativo sull’ansia degli oli essenziali emessi dalle piante in ambienti forestali. Si è trattato di una scoperta che ha confermato una percezione comune: chi frequenta il bosco e ama gli spazi verdi conosce bene le sensazioni che si provano dopo una giornata tra gli alberi. Le foreste ci fanno “stare bene”. Lo fanno sia attraverso sostanze chimiche, sia attraverso un’atmosfera che ci aiuta a rilassarci e a connetterci con l’ambiente circostante. Anche per questo è bene preservarle. In Giappone, i “bagni di foresta” (“Shinrin-yoku”in lingua giapponese) sono oggi parte integrante dei programmi sanitari: tema molto attuale e dibattuto anche in Italia, dove si sono moltiplicate, e si possono moltiplicare ulteriormente, iniziative di “forest bathing” e“terapia forestale” capaci di richiamare tantissime persone, anche di categorie vulnerabili, che hanno trovato e che potrebbero trovare, beneficio da queste esperienze. In questo progetto si legge come“Tornare al bosco sia essenziale per tanti motivi”; “per curarci, per prevenire malattie, per ridurre lo stress e l’ansia, per trovare ispirazione, per ritrovare una parte di noi che si sta perdendo tra asfalto e cemento. Valorizzare queste pratiche e i territori forestali e montani, può rappresentare delle belle opportunità di posti di lavoro. Perché è nei boschi gestiti, non in quelli in stato di abbandono, e ancor meno nelle zone degradate a siti industriali, che queste attività possono essere svolte al meglio e, considerando i possibili indotti, possono rappresentare anche un utile strumento a disposizione per la rigenerazione delle comunità”.
Vogliamo davvero che queste zone, da zone boschive e naturali, come da loro vocazione, diventino siti industriali?
Tatiana Bertini
Membro del comitato “No Eolico Industriale Firenzuola”
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 gennaio 2026






1 commento
Tutte considerazioni incontestabili per la lungimiranza e l’obbiettività nella logica delle potenzialità reali del territorio.
Grazie Tatana Berini