VICCHIO – Dopo la sentenza del Tar della Toscana, che ha rigettato i ricorsi del Comune di San Godenzo e di Italia Nostra e Cai, queste ultime due associazioni annunciano che la loro battaglia continuerà con un ricorso al Consiglio di Stato.
Secondo Italia Nostra e Cai, sostenuti da molti comitati e cittadini, la sentenza “Non è minimamente entrata nel merito dei motivi del ricorso delle due associazioni”. “Sapevamo fin dall’inizio – spiegano le due associazioni con una nota – che il TAR non ha potere di rivedere gli aspetti puramente tecnici e discrezionali degli Enti autorizzatori, ma speravamo che da parte del TAR ci fosse maggiore sensibilità”.
“La sentenza – continua la nota – ha infatti respinto il ricorso (venti gli aspetti contestati del decreto autorizzativo), evitando del tutto le questioni di merito e dichiarando il ricorso a priori improcedibile per essere stato presentato in un momento in cui il decreto autorizzativo era sospeso nella sua efficacia”. Secondo Italia Nostra e Cai, però: “La battaglia legale non finisce qui considerato che esistono solide ragioni per appellarsi contro queste sentenze al Consiglio di Stato, e proseguire con una serie di altre azioni”.
Tra gli aspetti contestati, le due associazioni chiedono chiarimenti in merito all’autorizzazione sismica e alle indagini geognostiche sulle strade, dichiarandosi anche in attesa del progetto esecutivo. “Per questo riteniamo – continuano – che non possa considerarsi chiusa la questione Impianto Eolico Giogo di Villore Corella”. La nota contesta anche le posizioni favorevoli all’impianto del presidente e dell’assessore all’Ambiente della Regione Toscana, e dei sindaci di Vicchio e Dicomano; ma anche dell’ordine degli ingegneri e di una parte del mondo ambientalista, in particolare di Legambiente (che si è detta favorevole, articolo qui).
Secondo Italia Nostra e Cai, la risposta all’emergenza energetica non può prescindere dalla tutela del paesaggio, inteso come valore ambientale, storico, sociale, identitario ed economico del territorio. “Altrimenti paradossalmente – affermano – come già accaduto purtroppo in molte altre zone d’Italia (Tuscia, Sardegna, Puglia), la risposta all’emergenza energetica si concretizzerà solo nell’ennesimo attacco all’ambiente e alla biodiversità. Dopo che l’intero territorio italiano, nel corso degli anni, è stato caratterizzato da una gigantesca cementificazione del suolo”. “Appare quasi incredibile – affermano – che si pensi ancora di continuare in questa direzione modificando con pesanti infrastrutture anche gli ultimi crinali “selvaggi” del nostro Appennino. Per questo – concludono – riteniamo fondamentale proseguire con l’azione legale anche con l’obiettivo di spingere tutti i cittadini a vigilare sul rispetto delle normative, e a chiedere attenzione alla dislocazione degli impianti, al numero e alla taglia dei macchinari, valutandone le ricadute non solo economiche, ma ecologiche, paesaggistiche, sociali e lavorative”.
Ribadiscono infine una posizione già espressa più volte: “Gli impianti di produzione di energia rinnovabile devono essere progettati e realizzati in aree già artificializzate, impiegando le tecnologie più aggiornate tra quelle esistenti, prima di dare il via in modo acritico a una sregolata proliferazione di opere di enorme impatto ambientale sui territori più fragili (come quello del crinale Appenninico), già toccati pesantemente e a più riprese nel corso degli ultimi mesi, da frane e dissesti”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 Gennaio 2024





