SCARPERIA E SAN PIERO – “Che vi sia disagio e preoccupazione tra la popolazione è indubbio. Anche se l’attività è stata autorizzata nel luglio scorso dalla Regione Toscana, con il parere favorevole dell’Arpat, abbiamo incontrato l’azienda e sollecitato un progetto di miglioramento dell’impianto, sia per quanto riguarda i rumori che i fumi”: lo dice il sindaco di Scarperia e San Piero Federico Ignesti, che ha ricevuto dall’Arpat una comunicazione sugli esiti degli accertamenti ambientali presso l’impianto di produzione di conglomerati bituminosi all’interno dello stabilimento della Piandisieve srl a Massorondinaio, gestito ora dalla società Bindi spa di San Giovanni Valdarno.
La lunga comunicazione dell’Arpat, sedici pagine, contiene cose interessanti. Ricostruisce la situazione societaria – in pratica la Piandisieve ha ceduto l’impianto alla Bindi – evidenzia presunte irregolarità autorizzative e di volture, impugnate però dall’azienda davanti al Tar che ha intanto dato ragione alla Bindi, in attesa del giudizio definitivo che sarà dato con l’udienza fissata per fine ottobre; ancora, Arpat lamenta la difficoltà di fare i campionamenti per mancanza di sistemi per il trasporto in quota della strumentazione necessaria, e contesta la metodologia utilizzata per gli autocontrolli della ditta.

Nelle conclusioni Arpat premette che “stante la complessità della situazione, gli accertamenti non sono da ritenersi conclusi”. Ma accusa la società Bindi di aver esercitato “in assenza della prescritta autorizzazione dal 6 dicembre 2017 al 15 gennaio 2018” (in pratica la Bindi subentra alla Piandisieve a dicembre e richiede l’autorizzazione un mese dopo), di aver “effettuato una modifica sostanziale allo stabilimento relativamente alla presenza di emissioni diffuse generate dalle fasi di movimentazione del prodotto finito in assenza dellla prescritta autorizzazione”; e di aver “molestato le persone circostanti gli stabilimenti con le proprie emissioni in atmosfera, considerato i numerosi esposti inerenti lamentele per odori molesti prodotti dall’impianto di produzione conglomerati bituminosi”. A carico della Piandisieve si addebita il fatto di non aver comunicato preventivamente le modifiche, ovvero il subentro della Bindi, e di aver effettuato gli autocontrolli relativi ai parametri SO2 e COT utilizzando metodi difformi da quelli prescritti, rendendone non validi i relativi esiti”.
Al sindaco Ignesti qualche risposta di Arpat non quadra del tutto: “Che si dica che non hanno i mezzi per andare all’altezza giusta per rilevare le emissioni mi pare strano. Come hanno fatto allora a rilasciare parere favorevole qualche mese fa? E più in generale rispetto a certe critiche, forse dovevano pensarci prima di esprimere quel parere favorevole all’autorizzazione unica ambientale rilasciata dalla Regione Toscana. Comunque dalla loro risposta pare che si stiano muovendo, finalmente, e questo è positivo”.
Altra cosa che non convince il sindaco: “Contestano le modalità dell’autocontrollo, ma Arpat non ci dice quali sono i risultati dei campionamenti”.
Comunque sia il Comune ha chiesto migliorie all’impianto, ed anche più informazione sulle lavorazioni effettuate e sugli orari. E Ignesti annuncia: “Nel prossimo piano strutturale intendiamo dare all’area una destinazione diversa. Non si dimentichi però che quell’insediamento è lì dal 1964, e nel 1985 ha avuto dal consiglio comunale di San Piero a Sieve l’autorizzazione alle lavorazioni, peraltro riconfermate con Autorizzazione Unica Ambientale della Regione nel 2017”.
Il sindaco è preoccupato anche per l’aspetto occupazionale: “Sono comunque una trentina di lavoratori che lì operano, indotto compreso. Ma vogliamo prima di tutto salvaguardare la salute pubblica, in base ai dati che gli enti preposti, Arpat e Asl, comunicano al Comune”.
Arpat formula alcune proposte di provvedimenti. Anzitutto il “convogliamento delle emissioni diffuse e il miglioramento di quelle già convogliate”, poi chiede un provvedimento di diffida che imponga l’utilizzo dei metodi prescritti e la tempestiva ripetizione dell’autocontrollo di gennaio 2018. Infine, la responsabile del settore Mugello di Arpat Stefania Tozzetti sottolinea al sindaco che “a fronte della numerosità degli esposti” si ripropone quelle che già erano le conclusioni dell’ASL nel 2015, che proponeva di valutare soluzioni che “permettano la prosecuzione dell’attività e garantiscano il benessere dei cittadini che abitano nelle vicinanze della zona”.
“E’ quello che intendiamo fare – conclude Ignesti -, con la sollecitazione rivolta all’azienda di presentare un progetto di miglioramento, concordato con il nostro ufficio tecnico, proprio con queste finalità”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 aprile 2018







