MUGELLO – Sono svariate oggi, mercoledì 15 Luglio, le reazioni e le prese di posizione in merito alla situazione della ferrovia Faentina, dopo che ieri si è verificata l’ennesima giornata di caos (articolo qui) e dopo che il presidente e l’assessore ai trasporti della Regione Toscana, Giani e Boni, hanno annunciato la volonta di scrivere al ministro Salvini per denunciare le condizioni delle ferrovie mugellane (articolo qui).
Sul tema interviene il presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello Tommaso Triberti, che afferma: “La situazione è insostenibile. È una mancanza di rispetto verso i nostri cittadini. È l’ennesimo colpo al diritto dei cittadini di vivere i propri luoghi. È un colpo al principio di Toscana Diffusa. Servono soluzioni rapide e nel frattempo compensazioni come la gratuità del servizio, come chiediamo da tempo”. Afferma poi Francesco Casini, di Casa Riformista: “Quanto accaduto sulla linea Faentina è inaccettabile. A pochi giorni dalla riapertura, dopo ventidue giorni di chiusura per lavori di potenziamento, i cittadini del Mugello si sono ritrovati ancora una volta tra treni cancellati, ritardi e bus sostitutivi. Per questo ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per fare piena luce sulle cause dei disservizi e sulle responsabilità”. Aggiunge Casini: “La Faentina – afferma – è un’infrastruttura strategica per migliaia di pendolari, studenti e lavoratori. Dopo anni di frane, cantieri e interruzioni, è ancora più grave che i problemi si ripresentino subito dopo importanti lavori di ammodernamento”. Annuncia quindi un’interrogazione nella quale chiede di chiarire le cause tecniche del guasto, di verificare se abbiano interessato gli impianti recentemente installati, accertare se le elevate temperature abbiano avuto un ruolo e conoscere quali interventi RFI intenda adottare per evitare il ripetersi di situazioni analoghe. E aggiunge: “È evidente che il Governo abbia fallito nel garantire il necessario potenziamento della rete ferroviaria nazionale. Le criticità che stiamo registrando non riguardano solo la Toscana, ma molte regioni italiane. Questo, però, non esime la Regione dalle proprie responsabilità: serve un’azione ancora più forte nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di RFI”.
Sul tema interviene anche la Consigliera regionale del Partito Democratico Serena Spinelli: “Ancora una volta – afferma – dobbiamo parlare dei disagi delle pendolari e dei pendolari della Faentina. Un’altra serata di treni fermi, un altro colpo per chi ogni giorno usa quella linea per andare a lavorare o a studiare. Adesso è davvero troppo”. E aggiunge: “Mi associo al presidente Giani e all’assessore Boni nella richiesta di un intervento immediato al Ministero e a Rfi. Sulla Faentina si muovono ogni giorno migliaia di persone dal Mugello e dalla Valdisieve per andare al lavoro e a scuola, e non è più accettabile che quella linea resti in una condizione di emergenza permanente. Servono interventi e tempi certi, e chiarezza sulle prospettive della linea”.
Interessante anche un lungo intervento dell’ex portavoce del comitato dei pendolari mugellani, Maurizio Izzo:
Seguo con interesse e rammarico le vicende della ferrovia Faentina, anche se oggi non sono più un pendolare. Lo sono stato per una decina di anni, nei quali sono stato anche portavoce del Comitato Pendolari del Mugello. In quella veste ho incontrato l’allora assessore ai trasporti della Regione Toscana, qualche funzionario, dirigenti delle Ferrovie. In quelle persone e in quegli incontri non ho mai avuto la sensazione che quella linea fosse percepita davvero come strategica per il territorio. Una linea che unisce due regioni, sei comuni, l’Appennino con il capoluogo, la campagna con la città. Territori che hanno una naturale tendenza a muoversi verso la città per ragioni di studio, lavoro, per l’accesso a servizi che i piccoli comuni montani non posso fornire. I dati sulla mobilità della Città Metropolitana indicano in quasi 10.000 i cittadini che ogni giorno scendono verso Firenze, il 67% lo fa con l’auto. In questi anni perseverando oltre ogni limite abbiamo continuato a dare fiducia a un servizio che puntualmente non la meritava. Ma non si può dire che in questi anni non sia successo nulla. Anzi, è successo che hanno tagliato i binari e hanno chiuso le biglietterie. E mentre succedeva questo i treni si fermavano perché faceva troppo freddo, a Pian del Mugnone non al Polo Nord, o perché faceva troppo caldo, a Vaglia non a Bengasi. Ma è successo anche che uno si sia svegliato un giorno dicendo che “avevano ritrovato i 42 milioni della Faentina” (che poi sono sempre quelli delle compensazioni per i lavori dell’Alta Velocità). Giusto il tempo di gioire e i milioni erano già stati impegnati in non meglio precisate tecnologie per l’avvistamento dei treni, alla stazione di Pontassieve (Pontassieve che non è sulla linea Faentina), nei progetti per rimuovere i passaggi a livello (che sono ancora tutti al loro posto). È successo poi che un direttore di Trenitalia (poi prontamente trasferito) si spinga addirittura fino a Borgo San Lorenzo per promettere davanti alle telecamere della RAI che entro un anno l’intero parco treni sarebbe stato rinnovato. Era il 2020 e di quella promessa resta solo un bellissimo treno nuovo che fa solo la tratta Borgo San Lorenzo – Campo di Marte, dicono i maligni perché così fanno prima a instradarlo sulle altre linee. Quelle che evidentemente hanno più appeal.Capisco oggi l’imbarazzo del neoassessore, del presidente della Regione, dei sindaci ma possiamo dire che era tutto previsto? Lo era quando alle nostre rimostranze si rispondeva con le note sgrammaticate di Trenitalia, lo era quando denunciavamo i tagli al servizio e ci rispondevano che era razionalizzazione, lo era quando dicevamo che viaggiare nel 2020 con un Aln (un treno prodotto a partire dagli anni ’50) era un insulto e un danno ambientale, lo era infine quando ci si negava al confronto, soprattutto sul territorio, con pendolari e cittadini. E ora? Ora si scrive a Salvini.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 Luglio 2026



