
MUGELLO – La brutta vicenda del Forteto continua ad essere fonte di divisioni e sofferenza, anche al di là dei danni che ha prodotto direttamente. Così occorre dare notizia di una nuova battaglia legale che oppone il presidente dell’associazione vittime, Sergio Pietracito, e gli esponenti Cinque Stelle Maurizio Gori e Paolo Cioni. I fatti di cui si parla stavolta sono relativi ad un incontro tenutosi a Vicchio nell’Agosto del 2020, al quale partecipava l’allora Onorevole Yana Ehm, membro della Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti al Forteto. Secondo un comunicato dell’associazione vittime del Forteto, che interviene in difesa del suo presidente, “In quella sede, Gori e Cioni, nel tentativo maldestro di infangare la sua immagine (di Pietracito ndr), hanno formulato accuse ignobili descrivendolo come un manipolatore ed arrivando a sostenere che avrebbe diviso le vittime con le modalità apprese da Rodolfo Fiesoli oltre ad insinuare falsità grottesche e offensive come quella di avere, durante la sua permanenza al Forteto, portato bambine a fare il bagno facendole spogliare nude e godendo nell’osservare i loro seni. Accuse – conclude l’associazione in difesa di Pietracito – tanto più gravi in quanto mosse da esponenti politici, nel momento stesso in cui Pietracito si preparava a fornire la sua cruciale testimonianza alla Commissione Parlamentare d’inchiesta nel successivo novembre del 2020”.
Per quelle accuse Pietracito ha chiesto al tribunale un risarcimento di 20 mila euro, parlando di gravissimo danno morale e reputazionale subito. Allo stesso tempo l’associazione delle vittime interviene, come detto, in difesa del suo presidente, affermando: “L’associazione Vittime del Forteto esprime il proprio pieno e convinto sostegno al presidente Sergio Pietracito, riconoscendogli il merito di aver ridato voce a chi l’aveva persa, di aver combattuto l’omertà e di aver promosso, grazie anche al suo intervento presso le istituzioni, strumenti concreti di aiuto per le vittime. Senza il suo impegno instancabile – riconosciuto a livello regionale e nazionale e culminato perfino in un incontro con Papa Francesco – molte delle atrocità consumate nel silenzio sarebbero rimaste ancora nell’ombra. Chi tenta oggi di screditarlo, ricorrendo a bassezze indegne, mostra chiaramente di voler colpire non solo una persona, ma tutto ciò che la sua lotta rappresenta: la ricerca della verità, della giustizia e della dignità umana”.
Sentito in merito Paolo Cioni, uno dei due accusati, spiega che si difenderà nelle sedi opportune, in questo caso in tribunale, ricordando l’opportunità di non trasferire sui giornali una vicenda giudiziaria.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 Aprile 2025




