SCARPERIA E SAN PIERO – Nella settimana dal 27 settembre al 3 ottobre, come in altre parrocchie del Mugello, anche a Scarperia si sono svolti i “Giorni Comunitari”: un’esperienza di convivenza dei gruppi giovanili, giunta qui alla sua terza edizione, durante la quale Studenti universitari e lavoratori invadono i locali parrocchiali, condividendo la quotidianità e accrescendo il senso di vita comunitaria. Un’ondata fresca e spumeggiante, che va ben oltre l’allegria e la voglia di stare insieme che, comunque, non sono mancate. Lo raccontano alcuni dei protagonisti al termine dell’esperienza, restituendo il “sapore” di ciò che hanno appena vissuto, insieme a circa 30 partecipanti.
“Mi lascia in bocca un sapore dolce lo stare insieme a tante persone, che per me sono davvero speciali e che rendono speciale anche la mia giornata”, racconta Giulia, 25 anni e prosegue Elena (21 anni): “sì, quel tipo di dolcezza che rimane in bocca a lungo e che porterò con me a casa.”
“Questa settimana mi lascia un sapore buono, anche perché le attività che facciamo in questo gruppo riescono sempre a darmi molto”, dice Tommaso, 20 anni che ha partecipato anche alle precedenti edizioni dei giorni comunitari, come Aurora, 20 anni, che rinnova il suo entusiasmo: “mi lascia sempre un sapore di nuovo, perché, nonostante abbiamo già fatto esperienze di questo tipo, ogni volta è diversa e coinvolgente.”
Per Noemi, 22 anni, si è trattato invece di un debutto: “ho in me il sapore della curiosità: infatti, mi sono buttata un po’ a occhi chiusi in questa esperienza dove ho fatto tante conoscenze e incontrato tanti amici, vecchi e nuovi. Ne esco con un senso di leggerezza che mi allieta dentro, era proprio quello di cui avevo bisogno in questo momento.”
“Ho sentito il sapore dell’accoglienza e mi è davvero piaciuto”, racconta Matilde, 21 anni, che prosegue: “la sensazione di sentirmi ascoltata e di saper ascoltare mi ha toccato, ogni sera infatti era molto bello condividere i racconti della giornata con gli altri.”
Infatti, a differenza di quanto accade in un ritiro o in un campo-scuola, nei giorni di convivenza non si interrompono le attività di routine, ma si vive insieme, come in una famiglia, assecondando ciascuno i propri impegni di lavoro, di frequenza universitaria o di studio, per poi rientrare e ritrovarsi nella casa comune. Qui si condividono le faccende domestiche, i vissuti quotidiani e si sperimentano momenti di particolare intensità, come i protagonisti vogliono ricordare:
“Il mio ricordo è il ritorno alla casa comune dove ogni sera ho trovato tanti amici con cui condividere il racconto delle nostre giornate.” (Elena)
“Un giorno sono arrivata un poco in ritardo e sono entrata nel preciso momento in cui don Binu iniziava la catechesi con la domanda “perché sei qui?” … in quel momento si è aperta una porta dentro di me e mi sono sentita compresa e in piena sintonia; proprio in questa fase della mia vita in cui mi sento in ricerca, don Binu ci diceva di cercare sempre le risposte alle nostre domande e di cercare il Signore.” (Noemi)
“Ho un ricordo semplice ma particolare che voglio dire: abbiamo temporaneamente trasformato il nostro chiostro secolare in un campo da pallavolo e questa nostra capacità di ideare cose nuove e di vivere gli spazi antichi in modo leggero mi piace proprio!” (Tommaso)
“Porterò con me il ricordo dello spirito di collaborazione nel preparare la cena, apparecchiare, sparecchiare e rigovernare, in gioia e allegria; anche il ricordo delle preghiere porterò con me, anche quelle semplici che facciamo prima dei pasti” dice Matilde. D’accordo anche Giulia, che aggiunge: “ricorderò la collaborazione nel cucinare dei dolcetti alla cannella e il piacere di condividerli con tutti; in questi giorni ho respirato aria di casa, di famiglia. Un piccolo ricordo mi scalda il cuore: tornare alla casa comune dal mio lavoro in ospedale e trovare alcuni amici ad aspettarmi per non lasciarmi mangiare da sola: ecco, ho sentito dentro di me che qui non sono solo di passaggio!”
Ma nella settimana ci sono stati anche ospiti e testimonianze, come quella di Giovanni che, in estate, ha vissuto un’esperienza missionaria in Congo; momenti di scambio e di arricchimento, anche con i giovani delle altre parrocchie, come racconta Aurora: “il mio ricordo è legato all’incontro col Vescovo e con il cappellano del carcere di Sollicciano, don Stefano, che mi ha davvero preso!”
Così, al termine dell’esperienza, si fa un bilancio e si guarda al futuro:
“Andando avanti nella vita, vedo che gli impegni si accavallano e sovrappongono; la mia speranza è che riusciamo a ritagliarci sempre dei momenti per far crescere questo gruppo e questo farà bene a noi e a tutta la comunità”, dice Elena con convinzione. Aggiunge Tommaso: “la mia speranza per il futuro è che riusciamo ad essere sempre più uniti, perché questo gruppo di giovani mi regala un senso di comunità in cui mi trovo davvero bene; spero che anche attraverso le prossime attività che metteremo in ponte possiamo creare uno spazio dove la nostra amicizia possa abitare sempre.”
Sembrano, difatti, non mancare delle nuove progettualità: “questo è un gruppo unito, che ha voglia di fare; proprio ieri sera abbiamo parlato delle prossime attività, tra cui un campo di servizio in estate e io mi sono molto ritrovata in questa voglia di dedicarsi al servizio”, racconta Noemi e ribadisce Matilde: “la speranza è quella di continuare a stare insieme e che realizzeremo la nostra idea di un campo di servizio per la prossima estate; spero anche che la confidenza e l’accoglienza reciproche sperimentate in questi giorni continuino sempre: io ci spero!”
D’altronde, questa estate ha già fatto vivere a molti di questi ragazzi un’esperienza importante, come il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, con la guida del parroco, don Antonio Cigna: “dopo l’esperienza tosta e bellissima sul camino di Santiago di quest’estate, vorrei che questo gruppo si confermasse come un “porto sicuro” dove crescere ancora nell’unione tra noi”, dice Giulia. Per cui non possiamo che unirci all’entusiasmo di questi giovani e alle parole di Aurora che conclude: “per il futuro io vedo un gruppo sempre più unito che può continuare così: io ci credo!”
I Ragazzi e le Ragazze del Gruppo Giovani, Studenti e Universitari
della Parrocchia di Scarperia
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 ottobre 2026






