Accusa: “… del reato di cui all’art.314 co.II del Codice Penale perché avendo ricevuto in comodato un telefono cellulare con scheda sim intestata al Comune di Barberino di Mugello ne ha fatto uso per fini personali.”
Reato: Presunto danno economico calcolato in sede dibattimentale in una forbice tra 5 e 20 euro (secondo la durata della telefonata).
Sentenza: Il Tribunale dichiara non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato.
Il 15 Giugno si è concluso l’iter processuale (parallelo all’altro su questioni urbanistiche concluso il 16 marzo con la stessa sentenza di prescrizione) che mi vedeva accusato di peculato d’uso, per aver utilizzato il cellulare di servizio, affidato dall’Amministrazione comunale al proprio sindaco, per ragioni personali. In pratica, come risulta agli atti del processo, telefonate dirette ai famigliari, come se un sindaco non fosse impegnato “per servizio” h24, dal primo all’ultimo giorno del proprio mandato amministrativo e quindi, avendo necessità di contatto con la famiglia, non potesse utilizzare il cellulare in sua dotazione.
Vista l’entità del “presunto danno” commesso da un sindaco, valeva la pena farne un processo lungo 8 anni, con una decina di udienze processuali, impegnando ogni volta tre giudici, personale amministrativo, Pubblico Ministero, avvocati, imputati, testimoni?
Quanto è costato questo processo sia all’imputato che soprattutto alla comunità?
Non era possibile interrompere l’iter processuale applicando altre soluzioni per non arrivare a sentenza di prescrizione dopo 8 anni?
Si parla in maniera ricorrente, anche in considerazione della crisi economica, della necessità ed urgenza di una riforma giudiziaria. In questo ambito si discute, giustamente, del concetto di indipendenza della magistratura, sulla separazione delle carriere, in generale sul cattivo funzionamento della giustizia civile e di quella penale.
Nel suo piccolo anche questa vicenda giudiziaria pone all’attenzione generale l’inefficienza del sistema che comporta automaticamente a carico della comunità costi esorbitanti e forse ingiustificati.
Nell’ambito della Giustizia, così come per ogni comparto della Pubblica Amministrazione, dovrebbe valere in generale il concetto di gestione efficiente delle risorse. Un servizio o una attività sono più efficienti quando, a parità di efficacia, ossia di risultati ottenuti, si impegnano meno risorse.
Gian Piero Luchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 giugno 2016






