
Il verdetto è stato emesso: la notte elettorale americana ha premiato Donald Trump, eletto 47° presidente degli Stati Uniti dopo una schiacciante vittoria sulla rivale repubblicana Kamala Harris. L’influenza degli Stati Uniti su tutto quanto accade nel globo è nota a tutti: dalla politica estera all’economia, le decisioni prese nella Casa Bianca hanno un’eco profonda tanto in Occidente quanto in Asia.
Per questo motivo, anche i produttori di automobili si preparano a nuovi scenari e lo stesso fanno i consumatori, le cui scelte dipenderanno dai cambiamenti nel settore. Per gli automobilisti rimane una risorsa importante come Ovoko: il sito, dedicato ai pezzi di ricambio auto, offre opportunità molto vantaggiose, un catalogo comprensivo di tutti i brand e un servizio di qualità. In questo articolo, invece, cerchiamo di capire cosa potrà accadere al settore automotive sotto la presidenza Trump.
Dalle promesse alla realtà
Stando a quanto trapela dall’ambiente e dalla stampa specializzata nel settore, i produttori di auto sono già pronti all’imposizione di nuove tariffe e dazi sui veicoli provenienti dal Messico e da altri Paesi, soprattutto quelli asiatici. Ma questa potrebbe non essere l’unica grande rivoluzione proposta da Donald Trump per quanto concerne il mondo automotive: sono attesi cambiamenti anche per l’elettrico, dal momento che le norme vigenti, nella visione del Tycoon, tendono ad avvantaggiare i produttori stranieri a scapito delle case automobilistiche nazionali.
Tra le ipotesi già al vaglio di Trump, anche sulla base di quanto affermato nel corso di una lunga campagna elettorale, c’è la riduzione o l’eliminazione dei crediti e degli incentivi per veicoli elettrici. Questi cambiamenti normativi potrebbero rappresentare un incentivo “indiretto” per la produzione di veicoli come i SUV o camion, anche con alimentazione a benzina. In questo clima, naturalmente, ci si interroga sul futuro degli investimenti già realizzati e programmati per veicoli elettrici e le loro batterie.
Pressioni da diverse direzioni
In seguito alla conferma della sua rielezione, a schizzare verso l’alto sono state le azioni di Tesla: la casa di Elon Musk ha fatto registrare un +15% già mercoledì, perché gli investitori nutrono grande fiducia nella solida relazione fra Donald Trump e lo stesso Musk.
La Zero Emission Transportation Association, di cui fa parte anche Tesla, ci ha subito tenuto a comunicare l’auspicio di una solida collaborazione col nuovo Presidente, mentre l’American Trucking Association ha chiesto di modificare le norme vigenti sull’emissione dei gas di scarico, ad oggi piuttosto rigide, cercando soluzioni più morbide, tecnologicamente realizzabili e in grado di tener conto dello stato dell’arte del settore. Contestualmente, la California rischia di vedere cancellata la possibilità di stabilire normative proprie sulle emissioni dei veicoli, come accadde nel 2019.
Tariffe e dazi in arrivo?
La campagna elettorale di Donald Trump è stata segnata da parole forti e promesse altisonanti per cercare di migliorare la situazione economica americana. Uno dei programmi più importanti riguarda l’imposizione di tariffe anche piuttosto alte sui veicoli importati: tra i Paesi più colpiti dagli effetti di questi provvedimenti potrebbe esserci il Messico, ma l’idea è quella di un’estensione anche ai mezzi provenienti da Asia ed Europa.
In particolare, l’obiettivo di Donald Trump è limitare le importazioni di auto cinesi, ma il Tycoon ha promesso anche incentivi a tutti i produttori stranieri che costruiranno impianti negli Stati Uniti e assumeranno lavoratori americani. Alcuni esperti fanno notare che il conseguente aumento della domanda potrebbe tradursi anche in un aumento dei costi se verranno imposte tariffe, mentre dalla Corea del Sud riecheggiano le parole del ministro del Commercio, che si aspetta maggiori investimenti negli USA in caso di maggiorazione dei dazi.
L’impatto sulla capacità produttiva
Stando alle prime stime, è già emerso come Honda potrebbe dover pensare di spostare la produzione se gli Stati Uniti dovessero imporre tariffe permanenti sui veicoli importati dal Messico, dal momento che l’80% dei veicoli prodotti in Messico viene esportato verso il mercato statunitense.
Anche Toyota medita di adottare le stesse contromisure: una persona vicina alla casa automobilistica giapponese ha dichiarato che una delle valutazioni potrebbe essere quella di trasferire la produzione di alcuni veicoli, in particolare il Tacoma, a San Antonio, e quindi in Texas. Toyota, almeno per il momento, si rifiuta di commentare ufficialmente queste speculazioni, ma la realtà è che i nuovi scenari potrebbero costringere a ripensare molti aspetti relativi alla produzione e alla distribuzione.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Novembre 2024





