
FIRENZUOLA – Qualche giorno fa Ambra Galeotti e Luigi Vettori, membri della Misericordia di Borgo San Lorenzo, hanno raccontato la loro missione come volontari nell’ambito delle operazioni di soccorso dei profughi ucraini, sfuggiti dalla guerra.
Durante l’incontro i due volontari hanno fatto dono alla Misericordia di una bandiera dell’Ucraina firmata da tutti i componenti della missione della quale Ambra era responsabile organizzativa.
I volontari, entusiasti dell’esperienza di soccorso vissuta dal 9 al 17 aprile scorso nei pressi del confine Ucraino in Polonia, oltre a ringraziare le Misericordie per l’opportunità ed il sostegno dato, hanno manifestato l’intenzione di ricandidarsi per una ulteriore missione di soccorso, compatibilmente con i rispettivi impegni lavorativi e/o familiari.
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Siamo partiti senza conoscerci, tra noi. Fulvio, referente nazionale con un’esperienza di volontariato immensa, la spalla su cui poggiare; Valentina, sensibile e a tratti insicura ma scelta subito dai bambini; Stefano, operativo e silenzioso, ma un fiume in piena nel suo descrivere per scritto la sua esperienza una volta tornato a casa; Roberto, che ha fermato la sua officina per una settimana portando la sua gentilezza; Maria, mamma di due bambini inizialmente contrari alla sua partenza e impauriti poi fieri della mamma con tanto di giochi a cui rinunciare da mettere in valigia verso l’Ucraina; Antonio dipendente mandato con orgoglio dalla propria associazione, presenza solare del gruppo; Emanuele, con la sua compostezza, poche parole ma cuore aperto; Pierluigi, che ha tolto tempo al suo studio necessario agli ultimi esami per diventare medico, grande amico dei bambini; Salvatore, la componente più pazza del gruppo con un’innata tendenza all’allegria; Filippo, il più giovane, volontario fin da piccolissimo con idee pulite e giuste; Barbara, degna presenza femminile, mamma di Filippo, insieme in questa condivisione preziosa; Gaia, la voce del gruppo, il conforto di quelle persone che avevano qualcuno con cui parlare a cui chiedere informazioni. Ragazza Bielorussa con parenti a Kiev, volontaria nata per questa missione, ma siamo sicuri che non sarà l’ultima volta; Luigi, il sorriso del gruppo, sempre disponibile e pronto ad ogni tipo di incarico, con un’energia ed una determinazione davvero invidiabile; Io (Ambra ndr), amichevolmente soprannominata “La capa”, semplicemente orgogliosa che tutti noi insieme ripartiremo anche domani.
Con noi tre professionisti: il team medico composto da Antonio, pediatra che a differenza nostra aveva il compito di guardare quei bambini con occhio clinico e la sua tensione si respirava e Karmi, medico rianimatore di origine Ucraina, il nostro tramite per i contatti e i trasferimenti forse tra tutti noi la persona più emotivamente coinvolta nella missione e infine ma non per ultimo Daniele, infermiere del dipartimento di protezione civile con il compito di caricare il team, essere serio ma con la grande dote di portare sempre il buon umore.
Io e Luigi abbiamo rappresentato la nostra comunità e in un momento di commozione ci siamo detti in modo ironico “bella rappresentanza ha mandato Firenzuola”. Abbiamo pianto e riso. Sicuramente non ci siamo risparmiati, ne operativamente ne emotivamente. E si, Io possiamo dire, torniamo a casa arricchiti e fieri.
Siamo partiti con pochi dettagli sulla nostra missione e conoscendo poco di quello che avremmo trovato ma con chiara la voglia di metterci tutto il nostro impegno. Siamo stati al confine tra Polonia e Ucraina lavorando secondo un modulo d’intervento studiato ma mai attuato operativamente. Ci siamo riusciti e siamo stati il team ad oggi con il numero più alto di persone imbarcate verso l’Italia. Questo ripaga la stanchezza e ci rende fieri di noi. Su quei due voli aerei ben 89 persone sono salite con la speranza di avere una opportunità in più di farcela contro la propria malattia e contro la grande malattia della guerra.
A tratti abbiamo respirato un ambiente teso: abbiamo visto carri armati, mig polacchi, lanciarazzi, tanta polizia, ma sapevamo che avevamo un obbiettivo. Nei momenti calmi abbiamo decorato i mezzi con nastri giallo/celeste, abbiamo appeso una bandiera della pace che ha sventolato lungo i nostri chilometri. Abbiamo guidato in strade che non conoscevamo, verso dei punti di frontiera alla ricerca di persone specifiche ma sconosciute che per nostra fortuna cercavano la nostra divisa ben appariscente… cercavano noi, volontari della Misericordia. Abbiamo a volte fatto tardi a volte aspettato molto e questo ci ha almeno un po’ fatto capire cosa al di là della frontiera potesse succedere. Abbiamo visto e accolto facce stanche, facce rassegnate, sguardi persi.
Abbiamo ricevuto però tanta tanta tanta fiducia nonostante fosse resa difficile dalla barriera linguistica
Fiducia alle nostre mani che toccavano i loro polsi per poter apporre un braccialetto identificativo, che maneggiavano i loro bagagli, bagagli rimasti il loro tutto, e li etichettavano con scotch di carta per poterci scrivere cose tra cui la destinazione Roma, Firenze, Bologna, Milano… nomi che provocavano in loro sguardi di smarrimento.
Tanta fiducia nel poter giocare con quei bambini che giocavano con noi come se ci conoscessimo già da molto tempo. Fiducia nel salire sui mezzi guidati da noi verso dove forse non lo sapevano neanche.
Fiducia nel prendere caramelle dalle nostre mani, e poi anche mandarini, ovetti di Pasqua, patatine fritte. Fiducia nel cambiare quelI’iniziaIe ’no’ di ’sto bene’ ’sono apposto’ in un ’si’ accompagnato da tanta fame e allegria. Fiducia nello svegliarsi la mattina del volo ed essere tutti pronti con tanto di giubbotti ancora prima del nostro arrivo, prima dell’orario indicato. Fiducia da parte di Eugenio, bambino senza la famiglia dato in affidamento a una famiglia con già 5 figli, che ci ha lasciato prender il suo telefonino nel tentativo di metterlo in contatto con la mamma e il fratellino rimasti a casa che era da un giorno che non sentiva. E poi quanta felicità ci portiamo dentro! Felicità nel trasmettere in colonna tramite radioline “fin che la barca va’ per tentare di trasmettere un po’ di buon umore ai nostri importanti passeggeri ma soprattutto nel trasmette “cervona Kalina”, canzone patriottica Ucraina, e vedere Sasha ragazzina Ucraina cantarla a voce alta e fiera ed emozionarsi. E noi ovviamente emozionarci con lei. Felicità, nel vedere gli occhi di quelle persone e di quei bambini una volta entrati nella camera a loro destinata, occhi che dicevano ’questo è tutto per me?’ e ripensando alle brandine una accanto all’altra nei centri di accoglienza distanziate a volte dai soli bagagli dell’una e dell’altra famiglia veniva facile capire il perché. Felicità nel vedere arrivare l’aereo e vedere i bimbi tirare fuori il cellulare e fare le foto, chissà quali erano i loro pensieri o la loro paura dato che su un aereo la maggior parte di loro non era mai salito. Tanta felicità nel vedere giocare i bambini in quelI’ambiente carico di tensione, perché tutto doveva andare nel migliore dei modi.
Tanta felicità nel vedere i loro sorrisi e altrettanta nei nostri sorrisi strappati proprio da loro.
Tanta felicità nel sapere riuscite le nostre medagliette fatte a mano con tappi color ora del barattolo per conserva e nastrini gialli/celeste. Tanto orgoglio nel vedere Milana, bambina Ucraina, prendersi il compito di scrivere il nome di ciascun proprio piccolo compagno di viaggio accompagnato da un cuore e occuparsi anche della premiazione. Tanta felicità vedere con quale orgoglio la mattina seguente avevano scelto dove mettere la medaglia, non in borsa, non in tasca, ma indossata ben in vista sopra il giubbotto. Tutti nessuno escluso. E con quale precisione un bambino ci ha detto che il nastrino celeste scelto era un po’ troppo opaco per rappresentare l’Ucraina.
Abbiamo visto gli occhi più duri, quelli delle madri e degli unici due padri e soprattutto dei pochi adulti con patologie trasportati in questa settimana… occhi duri che non venivano consolati da caramelle che non sempre ricambiavano sorrisi, che non venivano distratti dai loro pensieri ne dal gioco ne da null’altro.
“Grazie per salvare i nostri bambini” ci è stato detto…Io vorrei dire un grazie a chi crede ancora che la differenza la facciano le persone Un grazie a chi fa qualcosa ogni giorno per fare la differenza.
Uso una frase non mia
“La gentilezza è carismatica, allieta chi la riceve e chi la dà, stordisce il male e la sua banalità”. Un grazie a chi si impegna per portare gentilezza nel mondo.
Ambra
L’ESPERIENZA DEL CONFINE
L’esperienza al confine polacco\ucraino è stata unica e piena di emozioni , ci ha resi soddisfatti e fieri del nostro operato , ma allo stesso tempo impotenti dinnanzi a situazioni tragiche , nelle quali nessun essere umano dovrebbe mai trovarsi.
Qui abbiamo “toccato con mano” le conseguenze della guerra che si ripercuotono sui civili; le abbiamo viste negli occhi spauriti e pieni di lacrime di quei bambini e donne di qualunque età , costrette a fuggire dalle loro case e dai loro affetti con pochi bagagli, i quali rappresentavano il loro tutto, la loro esistenza.
Sapevamo cosa avremo potuto vedere , le immagini trasmesse alla televisione le abbiamo viste tutti , ma viverle e scorgere la paura e l’orrore negli occhi di chi aiutavamo è una sensazione che ti tocca nel profondo dell’animo .
La guerra porta le persone a fare scelte drastiche : le madri costrette ad affidare i propri figli alla prima famiglia disposta a portarli con se , conclusione alla quale giungevano con il cuore a pezzi e le lacrime sul volto, ma con la speranza di dare loro “un futuro migliore”, i medici costretti a prendere decisioni che non auguro a nessuno , scegliere chi far partire e chi dover lasciare.
Propri ieri ci è giunta una bella notizia , pratica conseguenza del nostro aiuto reso alla frontiera: uno dei tanti bambini trasportarti in Italia è stato operato a seguito di una scheggia dovuta da una bomba, operazione conclusa nel migliore dei modi. Questo evento ci ha resi ancor più fieri e soddisfatti.
Quindi se ci chiedete “ripartireste?”, la risposta sarà sicuramente “Sì” , senza nemmeno pensarci, una risposta data di impulso che ingenera una valanga di emozioni. (Vorrei passare ai ringraziamenti)
Un grazie alle “Misericordie d’Italia” che hanno messo in campo per la prima volta un servizio come questo. Un grazie alla “Misericordia di Firenzuola” che ci ha permesso di svolgere questa esperienza , la quale ci ha fatto vedere la vita e gli eventi sotto un’altra prospettiva e ci ha arricchito come persone. E per ultimo, ma non in ordine di importanza, un grazie alla mia “capa” Ambra che, con la sua determinazione ed organizzazione, ci ha resi fieri di quello che abbiamo fatto .
Luigi
Misericordia Firenzuola
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 Aprile 2022
