
BARBERINO DI MUGELLO – Chi incontra Enrico Bicchi, Ingegnere elettrico barberinese classe 1990, anche solo per un secondo non potrà non rendersi conto della sua innata allegria e della sua energia prorompente che sfoga nello sport, la sua grande passione. Ed è questa passione che lo ha portato a partecipare all’Ironman di Klagenfur, in Austria.
“Anything is possible, ossia ‘Tutto è possibile’ è lo slogan del marchio Ironman, e dopo averne portato a termine uno intero, ho capito bene che cosa intendessero. Un’impresa, così difficile, che credevo fosse impossibile, almeno per me”. Queste le prime parole di Enrico dopo aver completato questa difficile prova sportiva. Ma partiamo dall’inizio: Per chi non lo sa, l’Ironman, chiamato anche “triathlon super lungo”, è appunto una gara di triathlon le cui distanze sono le massime possibili su tutte e tre le discipline: si parte con il nuoto per 3,8 km, per poi passare alla bici con 180 km, ed infine la maratona a corsa. Esatto, tutti e 42,2 km a piedi!
E, tra i 2500 iscritti a questa folle gara c’era anche il barberinese Enrico Bicchi, uno tra i solo 1881 atleti che, alla fine, ha tagliato il traguardo. “È chiaro – spiega – che per presentarsi alla start line occorre un lavoro enorme di preparazione, ma per un evento così lungo è difficile fare previsioni e le difficoltà possono aumentare a livello esponenziale”.
Cosa ti ha portato a partecipare? Circa dieci anni fa, quando conobbi il mondo del triathlon grazie all’evento che organizzano tuttora al lago di Bilancino, pensavo che questi Triatleti fossero in un certo senso predisposti ad uno sport così tanto aerobico e faticoso. Quindi, pensate a quelli che partecipano all’Ironman! Sinceramente pensavo che fossero dei folli…o degli alieni!
Questo però non ti ha fermato…Certo che no! È stato il mio modo per dimostrare che non è necessario provenire da un altro pianeta e che anche una persona “normale” come me, che ho iniziato a correre a vent’anni solo nel weekend, che ogni tanto andavo in bicicletta e che sapevo nuotare solo perché avevo fatto un corso alle scuole medie, con impegno, costanza, forza di volontà e molta passione poteva terminare un Ironman.
Qual è stato il tuo percorso sportivo? Nel 2019 già mi cimentavo in gare podistiche da alcuni anni, trail, corse ad ostacoli, spartan race…Ho deciso quindi di unirmi alla squadra locale la “Mugello Triathlon” con già in mente il mio ambizioso obiettivo. Da lì, con costanza, ho cominciato una dura preparazione aumentando sempre di più il carico, con allenamenti quotidiani fino a tre volte il giorno. Ho partecipato a gare sempre più lunghe: quattro maratone, quattro mezzi Ironman ed alcune Granfondo in bici e Mountainbike.
Tanto, tantissimo allenamento quindi. Sì, ma non è solo quello. Non dico che la preparazione fisica non sia importante ma è la passione che ti porta a realizzare questo tipo di obiettivi. Io amo fare sport e quindi il lungo viaggio che mi ha portato fino a qui è stato molto piacevole. Ovvio, anche duro e difficile, ma sempre piacevole e divertente. Ho lasciato da parte le scuse, non mi sono mai tirato indietro, nemmeno quando pioveva o faceva freddo o era già buio. Neanche dopo una lunga e stancante giornata di lavoro, perché sapevo che l’allenamento mi avrebbe fatto stare meglio, e così è sempre stato. Sono riuscito a far conciliare gli allenamenti quotidiani con tutti i numerosi impegni lavorativi e personali, e ho certamente dimostrato che la passione, insieme ad una gran forza di volontà, sono davvero inarrestabili.
Sapete una cosa? L’ultima giuro! Durante la gara ho pianto più volte, tanta era l’emozione che avevo dentro. Forse per la mia prima volta, unita alla consapevolezza del lungo viaggio che avevo intrapreso per essere fino a lì. Ho pianto all’inizio prima di partire, poi al 150°, durante una crisi in bici (complice anche il pensiero del dopo), e durante la maratona finale, che è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto nella mia vita.
È ovvio che volevo arrivare al traguardo, ma c’è stata una fase in cui questo non era per niente scontato. Era il 16esimo km, e non era un problema di gambe, sentivo che mancava energia al mio corpo, ma non riuscivo neanche più a mangiare. Poi la svolta, ho ascoltato il mio corpo, l’ho rispettato e assecondato, bevevo soltanto, e mi sono messo ad un passo per me sostenibile che mi permettesse di andare avanti in modo costante. Ho corso pensando ad ogni singolo metro come uno in meno da fare, alle numerose persone che mi hanno supportato e creduto in me, ed è stato lì che ho capito che sarei riuscito nell’impresa.
Ho quindi tagliato il traguardo, realizzando un mio sogno, con così tante emozioni addosso che ho difficoltà a descriverle, ma la foto finale dice tutto. Anything is possible!
Mi sento in dovere di ringraziare lo straordinario tifo di Klagenfurt, gli amici Eugenio, Daniele, Giulio e Yvette con cui ho condiviso questa avventura, i miei compagni di squadra (vecchi e nuovi), il mio coach e amico Alessio con cui sulla corsa abbiamo fatto un ottimo lavoro, ma in particolare ringrazio la mia compagna, e ormai quasi moglie, Francesca che mi ha enormemente supportato prima, durante e dopo, alla quale non potrei chiedere di più. Grazie di cuore, infine, a tutti quelli che mi hanno seguito da lontano e mi hanno scritto qualcosa, non mi aspettavo che fossero così tanti.
Alla prossima avventura!
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 Luglio 2023






