FIRENZUOLA – Brutto mestiere, il centravanti. Dai nell’occhio, non c’è nulla da fare. Segni e allarghi le braccia al creato in un tripudio di folla. Ti osannano, ti abbracciano, tutti vogliono almeno un pezzo di te, anche solo un sorriso. Sbagli un gol, ti disperi, e il gioco più bello del mondo si trasforma nella Via Dolorosa. La vita intera ti passa davanti, non hai il coraggio di guardarti allo specchio, lassù, nel cuore delle tribune, cerchi un abbraccio sincero e invece scopri gente che mastica rabbia.
Brutto mestiere, il centravanti. La metafora di tutta una vita.
Alessio è solare, ha vent’anni. Segna, eccome se segna. Non è ‘spillo’ Altobelli e non somiglia per nulla a Bonimba ‘faccia di pietra’, arcigno, una quercia. Ha il fisico asciutto, la faccia per bene, il naso semmai, importante, smerigliato dal vento di montagna, annusa la neve. No, se possibile è più Paolo Rossi. Talentuoso senza ritegno. Farebbe la sua figura anche lontano da qui, dalla seconda categoria aggrappata al Sasso di Castro, ma il legame è forte, ti stringe alla gola, meglio i compagni, gli amici, le ragazze del sabato sera. Firenzuola è il centro del mondo.
L’inevitabile è un legno storto. Lo puoi incontrare dovunque. Alessio lo incontra sulla strada di casa, maledetto novembre. Conosce così bene quel filo d’asfalto che la testa pensa già all’indomani. Già, domani. Quanto meglio un rigore sbagliato di un cielo piatto sotto un arco di nuvole.
Ciao Alessio.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Giugno 2020






