SCARPERIA E SAN PIERO – Marco Nesi ha aperto la sua bottega di calzolaio 21 anni fa a Scarperia ma, purtroppo, l’attuale situazione sanitaria lo ha costretto a prendere una decisione drastica, a malincuore. Infatti, “Il ciabattino” chiuderà presto la propria attività.
Cosa ti ha portato a prendere questa decisione? Diciamo che è stata un’escalation di eventi. Già negli ultimi anni il lavoro era calato molto a causa della tipologia delle calzature che utilizzano le persone. Un tempo si utilizzavano scarpe in cuoio, mentre adesso si prediligono calzature in gomma incollata. Poi il Covid ci ha messo il carico da quaranta: non ci sono più occasioni di uscire e quando lo si fa si prediligono scarpe per camminare, sneackers, piuttosto che una da sera, e queste si prestano poco alla riparazione.
Hai cominciato questo lavoro perché sei “figlio d’arte”? Come hai cominciato? Sì, anche mio padre faceva il calzolaio quindi di può dire che io sia un figlio d’arte. Ho cominciato con le riparazioni per l’esercito, quando la leva era ancora obbligatoria e le riparazioni erano frequenti. Poi, quando fare il militare è diventata una professione le calzature rotte venivano prese dai magazzini perché avrebbero dovuto accomodarle pagando di tasca propria, mentre prima pagava lo Stato, e quindi è più conveniente prendere gli anfibi dal magazzino per quanto ci siano modelli molto vecchi.
Perché questo calo del lavoro? Le motivazioni sono diverse, tra le più rilevanti c’è che prima le scarpe avevano un prezzo importante, erano un investimento in qualche modo e quindi valeva la pena ripararle. Adesso con l’avvento dei grandi magazzini e di quello che chiamano ‘fast fashion’ si trovano calzature a prezzi irrisori ed è più facile, ed economico, ricomprare piuttosto che aggiustare. Inoltre, le nuove generazioni hanno perso questo principio: è più facile ricomprare che riparare e conservare. Si è più portati a buttare via, e questo è un vero peccato.
Ma il calzolaio è un lavoro antico ed importante, chi verrà dopo di te? Penso veramente che il calzolaio sia un lavoro ‘sacro’ ma, purtroppo, dopo di me non credo ci sarà qualcun altro pronto a prendere il mio posto. Un po’ perché è un lavoro che si è un po’ perso ed è stato poco ‘tramandato’, un po’ perché si presenterebbero gli stessi problemi che hanno costretto me a chiudere l’attività dopo 21 anni. Sono riuscito a tirare avanti così a lungo solo perché avevo un’altra attività, sennò forse avrei dovuto chiudere prima.
La decisone è definitiva? Penso proprio di sì, ho già venduto uno dei miei macchinari e gli altri sono in vendita. Anzi, colgo l’occasione per ‘fare pubblicità’: si tratta di macchinari funzionanti ed efficienti, se qualcuno fosse interessato il mio numero è 339.7958979.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 dicembre 2020




