MUGELLO – Siamo nella fase peggiore della pandemia. La quarantena sta per finire ma i soldi della cassa integrazione ancora non arrivano, molte attività commerciali restano chiuse e soprattutto manca un piano per le riaperture estive e per il commercio al dettaglio. Parlo dei balneari e di quanto fa il paio con il turismo (aperture all’aperto e organizzazione anti Covid di ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie, agriturismi…) e mi riferisco al negozio di paese che rischia di essere travolto da grande distribuzione e acquisti on line.
Questa fase subirà un miglioramento non appena la cassa integrazione sarà versata sui conti correnti e verrà prolungata fino all’estate. E per altre categorie del lavoro e dell’impresa? Qui vedo, appunto, il problema più grosso. Serve un piano immediato per le riaperture, serve un salario di emergenza, servono soldi a fondo perduto per le piccole imprese, serve sostegno per le imprese che esportano e che subiscono una feroce concorrenza estera da parte di manifatture rimaste aperte nelle settimane di chiusura totale in Italia.
La cosa ci riguarda direttamente, investe anche il Mugello.
Primo. Nei piccoli comuni il negozio di paese è fondamentale. Non offre solo un servizio necessario, è un punto di unione della comunità.
Secondo. Il Mugello non sarà la Versilia, eppure anche qui vi sono decine di attività legate al turismo che aspettano di sapere come potranno riaprire e quando. Il governo ha il dovere di dirlo rapidamente perché si possano preparare senza ulteriore perdita di tempo.
Terzo. Le imprese più grandi. Chi vi lavora è protetto dalla cassa integrazione, bene, e l’impresa in quanto tale? Prendo ad esempio la Chi-ma. Il grosso delle commesse lo riceve da alberghi e ristoranti. Problema: sono chiusi. Doppio problema: gli alberghi fiorentini saranno vuoti a lungo, i convegni sono stati cancellati e comitive dall’estero quando arriveranno di nuovo? Le misure che il governo dovrà assumere per il mondo del turismo vanno estese anche ad attività collaterali.
Infine, i Comuni. I sindaci sono tutti in trincea, rappresentano la frontiera istituzionale nel rapporto coi cittadini. I loro bilanci faranno acqua perché gli introiti da tassazione locale saranno decisamente più bassi. Se cadono, addio. Ecco, il prossimo decreto dovrà contenere misure economiche per i comuni.
I fondi ci sono. Tra bilancio nazionale e finanziamenti europei la massa di denaro manovrata è imponente. Vanno spesi ora per impedire che si cada dalla padella alla brace.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello –3 Maggio 2020

1 commento
Due riflessioni sulla situazione sopradescritta:alla CHI-MA certamente la maggiore fonte di lavoro sono le strutture alberghiere e di ristorazione, perché non sopperire lavorando con le strutture ospedaliere e strutture per anziani e centri di riabilitazione della Toscana?Considerando che l’azienda Chi-Ma mi risulta che a livello nazionale sia un “eccellenza”?Poi riferendomi ai Comuni sarebbe il momento di ricominciare a parlare di Fusioni,che senso ha oggi un fondo valle come il Mugello avere quattro Comuni che praticamente sono attaccatil’uno all’altro? Oppure dell’Alto Mugello che in tre comuni arrivano ad avere una popolazione di circa seimila abitanti?Molto probabilmente se si unissero esistendo degli incentivi per unirsi molti servizi e i bilanci comunali sarebbero salvi.Qui ci vogliono i politici perché il mondo non sarà come prima.