MUGELLO – Stavolta, ne “Il Filo di Perle”, Giampiero Giampieri propone la lettura di un articolo recentemente uscito su “Il Foglio”. Il tema è drammatico e assai spesso sottaciuto. La persecuzione dei cristiani, in tante parti del mondo. A cominciare dalla Cina.
La persecuzione dei cristiani è peggiorata in modo significativo in tutto il mondo. A sancirlo è il rapporto “Perseguitati più che mai” presentato in settimana da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Il periodo di riferimento va dall’estate 2022 a quella del 2024. Del martirio dei cristiani, sia esso praticato con la spada o in guanti bianchi, si parla poco. Non fa notizia. Dopotutto al Sinodo in corso da settimane la priorità pare discutere di diaconato femminile. Eppure, ovunque la gente muore in nome della fede. Anni fa, per qualche tempo ci fu un moto di compassione: gli sgherri del califfo Abu Bakr al Bagdadi segnavano con la “N” di nazareno le case abitate dai cristiani, costringendo gli inquilini a scegliere tra l’esilio e la morte. Morto il califfo e dissolto lo stato islamico, il tema è stato archiviato. Il nuovo epicentro della violenza islamica militante, si legge nel rapporto, è l’Africa occidentale, che ha soppiantato in questo triste primato il vicino oriente. “La migrazione di massa delle comunità cristiane, innescata dagli attacchi islamisti militanti, le ha destabilizzate e private dei loro diritti, sollevando interrogativi sulla sopravvivenza a lungo della Chiesa”. È il caso, ad esempio, della Nigeria, il paese più popoloso d’Africa, dove da anni le lotte etniche unite all’avanzata dell’islamismo hanno colpito le comunità cristiane. C’è un caso che fa discutere: la Cina. Nonostante infatti sia in vigore la “distensione” fra il regime di Pechino e la Santa Sede, con Roma che saluta i “progressi” nei rapporti, i cristiani continuano ad essere poco tollerati (e meno ancora i loro simboli). Rilevano poi i casi del Pakistan e dell’India, paesi che “sono stati analizzati in particolare per quanto riguarda l’aumento vertiginoso degli attacchi violenti innescati da accuse di presunta blasfemia, nel primo paese, e la detenzione di oltre 850 persone in base alle leggi anti conversione, nel secondo”. Il dossier si sofferma sul ruolo e l’azione dei regimi autoritari, che “hanno intensificato le misure repressive contro i cristiani, sia in nome del nazionalismo religioso sia della laicità dello stato/comunismo”. Qui, le condanne sono state decise “per presunti insulti contro l’ideologia di stato”, causa di “confische di luoghi di culto, aumenti degli arresti di clero e laici, nonché periodi di detenzione più lunghi”. Per la prima volta, l’attenzione del rapporto si posa sul Nicaragua. Unico caso in controtendenza è il Vietnam: la persecuzione si attenua anche grazie alle “misure adottate per ristabilire i legami diplomatici con la Santa Sede.
IL FOGLIO, sabato 26 e domenica 27 ottobre 2024
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 novembre 2024






