MUGELLO – Non sappiamo più parlarci ed ascoltarci. E che cosa ne sarà di un mondo in cui la comunicazione avrà preso il sopravvento sulla conversazione? Riflessione attualissima quella che oggi Il Filo di Perle ci propone:
“‘Che cosa ne sarà di un mondo in cui la comunicazione avrà preso il sopravvento sulla conversazione?’ È questo un vecchio tema che cominciò a emergere a metà Novecento, il tema della conversazione e del suo tramonto. La cultura di massa e i nuovi media avevano già sostituito la ‘borghese’ o ‘signorile’ conversazione con una comunicazione tecnologicamente governata per scopi soprattutto di informazione. Montale scrisse in un articolo del 1965: “La moltiplicazione delle scienze e delle tecniche è direttamente connessa con la scomparsa delle idee”. Queste ultime vanno discusse ed è per questo che c’è bisogno di conversare, di parlare e dialogare; tutte cose che richiedono pazienza, rispetto dell’interlocutore e rispetto della verità.
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Senza il vivo dinamismo dello scambio verbale e della reciprocità dialogica in presenza, anche il sapere diventa sterile. Un’arte della conversazione sarebbe da riscoprire e coltivare come un’esperienza morale e sociale da contrapporre a quelle che l’antropologo Le Breton definisce ‘una società spettrale’ e una ‘prigione digitale'”.
Da Alfonso Berardinelli, “La conversazione perduta nella prigione digitale”, in Gutemberg, supplemento ad Avvenire del 23 ottobre 2026
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 ottobre 2026



