MUGELLO – Dopo la recente tragedia del giovane studente accoltellato a morte da un compagno ci si interroga sulla questione educativa.
[…] Mentre la giustizia farà il suo corso, il nostro compito è quello di fare in modo che la morte di un ragazzo a scuola per mano di un suo compagno si trasformi in un’occasione di sviluppo della consapevolezza e della responsabilità adulta. L’unica possibilità che ci resta per provare a dare senso a un evento così angosciante, terrificante. Dare senso alla vita mentre domina la morte. Provare a interrogarsi su cosa stiamo facendo per i nostri figli e studenti, quali relazioni e quali modelli di identificazione proponiamo. Le politiche individualiste, aggressive, intimidatorie e violente proprie di questa epoca è altamente probabile contino qualcosa. Viviamo nel regno del Sé, dell’affermazione autocratica del proprio pensiero e del proprio sistema etico valoriale fino alla negazione del valore del pensiero, e del diritto a esistere dell’altro.
I modelli di identificazione proposti quotidianamente dagli adulti contano qualcosa. Così come conta l’impossibilità generazionale di esprimere sentimenti spiacevoli per gli adulti. Queste sono generazioni ascoltate a modo nostro. Un ascolto selettivo che non consente l’espressione di emozioni disturbanti come la rabbia, la tristezza e la paura. Non servono multe e repressione ma un adulto autentico capace di stare in relazione. […]
Da Matteo Lancini, LA STAMPA, sabato 17 gennaio 2026
Psicologo e psicoterapeuta. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. È docente di “Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto” presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e di “Psicologia clinica” presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano.
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 gennaio 2025


