
MUGELLO – Si può riflettere, in modo serio e profondo, anche su un avvenimento sportivo recente, lo scudetto del Napoli. E Giampiero Giampieri, per “Il Filo di Perle” – spazio settimanale dedicato alla spiritualità – propone oggi uno scritto di un sacerdote napoletano.
Perché milioni di persone sono state invase dalla gioia? Perché qualcuno ha corso il rischio di farsi venire un infarto? Perché in un mondo che fa di tutto per ignorarsi, farsi male, odiarsi, c’è gente che senza ritegno, senza vergogna, rinunciando a quel rispetto umano che sovente ci imprigiona, ha voluto esprimersi in tutta libertà? Ma, li avete visti? Si abbracciavano, si baciavano, cantavano, saltavano come quando si viene morsi da un serpente a sonagli. Gridavano. In tante piazze della mia regione, per l’occasione, sono stati sistemati dei maxischermi. Perché quella partita – per essere goduta nella sua interezza – non poteva essere vista in solitudine. Il dolore, a volte, può anche essere gestito in solitudine, la gioia, no. La gioia deve essere condivisa con qualcuno che ti capisce, che sta vivendo i tuoi stessi sentimenti, le tue stesse emozioni, le tue stesse paure.
[…] Anche dopo la maggior età, anche quando occupano posti di responsabilità, anche dopo la pensione, gli esseri umani, hanno bisogno di giocare, di essere illogici – perché di questo si tratta –, di sognare. Hanno bisogno di pregare, di chiedere, cioè, a qualcuno che sta da qualche parte e che ne sa più di loro, un suo intervento. Hanno bisogno di volersi bene, sentirsi coccolati. Hanno bisogno di confidarsi, di dire all’amico fidato: «Sai? So che non si dice, ma l’avvicinarsi della morte mi mette una certa inquietudine. Ti va di parlarne?». Venerdì, allo stadio, in piazza del Plebiscito, in tante case, chiese, oratori, circoli sportivi, credo che Dio, come sempre fa, si stesse intrufolando tra noi per parlarci ancora una volta. Per dirci di non cadere nella trappola di chi crede di usare troppo il cervello e si intestardisce a non voler capire, che, per funzionare bene, la mente deve fare pace con il cuore. Solamente insieme, questi due signori, possono arrivare a una qualche accettabile conclusione. Mente e cuore devono smetterla di guardarsi in cagnesco. Non sono rivali ma gemelli siamesi. Credo che Dio volesse ricordarci che il denaro – per il quale siamo disposti a sacrificare tanto nostro tempo – dona comodità ma non felicità; da solo è più povero della stessa povertà. L’uomo ha bisogno di respirare, di allargare i propri orizzonti, di correre incontro all’ altro, sostenerlo, aiutarlo, amarlo; ha bisogno di essere illogico, giocare, fare comunella, fare birichinate, di ritornare bambino, per potere veramente essere uomo.
Da Maurizio Patricello, Vi spiego cosa c’entra Dio con lo scudetto del Napoli, Avvenire 24 maggio 2025
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 giugno 2025


