
MUGELLO – Un pensiero, profondo e non banale, sul tema della felicità. Ce lo offre, nella rubrica Il Filo di Perle – lo spazio settimanale de Il Filo riservato a riflessioni di ogni genere -, uno scritto di Aldo Moro, lo statista DC assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978
[…] Infatti, la felicità è null’altro che la più o meno limpida coscienza della realizzata pienezza della propria vita in una perfetta aderenza a tutti i valori che la sollecitano nel suo svolgimento e nella realizzazione dei quali essa si fa sé stessa. Null’altro, dunque, significa idealmente la felicità, se non lo slancio dell’amore, che abbiamo visto essere il vero farsi della vita, il quale si svolga soddisfatto in sé stesso, onde, potremmo dire, la vita si spiega come amore che si ama, ed è poi, per ridurre il concetto in termini grossolani, come il cogliersi della vita nella sua interezza e quindi come uno spontaneo ossequio alla bellezza e all’amabilità della verità che essa realizza.
[…]
Certo è solo questa serena coscienza di una verità e di una gioia, che accompagnano immancabilmente la vita, che dà significato e valore ad ogni vicenda lieta o triste e, inserendo appunto ogni esperienza nell’assoluto e nell’eterno, in cui essa è per essere nella verità, toglie l’inganno del tempo che travolge ogni cosa, perché, quello che è stato nella verità, è.
Per questo è bello vivere.
Da Aldo Moro, “IL DIRITTO”, corso di lezioni di filosofia del diritto tenute presso la R. Università di Bari nell’anno accademico 1944-45 (A. Moro era allora vent’ottenne), in “ALDO MORO – IL DIRITTO LO STATO, Cacucci Editore, Bari 2025.
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 settembre 2026



