Non so se, andando in vacanza, qualcuno di voi è capitato al paese di Dire.
Se non ci siete stati, vi consiglio di andarci perché è un posto interessante. Dire infatti si trova ai piedi di una montagna sempre verde e davanti ha un braccio di mare che lo separa dall’isola di Fare. Proprio da questo fatto è nato il famoso proverbio: Tra Dire e Fare c’è di mezzo il mare.
Gli abitanti di Fare li riconoscete subito perché sono sempre affaccendati e parlano pochissimo, il minimo indispensabile; quelli di Dire, invece, passano il loro tempo in discorsi e riunioni in cui si fanno programmazioni, progettazioni, previsioni e altri “oni”.
Sull’isola di Fare ci sono belle casette solide e pulite, botteghe di artigiani, negozi e un porto pieno di barche di pescatori. A Dire invece ci sono solo casette prefabbricate perché gli ingegneri e gli architetti stanno ancora, tra mille discussioni e progetti, studiando la costruzione di una città: i disegni sono pronti e chi li ha visti dice che sarà una città meravigliosa, ma per ora nessuno ha cominciato a mettere su una pietra o un mattone. In compenso c’è un bell’Ufficio che si chiama l’Ufficio delle Promesse dove, facendo la fila, si possono avere dei graziosi cartoncini colorati con su scritto le promesse che più ci fanno piacere. Che poi queste promesse vengano mantenute… è un’altra faccenda. Praticamente, lo capite bene, è impossibile che questi due paesi vadano d’accordo.

Ma una volta, un tipo originale che si chiamava Gigetto Coerenza si provò a fare qualcosa per cambiare la situazione. Era un abitante di Dire ed era tanto stufo delle chiacchere che si facevano nel suo paese che un bel giorno prese una barca e partì per esplorare il vasto mondo. Cominciò dal posto più vicino che era l’isola di Fare, anche perché si era dimenticato di prendere delle provviste per un viaggio più lungo.
Rimase subitò molto impressionato dall’attività frenetica della gente di Fare: chi martellava, chi zappava, chi pescava, chi raccoglieva le mele; non c’era nessuno che se ne stesse seduto al bar a chiacchierare come succedeva al suo paese. “Come vorrei che i miei amici di Dire vedessero questa gente così indaffarata! – disse Gigetto – Forse gli s’attaccherebbe la voglia di fare!”
Pensa e ri¬pensa gli venne in mente di costruire un bel ponte. “Così ci sarebbero scambi, visite, commercio, movimento…”
Raccontò la sua idea a quelli di Dire che dissero con entusiasmo: “Bene, bravo”; ma tutto quello che riuscì ad avere da loro fu un bel disegno del futuro ponte. Poi chiese consiglio a quelli di Fare e loro, senza parlare, un giorno si misero all’opera, dopo aver dato un’occhiata al disegno per educazione, e costruirono il ponte.
Il giorno dell’inaugurazione fu fatta una grande festa, tutti si dettero appuntamento al ponte e il sindaco di Dire fece un bellissimo discorso, mentre quello di Fare tagliò il nastro.
Per un po’ di tempo ci fu un bel via vai attraverso quel ponte: ci passavano persone, animali e tutti i mezzi di trasporto che c’erano da quelle parti; ci passò perfino un carro armato che aveva perso la strada.
Quelli di Dire andavano ad osservare le frenetiche occupazioni di Fare e restavano tanto colpiti da parlarne nelle loro riunioni per intere settimane, quelli di Fare si affacciavano a Dire, davano una sbirciatina alle casette prefabbricate, arricciavano il naso davanti all’ “Ufficio delle Promesse” e, borbottando: “Non mi convince” tornavano alla loro isola. A Gigetto Coerenza riprese la voglia di esplorare il vasto mondo, visto che lì era riuscito a combinare poco, e se ne andò a costruire altri ponti là dove ce n’era bisogno.
E a quel ponte tra Dire e Fare cosa successe?
Potete scegliere a piacere tra questi tre. finali, oppure inventarne dei migliori:
PRIMO FINALE
Piano piano il ponte crollò e tra Dire e Fare tornò di mezzo il mare.
SECONDO FINALE
Sul ponte fu costruita un’osteria dove gli abitanti di Fare andavano a bere e a raccontarsi barzellette e dove gli abitanti di Dire cucinavano delle specialità locali come le linguine al pesto, la lingua salmistrata e le chiacchere.
TERZO FINALE
Il ponte diventò il posto dove andavano a giocare i bambini di Dire e Fare e ogni anno facevano una festa dove vendevano ai turisti dei piccoli ponti di zucchero come “souvenir”.
Nicoletta Martiri Lapi






