
MUGELLO – Qualcuno le chiama follie, per altri è la realizzazione di una sfida vinta. Per noi persone normali assistere ad una gara di 90 Km sui monti del nostro Appennino è un evento che di certo non lascia indifferenti (articolo qui). Novanta chilometri partendo alle 5.00 di un freddo mattino di novembre con la prospettiva di dover affrontare anche venti ore di corsa, con oltre 10 ore di buio, con la sola compagnia di una lampada frontale.
Beh, certo, a questo trail dei cinghiali c’erano anche i campioni, quelli che hanno corso la gara in 10 o 11 ore. Quelli che arrivano al traguardo con la faccia di chi ha appena portato a passeggio il cane.
Ma le facce che ti viene di guardare sono quelle degli atleti che arrivano col buio alle 10.00 di sera, alle 11.00 o alle prime ore del giorno dopo.
In pantaloncini e maglietta nonostante un freddo cane, bagnati fradici e con le scarpe che non si distinguono dalle zolle di fango.
Viene da chiederti che preparazione ci sia dietro, fatta di corse solitarie sulle salite dietro casa, fatta di gare amatoriali e sacrificio.
E quale molla ti spinge a pagare per iscriverti ad una corsa che sai non vincerai.
E cosa pensano dietro quelle lampade sulla fronte nei crinali fangosi soli con se stessi, un passo dopo l’altro, un respiro dopo l’altro.
Quando li vedi all’arrivo tagliare il traguardo ed esultare anche se arrivano ottantesimi.
Dove finisce la preparazione comincia a comandare il cervello, la resilienza, è la qualità che più di ogni altra questi corridori uomini e donne sviluppano nelle loro corse tra il fango e il freddo.
Quante volte avranno pensato “stavolta non ce la faccio”, “mi fa male il piede, il ginocchio”, “il prossimo rifornimento è troppo lontano”. E invece ancora un passo dietro l’altro e un respiro dietro l’altro. Fino che non vedi da lontano le luci del paese e sai che lì c’è il tuo traguardo. Ecco l’adrenalina e ti senti come se avessi ancora nelle gambe la potenza della partenza. Gli ultimi metri, gli ultimi passi sono un concerto dentro il cervello, una sfida vinta contro gli elementi, contro il fango, contro la stanchezza e il dolore e ti rendi conto che ha vinto il cervello.
Quello che ha sempre lavorato per spingerti avanti, che ha bypassato i tuoi limiti portandoli più avanti di quello che credevi.
Alla fine questa è l’essenza dello sport. Vincere contro gli avversari ma prima di tutto contro se stessi.
Lucio Cavini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 novembre 2016


