FIRENZUOLA – Domenica 12 maggio a Firenzuola sono stati inaugurati tre nuovi percorsi escursionistici. L’iniziativa è merito di “Quelli del Coloreta” e del Comitato Ambiente e Territorio, con il sostegno dell’amministrazione comunale firenzuolina. L’inaugurazione, che ha visto una grande partecipazione di pubblico, non poteva che avere come atto successivo una bellissima escursione, fino a Brentosanico. E i partecipanti sono rimasti favorevolmente olpiti dalla bellezza dei luoghi e dall’organizzazione dell’evento. Sergio Moncelli descrive, in modo dettagliato, i tre percorsi trekking di Firenzuola.
Tre bei percorsi, su tracciati antichi, recentemente risistemati e resi fruibili per le persone che hanno voglia di camminare immersi tra natura e storia, tra i più bei luoghi del territorio di Firenzuola. Tutto questo reso possibile grazie all’opera di un gruppo di volontari, Quelli del Coloreta recentemente confluiti nel Comitato Ambiente e Territorio di Firenzuola, impegnati nella manutenzione e valorizzazione delle risorse artistico culturali e naturalistiche a noi vicine, ma troppo spesso trascurate e sconosciute.
Il primo è l’Anello del Coloreta, contrassegnato con il numero 059 lungo circa 7,7 chilometri con un dislivello di 493 metri e percorribile in un tempo medio di tre ore.Il percorso parte dalla chiesa di San Piero Santerno che è una delle più antiche del territorio, le prime notizie risalgono al XII secolo. L’edificio è stato assai rimaneggiato nel corso del tempo; l’interno, assai ben conservato, contiene alcuni pregevoli dipinti e arredi sacri. Nel vicino cimitero una bella cappella neogotica, costruita nel 1881, alla quale fu aggiunto, negli anni venti, un bellissimo portale scolpito ad opera di scalpellini locali.
Si prosegue passando dalla cascata della Docciola ed arriviamo di Montecchio. Qui troviamo un ormai diruto oratorio, dedicato a San Carlo Borromeo, costruito nel 1644. Nelle vicinanze anche un’antica casa colonica, riportante un’iscrizione del 1556, e quello che potrebbe essere il più antico seccatoio per castagne del nostro comune, riportante la data 1726 su una finestra. Proseguendo l’itinerario ci addentriamo in un bosco di castagni ed arriviamo al crinale che porta ai 970 metri della cima del Monte Coloreta. Qui vale la pena fermarsi per ammirare lo splendido panorama a 360 gradi sulla vallata di Firenzuola.
Qui sorgeva un potente castello ubaldino, venduto al Comune di Firenze nel 1360, e successivamente demolito. Sulla vetta fu eretta, in occasione dell’Anno Santo del 1900, una grande croce; quella attuale è stata ricostruita in ferro nel 1985. Nella discesa verso il ritorno, prima di giungere di nuovo alla chiesa di San Piero, incontriamo il borgo di Poggio, un agglomerato rurale ormai abbandonato.
Il secondo anello è denominato Anello di Brentosanico, ed è contrassegnato dal numero 057, è lungo circa 14, 5 chilometri, con un dislivello di 730 metri; è percorribile in un tempo di cinque ore.
Il primo tratto è coincidente con il precedente; prima del borgo di Montecchio si imbocca un sentiero sulla destra che, passando per alcuni castagneti, porta alla località Camporelle, dove si trova un vecchio seccatoio per castagne ancora attivo. Nei pressi di alcune case ormai disabitate, si imbocca una stradella sulla destra che porta a Pratalecchia. E’ uno dei borghi più suggestivi del nostro appennino, anche se è quasi completamente disabitato (solo un edificio è in buone condizioni). E’ attraversato da una strada principale, a sinistra della quale si trovavano gli edifici adibiti ad abitazione, mentre a destra le costruzioni destinate ad usi diciamo lavorativi, tra cui ben tre seccatoi, di diversa grandezza e dei quali uno ancora attivo, a sottolineare l’importanza della lavorazione dei marroni in questo sperduto angolo di monti. A inizio 900 contava 72 abitanti, ridotti a 16 nel 1951.
Proseguendo lungo il percorso si arriva al cosiddetto Muro del Negus, costruito da un personaggio così chiamato perché aveva partecipato alla guerra d’Etiopia; si dice che un medico gli avesse prescritto di fare movimento e sudare e che lui in seguito a queste indicazioni abbia costruito questo grande muro costruito a secco, lungo trentatré di metri e alto due. Poco dopo questo muro, dopo aver percorso circa un chilometro da Pratalecchia, giungiamo alla sorgente, chiamata Fosso alla Fonte, recentemente sistemata dai volontari del comitato. Si continua il cammino fino all’incrocio con lo 057A. Nelle vicinanze i ruderi del Mulin Secco, antico mulino che si può identificare con quel mulino che nel 1373. insieme al castello di Caprile, alla chiesa e alle case di Brento, fu venduto ai fiorentini per la somma di 2500 fiorini d’oro. Il mulino, che fungeva anche da gualchiera, a causa dell’esigua portata d’acqua del Rio Brentano, utilizzava,per far funzionare i suoi meccanismi, principalmente la forza di animali da lavoro. Qui si inizia una salita che ci porta a Brentosanico. Il borgo citato fin dal 1145; a fine 800 aveva circa 100 abitanti, si spopolò progressivamente nel dopoguerra, rimanendo praticamente abbandonato. Oggi la meritoria opera di alcuni volontari cerca di farlo risorgere. Vi sorge una delle due chiese del firenzuolino che conservano caratteristiche romaniche. E’ dedicata a San Biagio; all’interno, fino a un po’ di anni fa, erano visibili alcuni affreschi quattro-cinquecenteschi ormai completamente deteriorati. Permangono le decorazioni eseguite probabilmente in occasione dei restauri otto novecenteschi; molto suggestiva è la falsa cupola di un bel colore azzurro con al centro una croce greca. Alcune colonne dipinte in bicromia dividono l’aula centrale da due piccole navatelle laterali. Da Brento si prosegue lungo il sentiero che passa sotto alcune imponenti cave di pietra serena; la strada, prima sterrata poi asfaltata, ci riporta al borgo di Montecchio e a San Piero Santerno.
Da questo anello si diramano due varianti: lo 057A, dal Mulin Secco porta a San Pellegrino, passando per il Mulino di Brento, e lo 057B che da Brentosanico arriva a Brenzone.
Il terzo anello è lo 023 detto Dei Balzi, piccolo ma ricco di storia. Parte da Borgo Santerno, piccolo agglomerato di case nei pressi del fiume omonimo. Qui in epoca medievale si teneva un importante mercato, che fu attivo fino a quando fu istituito e regolamentato quello di Firenzuola. Il borgo è stato abitato fino agli anni 60 prevalentemente da scalpellini che lavoravano nelle vicine cave di pietra serena.
La prima parte del sentiero è la via che gli abitanti del borgo percorrevano per recarsi alla chiesa parrocchiale. Una volta giunti alla chiesa si discende per una vecchia Via Crucis, fino a tornare al punto di partenza. La Via Crucis fu costruita alla fine del 1800: il percorso si snodava per un paesaggio brullo ma estremamente suggestivo che ricordava il percorso fatto da Gesù sul monte Calvario. Negli anni 60 fu deciso di smantellarla, per il progetto di una strada che poi non fu più realizzata; dei quattordici tabernacoli i primi quattro furono demoliti, gli altri crollarono per l’incuria e l’abbandono.
Ne sono rimasti due: uno davanti alla chiesa e l’altro nelle vicinanze pesantemente restaurato in seguito al crollo dovuto all’urto di un trattore. Varie ricognizioni fatte sul posto hanno permesso di ritrovare i resti di quattro tabernacoli: di tre sono rimasti pochi resti, il quarto ritrovato recentemente in un canalone completamente ricoperto di terra, si presenta in discrete condizioni ed è stato parzialmente rimontato. In tempi recenti, grazie al contributo di alcune aziende locali e al lavoro dei volontari del gruppo di Quelli del Coloreta, è stata ricostruita la quinta stazione. Il tabernacolo ricostruito è la fedele riproduzione nella forma e nelle misure di quello originale; sul pilastro è stata apposta la seguente iscrizione:
V Gesù
Aiutato dal Cireneo a portare la croce in queste alture sorgeva la Via Crucis voluta dal Parroco di San Piero don Pietro Vivoli inaugurata il 22 luglio 1880 per mantenere il ricordo di un gruppo di volontari ha ricostruito questo tabernacolo.
L’Anello dei Balzi ha una lunghezza di 1,4 chilometri e un dislivello di 110 metri; il tempo di percorrenza
è di circa 40 minuti. Oltre a questi sentieri, chi ha buone gambe ed è ben allenato può percorrere un ultimo tracciato: il Vertical del Monte Coloreta. Si tratta di un percorso molto impegnativo e in forte pendenza. Si parte dall’interno di Borgo Santerno, posto lungo la via Imolese, e passando dalla località Castagnoli e dall’antico borgo di Montecchio si arriva, attraverso paesaggi mozzafiato, alla cima del monte. La distanza da coprire è di 2,58 chilometri, ma con un dislivello di 558 metri.
Naturalmente al termine è doveroso un ringraziamento al gruppo Quelli del Coloreta, che come detto in precedenza si sono uniti al Comitato Ambiente e Territorio di Firenzuola, che ha permesso la fruizione di questi percorsi, fino a poco tempo fa in parte non percorribili, provvedendo alla ripulitura, al ripristino e al posizionamento dei segnavia. I sentieri attualmente vengono continuamente monitorati dai nostri volontari, che provvedono a tutti quei lavori necessari per il mantenimento dei percorsi.
Un grazie anche all’Amministrazione Comunale di Firenzuola che ha finanziato la segnaletica sentieristica, le bacheche con le nuove cartine e le varie staccionate. Un sentito grazie anche all’assessore Monica Poli, per il supporto e il sostegno che ha dato a questo nostro progetto. Un grazie anche a Alberto Adalberti e a Matteo Moncelli per le preziose informazioni.
Sergio Moncelli
Foto di Alberto Adalberti, Giovanni Marchi e Matteo Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 Maggio 2024



