
SCARPERIA E SAN PIERO – Dopo aver pubblicato la riflessione di don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo sulla morte di Papa Francesco (articolo qui) diamo adesso spazio a don Antonio Cigna, parroco di Scarperia, che ci propone alcuni ricordi del suo pontificato, come dei fotogrammi delle sue caratteriche salienti:
Ancora non si era acquietato il tam-tam mediatico sulla morte di Francesco che già iniziavano ad affiorare autonomamente nella nostra mente alcuni ricordi del suo pontificato. Tornano nei miei pensieri alcune “istantanee” del suo pontificato:
– Il Papa dell’incontro. Quando si aveva la fortuna di partecipare a una udienza con lui si percepiva il suo voler essere alla mano, empatico e interessato alle persone che aveva davanti. Ha sempre cercato di far si che le persone si sentissero incontrate da lui e non solo destinatarie di un messaggio o un insegnamento. Il segreto del suo essere informale e fuori dagli schemi consisteva nella propensione a incontrare le persone accorciando le distanze.
– Il Papa dell’Evangelii Gaudium. La sua spinta propulsiva ad “attivare processi” ha innescato la dinamica sinodale che sta rinnovando la Chiesa con la linfa nuova del laicato impegnato e della ministerialità diffusa nella comunità.
L’ampliamento della nostra visione dalla soluzione e gestione delle dinamiche della comunità verso l’avere una prospettiva che vede e pensa la Chiesa con sguardo ampio e profondo nel tempo oltre l’immediato.
– Il Papa a Barbiana. Per tanti anni e per tante volte sono stato a Barbiana assieme a tutti i Vescovi che si sono succeduti nella nostra Diocesi e ho sempre gioito della progressiva riappropriazione della figura di don Lorenzo come testimone profetico e punto di riferimento della Chiesa Fiorentina, processo completato dal cardinale Betori. Ma quel giorno a Barbiana è stato il culmine di questo percorso. Ricordo il magistero del Papa sull’importanza “ridare ai poveri la parola” ma ricordo anche il mio senso di inadeguatezza davanti al gigantesco modello di don Lorenzo.
– Il Papa della Pace. l’ultimo invito a “riflettere sul potere immenso delle gentilezza e dell’inclusione che aiuta il prossimo e noi stessi” mi ha ricordato che la pace prima di tutto la si fa per le strade dei nostri paesi, mettendo l’inclusione e la gentilezza quale criterio di riferimento dei rapporti interpersonali. Essere per la pace non è essere contro la guerra ma essere pacifici nei pensieri e nei rapporti
di giorno.
Morto un papa se ne fa un altro? No. Non siamo noi a fare il Papa. Per fortuna a scegliere il Papa ci pensa lo Spirito Santo altrimenti chi avrebbe scelto questo argentino così informale, innovativo, attento ai deboli, pacifico. Se la barca di Pietro non affonda mai nonostante le nostre umane limitatezze è perché
sopra ci sta il Signore Gesù. Iniziamo subito a pregare che lo Spirito susciti un nuovo pastore per la sua chiesa.
Don Antonio Cigna
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Aprile 2025






