
BORGO SAN LORENZO – Caf vuol dire anche, e soprattutto, filiera. Una filiera spesso tutta mugellana e controllata, fatta anche da piccoli allevatori o da allevatori che, pur concentrando la propria attività principale in altri settori, in questo caso l’allevamento di bovini da latte, contribuiscono anch’essi alla filiera della buona carne mugellana. E contribuiscono così, alla tutela del territorio, alla sopravvivenza delle piccole aziende con un ciclo produttivo che si apre e si chiude interamente in Mugello.

È il caso dell’azienda agricola Spedale, di Fabrizio Bartolini, a Panicaglia, nel comune di Borgo San Lorenzo. Il padre di Fabrizio, che ha dato vita all’azienda, è stato tra i soci fondatori proprio di Caf. E adesso Fabrizio spiega: “La nostra produzione principale è l’allevamento di mucche da latte, ma alcuni dei vitelli che nascono in azienda, vengono ancora immessi nella filiera Caf. Si tratta di vitelli nati e cresciuti in Mugello, in un’azienda a gestione familiare e che usa metodi trazionali. Possiamo dire – afferma – che una parte della carne Caf arriva anche da piccole aziende come questa: animali che nascono e vivono sempre in Mugello, il cui consumo aiuta quindi anche noi piccoli allevatori nella nostra attività, che poi è anche un’attività di tutela e manutenzione del territorio. Consumare questa carne – conclude – permette alle nostre aziende di continuare a svolgere la loro funzione di presidio del territorio.
Perché dici che i tuoi vitelli che vanno nella filiera Caf sono un valore aggiunto e a chilometro zero?
“Mediamente in azienda nascono 10-12 vitelli l’anno. Hanno tutti fin da subito molto spazio per muoversi, e i primi giorni si alimentano con il colostro della madre, poi, appena possibile, con il fieno che produciamo qui in azienda. A questo punto alcuni di loro passano in un allevamento poco distante, sempre qui a Panicaglia, dove finiscono la loro crescita per essere poi conferiti a Caf. Quindi a partire dal fieno, prodotto in azienda, fino al loro conferimento a Caf, è un ciclo interamente locale”

Perché è importante sostenere anche i piccoli produttori?
“Così il Mugello rimane vivo. Le nostre aziende agricole sono dei presidi. In estate capita spesso che persone di Firenze vengano in azienda a trascorrere del tempo, o con i bambini a vedere gli animali. Siamo custodi di una tradizione, qui in azienda ho anche ricavato una piccola esposizione con gli attrezzi di una volta. E avere una struttura come Caf aiuta a mantenere tutto questo
Raccontiamo qualcosa della storia di questa azienda?
“Si tratta di un’azienda agricola fondata dai miei genitori, che sono arrivati qui negli anni Cinquanta. Inizialmente la stalla si trovava al piano terreno della casa, serviva da riscaldamento alle stanze, e veramente le persone vivevano insieme agli animali. Poi, naturalmente, le normative si sono evolute e abbiamo realizzato una stalla separata. Inizialmente l’allevamento era solo da carne, con le Chianine, che erano anche animali da lavoro e uscivano nei campi, con il giogo, per fare le lavorazioni. Poi l’azienda si è trasformata, e adesso abbiamo 30 capi da latte, 15 dei quali in mungitura. Per il latte che diamo alla Mukki.
La tua azienda è parte della filiera Caf
“Certamente, mio padre, Gino Bartolini, è stato uno dei fondatori della Cooperativa Agricola di Firenzuola. Fu un’iniziativa lodevole che nacque da Firenzuola. Quindi è del 1990 che noi siamo soci della Caf, e questo ci permette anche di utilizzare i suoi servizi, come i macelli. Alla fine è come se fossimo una famiglia, cerchiamo di fare, insieme all’interesse dell’azienda, anche quello della comunità, che a noi interessa molto”

Sono rimaste anche delle buone abitudini di una volta?
“Certamente. Ad esempio, a rotazione gli animali vengono portati in un pascolo e passano un periodo di due mesi all’aperto. Questo permette loro, ad esempio, di assorbire i raggi solari, che fanno molto bene alla loro salute, e nel pascolo hanno comunque tutto quello che serve al loro benessere: come acqua pulita e fieno”
Siete sottoposti a dei controlli? Per le condizioni degli animali
“Certamente. Fanno parte del sistema chiamato ‘classyfarm’, è quello che certifica il loro benessere, e sulla base del quale ci vengono poi riconosciuti, o meno, degli aiuti economici.
Quanti siete a lavorare in azienda?
“Siamo solo io e mia moglie, data la dimensione dell’azienda non possiamo permetterci di avere un operaio. Portarla avanti è sacrificio, ma anche una grande soddisfazione. Sai che quello che ottieni lo hai fatto da solo, puoi vedere gli animali nascere e crescere e osservare il ciclo della natura. Anche se, chiaramente, lavoriamo per vivere il nostro scopo principale non è quello economico. Quello che ci dà la spinta per lavorare è la soddisfazione, stare all’aria aperta, vivere in sintonia con la natura, con gli animali, con le piante. Che poi era la cultura contadina di una volta, che purtroppo sembra andare a scomparire.
L’intervista finisce e i microfoni si spengono. Ma prima di lasciare Fabrizio e la sua azienda c’è un’ultima cosa da fare, aiutarlo a rimettere nel suo box un vitellino nato solamente il giorno prima. Una bella esperienza, parte delle soddisfazioni che derivano ogni giorno dal suo lavoro.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Settembre 2025



