MUGELLO – Covid-19. Sottostimato, epidemia, pandemia, quarantena. Un turbinio di parole ci ha colti tutti impreparati.
La nostra quotidianità, il nostro benessere, le nostre abitudini; credevamo essere invincibili e credevamo di poter risolvere tutto con i nostri lavori e i nostri soldi.
Ci siamo trovati tutti catapultati in un mondo nuovo; un mondo in pandemia, un mondo dove tutti possiamo essere la prossima vittima di un virus che non si vede e non si sente.
E ora siamo qua, ognuno nelle proprie case. Qualcuno in “Smart-working”, qualcuno in “conference call”, qualcuno in “Skype call”, qualcuno semplicemente sul divano.
Qualcuno deve invece continuare a recarsi al proprio posto di lavoro, spesso con l’angoscia della contaminazione visto la mascherina che ormai “cammina da sola” dopo tutti i giorni di utilizzo,
Siamo frastornati, impauriti.
Ecco, avete mai pensato come può vivere tutto questo una bambina autistica? O uno dei tanti disabili del nostro territorio?
Chiusa la scuola, bloccate tutte le terapie riabilitative. In 24 ore il mondo, tanto complicato da capire in condizioni di normalità, non c’è più.
I primissimi giorni sono stati come delle domeniche “straordinarie”. Si può dormire, si rimane un po’ di più in pigiama, si fa qualche gioco in casa per passare il tempo.
Poi cominciano i primi dubbi. Perché non si va a scuola? Che sta succedendo? E ora?
Cominciano i primi comportamenti problema. Arriva il pianto, sconsolato e rabbioso. La bolla dell’autismo affila le proprie armi, il contatto con il mondo esterno diventa sempre più raro. E assisti, purtroppo, a mesi di terapie che rischiano di andare in fumo.
La casa diventa una prigione. I comportamenti stereotipati diventano sempre più forti, i momenti di pianto sconsolato sempre più frequenti. Compaiono i “pizzicotti”, rischio di un inizio di auto-lesionismo. A sera siamo sfiniti, sia nei muscoli che nella testa.
E allora si prova a correre ai ripari. Si definisce in casa una routine quotidiana, con piccole uscite al mattino e al pomeriggio. Con qualche attività da fare tutti insieme, con qualche gioco condiviso.
Poi inizia la campagna “restiamo in casa”, le “ronde” dalle finestre e dai balconi a caccia del “runner” o dell’assembramento o di chi si ostina ad andare in giro in auto. Per poi scoprire che casomai quell’auto è di un medico, o di un infermiere, o di una cassiera, o di un operaio di una delle tante attività ancora aperte.
Ecco, se ci vedete uscire di casa senza il cane o senza il tipico abbigliamento da runner, mano nella mano ad una bimba che saltella o ride felice o fa qualche gesto “strano” potremmo essere noi. Non ci giudicate, per favore.
E credeteci, siamo i primi ad avere una paura fottuta di prendere il Covid-19. Viviamo con angoscia qualsiasi “pizzicorino alla gola”, qualsiasi brividino lungo la schiena o colpo di tosse. Avete mai pensato se entrambi i genitori di un disabile si ritrovassero 15 giorni in terapia intensiva cosa potrebbe accadere? Che ne sarebbe di nostra figlia autistica? Cosa accadrebbe nella sua fragile mente?
Un appello ai sindaci del Mugello e alle forze dell’ordine impegnate nei controlli: come accaduto anche in altre parti della nostra Regione, ricordatevi di noi. Delle nostre famiglie e della possibilità di piccole uscite in auto o a piedi, nel proprio territorio comunale, fondamentali per i nostri figli.
Il Mugello è una gran bella comunità, se rimarremo uniti e solidali ce la faremo. Come sempre.
#andràtuttobene
Rudy Moscato
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 Marzo 2020






1 commento
Grazie per aver dato voce a tante famiglie… Ci hanno lasciato sole… Sole con i nostri figli che ogni giorno regrediscono sempre di più…