BORGO SAN LORENZO – È un ricordo dolce e affettuoso, quello che la famiglia fa di Jorge Arias Pineda, tragicamente scomparso per un incidente sul lavoro alcuni giorni fa. Ne ripercorre la il suo arrivo in Italia dalla Colombia, l’incontro con i fratelli Pietracito, i suoi trent’anni di lavoro alla cooperativa Emilio Sereni, il suo essere accogliente, e appassionato del proprio lavoro che svolgeva nelle campagne mugellane.
A poco più di una settimana dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 gennaio scorso, come famiglia Arias Pineda vogliamo ricordare il nostro Jorge. Lo dobbiamo a lui principalmente, ma lo facciamo anche per noi, e per coloro che lo hanno conosciuto, stimato e voluto bene. Affinché, al di là della tragica circostanza che gli è stata fatale, sia sempre il pensiero di lui a prevalere, insieme a ciò che ci ha trasmesso.
La storia di Jorge è una storia come tante, di un cittadino del mondo nato in Colombia nel ’59, venuto in Italia per fare un’esperienza, costruendovi poi dal niente una vita piena e soddisfacente sotto ogni aspetto. Lo testimoniano i numerosi attestati che abbiamo ricevuto nei giorni successivi all’evento, ed in quello delle esequie, per i quali vogliamo ringraziare tutti.
Una storia normale quindi, ma per noi eccezionale. Terzo di otto fratelli, dopo aver studiato agraria, nel 1989 partecipò ad una selezione per un master internazionale. Senza sapere in precedenza né come né dove questa esperienza lo avrebbe portato, fu destinato a Vercelli per un anno, dove approfondì lo studio della risicoltura. Da lì, verso il termine di questo periodo, come da invito del fratello Leòn, appassionato di arte, che gli aveva caldamente suggerito di non tornare in patria prima di aver visitato Firenze, si mise in treno per raggiungere la città del giglio.
C’era anche, su quel convoglio, un coetaneo che lo aiutò a sistemare in carrozza l’ingombrante zaino, sedendosi poi vicino a lui. Nel chiacchierare, Jorge confidò al ragazzo appena conosciuto di essere alla ricerca di un’opportunità lavorativa come agronomo, per continuare a vivere in Italia.
Si dà il caso che il giovane fosse Sergio, il fratello di Beppe, uno dei fondatori e storico Presidente della Coop. Agricola ‘Emilio Sereni’ di Borgo San Lorenzo, con il quale lo mise in contatto. Da lì, dopo un inizio in sordina, al ritmo di conferme di settimana in settimana, ed inizialmente con la garanzia di vitto e alloggio, è iniziata per Jorge un’esperienza durata trent’anni, che gli ha permesso di crescere, professionalmente e come uomo.
Perché la cooperativa non è stata per lui soltanto un luogo di lavoro, ma anche l’allargamento della sua già grande famiglia, dove condividere esperienze e amicizie sincere. Non che con questo trascurasse noi, che siamo i suoi parenti più stretti, anzi, il suo obiettivo è sempre stato quello di riunirci tutti stabilmente in Italia, soprattutto dopo il deflagrare in Colombia del narcotraffico. Un sogno che si è realizzato – anche se non completamente – con la partenza verso l’Italia, in un arco di tempo che va dal ’91 al 2003, dei fratelli Gabriel, il minore, Julio César, Mario, Clara, la maggiore, e dei genitori Guillermo e Maria del Carmen, entrambi scomparsi dopo qualche anno dal loro arrivo. Oggi, grazie a Jorge, siamo tutti stabilmente in Toscana con le rispettive famiglie, mentre Leòn e Manuel sono rimasti in Colombia, e Mauricio si trova in Inghilterra… . Ma c’è un legame forte che ci unisce tutti comunque.
Progredendo nel lavoro, Jorge era riuscito ad acquistare quella casa antica e bella della fattoria Le Canicce nella quale ha sempre abitato, ristrutturandola e migliorandola costantemente con passione. Una casa sempre aperta la sua, per noi e per gli amici – persone veramente speciali, che sarebbe impossibile nominare ad uno ad uno – tanto da fare dell’ospitalità anche una vera e propria seconda attività. La sua storia finisce bruscamente così, sulla terra del Mugello, dove ha sempre vissuto e lavorato.
Quanto ci mancherai caro Jorge, e quanto ci mancheranno le tue attenzioni e le tue premure. Sei stato un padre putativo per Andrès, una guida protettiva per tutti i nipoti e per Georgina, per noi fratelli una seconda mamma. Perdiamo tanto, un appoggio sicuro, un punto di riferimento, ma ci rimangono molte cose di te: l’amore per il lavoro, per gli altri, per te stesso, per la vita e le sue mille possibilità. Ti promettiamo, ne faremo tesoro.
La famiglia Ariàs Pineda
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A poco más de una semana de su fallecimiento, ocurrido el pasado 20 de enero, como familia Arias Pineda queremos recordar a nuestro amado Jorge. Se lo debemos principalmente a él, pero también lo hacemos por nosotros mismos, y por aquellos que lo conocieron, estimaron y amaron. Más allá de la trágica circunstancia que le fue fatal, prevalezca siempre el pensamiento de él, junto con lo que nos trasmitió.
La historia de Jorge es una historia como muchas otras, de un ciudadano del mundo, nacido en Colombia en el1959, que vino a Italia para vivir una experiencia nueva, construyéndose luego de la nada una vida plena y satisfactoria en todos los sentidos. Lo atestiguan los numerosos testimonios que hemos recibido en los días posteriores al evento, y en el de las exequias, por lo que queremos agradecer a todos. Su historia es una historia normal, pero para nosotros es excepcional. Tercero de ocho hermanos, después de haber estudiado agronomía, en 1989 participó en una selección para un máster internacional. Sin saber cómo ni dónde le llevaría esta experiencia, fue destinado a Vercelli por un año, donde profundizó en el estudio del cultivo de arroz. Una vez terminado sus estudios, siguiendo el consejo del hermano León, apasionado por el arte, le había sugerido encarecidamente que no volviera a su patria antes de visitar Florencia, de esta manera tomó un tren para llegar a la ciudad del lirio. En aquel vagón estaba también, un coetáneo que le ayudó a colocar en el carruaje la voluminosa mochila, sentándose luego a su lado. Al charlar, Jorge confió al chico recién conocido de estar a la búsqueda de una oportunidad laboral como agrónomo, para poder seguir viviendo en Italia. Se da la casualidad, que aquel joven sea Sergio, el hermano de Beppe, uno de los fundadores y presidente histórico de la cooperativa Agrícola ‘Emilio Sereni’ de Borgo San Lorenzo, con quien lo puso en contacto.
A partir de ahí, después de un comienzo silencioso, al ritmo de confirmaciones de semana en semana, e inicialmente con la garantía de comida y alojamiento, comenzó para Jorge una experiencia que duró treinta años, lo que le permitió crecer profesionalmente y como hombre. Porque la cooperativa no solo fue para él un lugar de trabajo, sino también la ampliación de su ya grande familia, donde compartió experiencias y amistades sinceras. No es que con esto nos descuidara a nosotros que somos sus parientes más cercanos. Su objetivo ha sido siempre el de reunirnos todos de forma estable en Italia, sobre todo después de la explosión en Colombia del narcotráfico. Un sueño que se ha realizado – aunque no completamente – con la salida hacia Italia, en un arco de tiempo que va del 1991 al 2003, de los hermanos Gabriel, el menor, Julio César, Mario, Clara, la mayor, y de los padres Guillermo y María del Carmen, ambos desaparecidos unos años después de su llegada. Hoy, gracias a Jorge, todos estamos en Toscana con nuestras familias, mientras que León y Manuel se han quedado en Colombia, y Mauricio está en Inglaterra. Pero a pesar de esto hay un fuerte vínculo que nos une a todos. Progresando en el trabajo, Jorge había logrado comprar una antigua y hermosa casa de la granja Le Canicce en la cual ha vivido siempre, reestructurándola y mejorándola constantemente con pasión. Su casa estaba siempre abierta para todos, sea para su familia que para sus amigos – personas verdaderamente especiales, que sería imposible nombrar a uno por uno – tanto como para hacer de la hospitalidad también una verdadera segunda actividad. Su historia termina abruptamente así, en la tierra de Mugello, donde siempre ha vivido y trabajado.
Cuánto te extrañaremos, querido Jorge, y cuánto extrañaremos tus atenciones y tus cuidados. Has sido un padre putativo para Andrés, una guía protectora para todos tus sobrinos y para Georgina, y para nosotros hermanos una segunda madre. Perdemos mucho, un apoyo seguro, un punto de referencia, pero nos quedan muchas cosas de ti: el amor por el trabajo, por los demás, por ti mismo, por la vida y sus mil posibilidades. Te lo prometemos, lo atesoraremos.
La familia Arias Pineda
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 gennaio 2023
